agofabry


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Salita alla Carrel in ottime condizioni...e devo dire buone le condizioni del bivacco, abbastanza pulito e tranquillo, anche per l'esiguo numero di persone presenti, massimo una ventina o poco più. Nel pomeriggio di ieri un violento temporale ha scaricato acqua e grandine a volontà... pensavamo tutti già di dover rinunciare alla salita e invece nella notte il vento forte ha aggiustato un po' le cose: non ha eliminato l'imbiancata dall'intera via, ma almeno ha asciugato le rocce.
Quindi salita buona ma molto delicata in ogni passaggio: prese ed appoggi erano difficili e a tratti scivolosi per via di quest'infarinata, specie il tratto in cresta del Tindall e l'ultima impennata verso la cima con i canaponi e la Scala Giordan completamente ghiacciati in vero stile invernale.
Sensazionale ed emozionante l'arrivo in cima... per una buona mezz'ora ho potuto godere dell'immenso panorama in completa solitudine... vento quasi assente, sole tiepido, imponenti cime e ghiacciai a 360°... davvero magnifico!!!
Poi i primi arrivi dalla cresta svizzera... avrei voluto rimanere a lungo, ma la via del ritorno è molto lunga, quindi ho calzato i ramponi per la traversata alla cima svizzera, molto aerea ed affilata. Ancora qualche minuto e poi sono ripartito per la lunghissima discesa sulla cresta dell'Hornli tenendo i ramponi per un buon tratto, almeno fino alla fine della lunga serie di corde fisse e poi giù tra tante cordate in salita e qualcuna che già scendeva.
Quindi arrivo alla Capanna Solvay, un attimo di pausa e uno spuntino, poi un'infinita serie di cenge, disarrampicate e salti di roccia che finiranno solo a pochi metri dal rifugio dell'Hornli. Poi comodo sentiero che si abbassa verso la Swarzsee dove a quota 2650 m. circa si trova la stazione di una seggiovia. Qui il sentiero si biforca: io ho seguito la via di destra che indica Trokener Steg. Sono sceso ancora per andare ad attraversare l'enorme torrente glaciale e ho ricominciato a salire la morena del ghiacciaio su sentiero segnalato fino alla piana a quota 2950 m. circa ricoperta di innumerevoli laghi glaciali di ogni dimensione. Ho proseguito ancora e più in là ho rintracciato il sentiero che su ghiacciaio con percorso facile ma ancora lungo giunge ai 3290 m. del Colle del Teodulo dal quale ho divallato tra strade e tracce di sentiero fino al Plan Maison e infine a Cervinia.



Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Da Cervinia raggiungo il rifugio Oriondé e da qui senza particolari difficoltà il Colle del Leone; i vari nevai si possono superare tranquillamente senza ramponi. Dal colle in poi un po’ più di attenzione, tutto diventa viscido e scivoloso per via di una fitta nebbia e una pioggerellina alternata a nevischio che non cesserà fino a tarda serata… e questo non mi piace!!!
Al Carrel c’è già il pienone… e continua ad arrivare gente… per puro miracolo riesco ancora a trovare un materassino libero per la notte... sul quale mi adatterò anche per la cena; in “zona giorno” quasi non si riesce ad entrare, altro che sedersi ad un tavolo… C’è qualche italiano, pochi, per il resto alpinisti da ogni parte d’Europa: francesi, spagnoli, tedeschi, scozzesi, bulgari, russi,…
La notte non passa proprio, all’una decido di uscire a dare un’occhiata: non fa così freddo ma il Cervino è coperto, in compenso magnifico colpo d’occhio sulle luci di Cervinia e penso che sia valsa la pena di andare fin lì anche solo per questo!
Verso le tre le prime partenze, io me la prendo comoda tanto so già che viste le condizioni non andrò molto lontano. Partirò poco prima delle 5.00. Ora la Testa del Cervino è stellata. Nel superare la “corda della sveglia”, così verticale e strapiombante, e soprattutto al buio e di primo impatto, mi prende un po’ di panico… ma passa quasi subito, non è mica tutto così!! Quindi seguo la scia delle frontali ed essendo solo riesco ad infilarmi tra le cordate e a procedere abbastanza velocemente senza disturbare nessuno. Intanto si fa giorno. Attenzione al traverso su neve ghiacciata al Linceul, il cavo metallico è ancora parzialmente sepolto. Molto bella l’ascesa sulla Grande Corde che conduce in cresta. Qui lo scenario cambia completamente: vento forte e freddo dal lato svizzero e tanto verglass, mi spingo ancora un po’ avanti e mi fermo… peccato perché erano appena le 6.00 , la salita molto tecnica e continua e allo stesso tempo entusiasmante… Qualcuno come me ripiega allo stesso punto, altri proseguono molto lentamente, un terzo circa dei presenti al Carrel, scoprirò al ritorno, non è nemmeno partito.
Dopo un bel riposino al sole davanti al bivacco mi avvio per il ritorno che condivido per buona parte con 4 ragazzi romani simpaticissimi!
Non ho raggiunto la cima, ma va bene così, è stato emozionante comunque… spero di ritornarci presto!!
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Vista la stagione ormai avanzata il canale non è più nel suo splendore, ma la salita è comunque molto soddisfacente! Salito nel canale di destra, dei due il più innevato, scoperto soltanto per una decina di metri al suo imbocco dopo il conoide. Neve continua fino alla confluenza con il canale sinistro e ancora più su per poche decine di metri. Poi qualche tratto di misto e l'ultima parte dove, tolti i ramponi, ho superato le roccette subito a destra del canale fino in cima. Ottimo ancora il fondo dovuto anche alle basse temperature della notte precedente.
Ritorno dalla normale fino alla conca sottostante il Passo del Laris, ancora completamente ricoperta di neve, così come il pendio sottostante più ripido da scendere con attenzione specie se senza ramponi.
Giornata magnifica, tanto sole, una fioritura stupenda, migliaia di farfalle di ogni genere e colore ovunque...
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Oggi meteo un po' pazzerello... bel sole soltanto al primo mattino, poi nubi, nebbie e anche pioggia verso il ritorno, ma la giornata è stata eccezionale!!
I ramponi si calzano proprio alla base del canale che è ancora completamente coperto di neve. Le condizioni sono ottime dalla base fino in cima, ghiaccio soltanto nella ripida strettoia centrale e neve più compatta ma ben tracciabile nell'ultimo tratto prima dell'uscita. Poi breve crestina pulita per raggiungere la punta.
Ho poi traversato sul filo di cresta per raggiungere la cima sud: in questo tratto bisogna prestare attenzione alle rocce rotte e instabili, alle prese mobili ed insicure e ad alcuni traversi di neve da superare con cautela.
Sono poi sceso al Passo di Bresses e ai sottostanti laghi di Fremamorta, ancora quasi ghiacciati, alternando sentiero a divertenti scivolate su neve e ho completato l'anello nel Vallone della Valletta giungendo al Gias delle Mosche e su strada alle Terme.
Peccato solo per la scarsa visibilità...

Nel canale.. sguardo indietro...


Il tratto di cresta verso la cima sud
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Caratteristico e ricco di colori autunnali il sentiero che sale al bivacco Gandolfo, riverniciato recentemente con numerose tacche rosse.
Dal bivacco in poi è tutto terreno d'avventura, molto isolato e selvaggio. Inizialmente si cercano i passaggi più logici senza scostarsi troppo dal canalone (che origina dalla cresta del Dragonet e solca l'intera parete nord per terminare proprio a pochi passi dal bivacco), mentre una volta in cresta si mantiene pressoché il filo. Generalmente le difficoltà aumentano man mano che si procede, attenzione a qualche tratto affilato ed esposto in cui ci si tiene con le mani sull'esile filo di cresta.
Ottimo l'ultimo tratto che sale alla cima nord ovest dell'Asta: continuo, tecnico e veloce.
Il dislivello complessivo, visti gli innumerevoli sali-scendi a cime, spuntoni e intagli direi che si aggira sui 2000 m.
Lunga ancora la discesa per concludere l'anello e ritornare all'auto.
Ottima giornata, temperature e clima molto gradevoli, panorama stupendo!! Gran colpo d'occhio al Matto, proprio lì.. vicinissimo e imponente... e al ripidissimo canalone di Lourousa.

Il bivacco visto dall'alto

Tratto affilato...

L'Asta dalla Guglia del Dragonet
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Partito a notte fonda da Castello, tutto ok fino al rifugio Vallanta, poi a causa del buio pesto e dell'assenza di luna un po' di difficoltà ad imboccare il canalino che sale verso l'ampia morena del ghiacciaio di Vallanta. Quindi dopo aver attraversato grandi colate detritiche, sfasciumi e alcune lingue di neve dura ho raggiunto il Colle sud delle Cadreghe. Qui pausa colazione tra i primi raggi di sole e un vento gelido che soffiava dall'opposto versante.
Per la via tecnicamente non posso che confermare ciò che già detto da tutti quanti: visionare innanzitutto la relazione dettagliata su Gambeinspalla, molte parti di sfasciumi da superare con attenzione e roccia piuttosto buona nei punti più delicati ed impegnativi.
Il torrione Perotti è veramente grandioso e offre alcuni passaggi in notevole esposizione, specialmente a ridosso del canale omonimo che precipita nella parete nord del Viso. Non facile da individuare, ma molto bella anche la spaccatura rocciosa in cui ci si infila per raggiungere la punta del secondo torrione. Già presente neve dura specialmente a nord negli ultimi 150 m.
Ambiente severo e molto appartato, impressionante colpo d'occhio sui canali Coolidge e Perotti , panorama sempre magnifico sia in cresta che in cima e ottima sosta al bivacco Boarelli, accogliente e pulito.

Canale e torrione Pertti

Dalla cresta il lago Chiaretto

L'ultimissima parte di salita
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Posteggiato l'auto alle Terme, sceso su strada a S.Anna e raggiunto il rifugio ieri in serata tra tantissime marmotte ed un buon rifornimento di mirtilli e lamponi buonissimi.
Molto bello il vallone del Latous: appartato, selvaggio e ricco di numerosi laghetti, alcuni dei quali si notano soltanto volgendo lo sguardo indietro dalla parte alta del percorso. Nell'ultimo tratto di salita verso il Drouveron del Matto è presente un massiccio nevaio, ma in alcuni punti è aggirabile e comunque non è ghiacciato, quindi secondo me con attenzione si può superare senza ramponi.
La cresta è consigliatissima, peccato per l'abbondante nebbia che già dal primo mattino ha reso il tutto più difficoltoso: in effetti per via della scarsa visibilità non sono riuscito ad interpretare molto la relazione della salita e per timore di perdere l'orientamento mi sono tenuto interamente sul filo di cresta, anche se alcuni passaggi sono stati piuttosto ripidi ed esposti.
Una volta giunto sulla Cima Est la visibilità era sempre scarsa, qualche timida apertura solo su lato Meris, ma ho proseguito la traversata in cresta del Massiccio del Matto toccando in sequenza la Cima Centrale, la Bobba ed infine la Verani ( stesse difficoltà tecniche se si mantiene il filo di cresta ).
Da quest'ultima sono sceso per canalini e sfasciumi un centinaio di metri al di sotto del Passo Cabrera per poi proseguire nel vallone omonimo intuendo il percorso più agevole ( non ci sono segnavia, né ometti ) tra grossi blocchi, pietrame e ripidi pendii erbosi fino ad incrociare la sterrata che conduce alle Terme.
Ricordare di fare un buon rifornimento d'acqua nel vallone del Latuos vista la totale assenza sia in cresta che, eventualmente, nella traversata delle cime.

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: primaverile
note su accesso stradale :: Si posteggia qualche centinaio di metri prima della centrale elettrica
quota neve m :: 1200
Oggi per me prima volta al Santuario con la neve, magnifico! Devo dire che è sempre una grande soddisfazione salire lassù, in ogni stagione!
Stamattina partenza un po' attardata per via del tempo incerto che comunque è andato via via migliorando. Innumerevoli slavine sbarrano la strada già a partire dalla centralina elettrica, ma non creano problemi e si possono superare agevolmente con gli scarponi. La neve diviene continua solamente a 2/3 del percorso, ma non ha richiesto l'uso delle ciaspole che però ho calzato in discesa per via della neve un po' mollata. Visto tantissime marmotte e qualche camoscio.

Salendo...


Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Salito da Chiappera per la normale italiana al Buc de Nubiera dove ho dormito nel piccolo bivacco a pochi metri dalla cima. Primo giorno di tempo buono, ma nebbia fitta nell'ultimo tratto di salita, dall'imbocco del canale est e per tutta la cresta sud, con parecchie difficoltà di orientamento. Visibilità zero per tutta la notte e fino al primo mattino, poi qualche apertura verso la conca di Fouillouse, ma ancora nebbie dal versante italiano che comunque persisteranno per l'intera giornata. Andrà migliorando invece altrove.
Alle 9,00 decido di avviarmi. La cresta della Tete de Cibiroles non è difficile, ma si devono attraversare cengette e ripidi pendii di detriti mobili piuttosto esposti. La cresta del Parias Coupà è invece più compatta, ma molto più aerea e affilata. La parte seguente, poi, è tutta un susseguirsi di guglie, spuntoni e intagli , praticamente un continuo saliscendi da inventare cercando di intuire i passaggi più agevoli; qui nuovamente canalini e traversi detritici ma alternati a placche e rocce più stabili.
Dal Pas de Jean nuovamente nebbia fitta, pensavo di non trovare la via normale al Brec, invece dopo un lungo traverso si incrociano inevitabilmente i numerosi ometti che si seguono fino in cima. Delicati ancora i passaggi terminali da fare con cautela soprattutto in discesa.
In conclusione ottima permanenza al bivacco, semplice e pulito; molto bella, selvaggia e impegnativa la traversata che ha uno sviluppo di più di 2 Km e mezzo. Peccato solo per la scarsa visibilità.


La cima del Buc de Nubiera col piccolo bivacco dal primo tratto di cresta

Tratto di cresta tra la nebbia...

Il severo tratto roccioso del Pariàs Coupà

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Gita suddivisa in due giorni per alleggerire il notevole dislivello che con i vari sali-scendi supera ampiamente la soglia dei 2000 m., ma soprattutto per poter sostare nel confortevole Bivacco Moncalieri, posto in un luogo a dir poco incantato... a cospetto degli ultimi ghiacciai e degli ultimi 3000 della Catena alpina, proprio poco al di sopra di due specchi d'acqua magnifici, numerosi stambecchi, un tramonto unico...
Il tutto organizzato con l'amico Valerio, ottimo compagno d'avventura con cui ho condiviso luoghi e panorami molto suggestivi, ma anche particolarmente selvaggi e appartati.
In realtà siamo saliti per la via meno diretta che si inoltra nella Gorgia della Maura e giunge al bivacco tramite il Passaggio dei Ghiacciai, peccato per la pioggia che ci ha accompagnati per buona parte della salita. Per il resto è tutto un sali-scendi di pietraie, nevai, canali, qualche crestina e passi di arrampicata non troppo impegnativi.
Utili i ramponi specie al primo mattino.

Lago Bianco e Bivacco dalla Cresta dei Ghiacciai

L'ultima parte del canale est del Gelas
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