Steu94


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: / ***** stelle
Attenzione! Alcuni fittoni sui tiri muovono leggermente e non sono messi proprio a regola d’arte (alcuni hanno il gambo fuori per mezzo centimetro e sono messi su cavolfiori e strutture di dubbia tenuta). Il primo 7a da dx mi sembra che abbia un paio di fittoni finali martellati.

In ogni caso la falesia e i tiri meritano (non tanto quelli facili sulla destra della grotta) anche se non si è nei posti più blasonati della valle.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Falesia per intenditori, a torto poco frequentata (meglio così, non si trova ressa stile Silenzio basso o Edera).

Dopo che si incontra lo scivolo metallico per la legna (non so per quanto lo possano lasciare) continuare a salire verso sinistra e non ravanare sotto il settore sinistro di Bric del Frate.
Ve la troverete davanti.

Base della falesia pulita, roccia fantastica e chiodatura perfetta (si possono anche raggiungere molte soste dall’alto). Nonostante sia una falesia per il caldo oggi eravamo un po’ al limite. Secondo me si sta bene anche in inverno.

Salito la Normale secondo me non più di 6a+ (i massi staccati si muovono ma non vengono via), Human sul 6b, Individual (tratto chiave su piccole gocce obbligatorio non facile da capire) e Esperando d’Escobar bellissimo con uscita su canne, peccato che ci sia il terrazzone a metà. Altri tiri più facili forse un po’ meno belli, i tiri duri devono essere fantastici.

Con Eli

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Due giorni spettacolari sulla Montagna, facendo la traversata Leone-Hoernli. Volevamo già farla prima ma abbiamo aspettato questa finestra di tempo spaziale. Essere colti dal brutto tempo penso sia un incubo.
Saliti all'Oriondè con il fuoristrada del rifugio (prenotare assolutamente!!!), che toglie una bella sfacchinata di 2 ore.
A questo punto della stagione sotto la Testa del Leone il terreno è parecchio instabile. Ci siamo legati poco dopo il colle.
Quando arrivate sotto alla Carrel fate attenzione a non finire nello scarico del cesso...
Il Bivacco è spazioso ma noi lo abbiamo trovato strapieno. Sarebbe furbo gestire un minimo l'afflusso con la prenotazione, anche se la maggioranza continuerebbe a fare il cavolo che vuole. C'è gas per cucinare e per sciogliere la neve e pentolame vario. Ci siamo portati dietro un pò più di due litri di liquidi a testa più una rabboccata dal pentolone, non caricatevi come dei muli, a meno che non ci sia neve da sciogliere (informatevi).
L'orario di partenza è un bel dilemma. Se si parte prestissimo si fa tutto al buio e ci si può sbagliare ogni tanto, se si parte appena dopo le guide (4/4:30) come abbiamo fatto noi si aspetta un'eternità alla "corda della sveglia" causa branco di rimbambiti (e non si può superare facilmente). Se tornassi partirei prima.
Dopo i primi canaponi e lungo il cavo di acciaio abbiamo messo il turbo e siamo riusciti a superare 6/7 cordate (alcune gestivano la progressione da panico!).
Messo i ramponi un pò dopo la "gran corda", e tenuti fino in punta (in realtà ancora per un tratto della Hoernli).
Tratto pianeggiante dopo il Tyndall abbastanza veloce, si può trovare tappo all'"enjambè".
I canaponi finali e la "scala Jordan" li ho trovati abbastanza faticosi.
Vetta italiana parecchio comoda, poi cresta espostissima fino a quella svizzera.
La discesa sulla Hoernli è lunghissima, parecchio esposta nel tratto iniziale e brutta, soprattutto se secca. Se inizia a far tardi tassativo fermarsi alla Solvay se no ci si perde al 100%. Noi abbiamo fatto qualche doppia sul pendio nevoso iniziale usando i fittoni. Anche qui perso tempo causa gente lentissima, gente che stava ancora salendo ed era slegata (sicuramente non stile Dani Arnold) e uno in tenuta da corsa (sicuramente non Kilian) che non so come sia riuscito a non scivolare e finire alla base della nord...
Se sul resto della cresta ci fosse ancora neve penso che si scenda abbastanza veloce, in condizioni secche invece noi abbiamo proceduto abbastanza lentamente disarrampicando o camminando e facendo qualche corta doppia qua e la su fittoni e cordini.
Arrivati alla Hoernlihutte per cena, ci hanno servito una misera scodella di zuppa e abbiamo dormito alla bellezza di 100 franchi. In compenso mi sono sfondato a colazione.
Giorno dopo ancora due orette fino alla funivia (altri 50 franchi), poi scesi lungo le piste di Plateau Rosà (attenzione a non farvi falciare dai ragazzi degli sci club) e altra funivia (11 euro) per Cervinia.
Come materiale abbiamo usato un'intera da 40 che basta per scendere sia dalla Cresta del Leone che dall'Hoernli perchè si trovano ancoraggi ovunque, 6 rinvii e 4 friends piccoli.
Il cell prende in Italia, verso la Svizzera poco o niente.

Con Eli per il suo compleanno!!


Giudizio Complessivo :: / ***** stelle
Carina ma mi aspettavo decisamente di meglio...
Attacco trovato al primo colpo, se c’è la nebbia invece è un gran casino (infatti la prima volta ho fatto un buco nell’acqua).
La linea di salita è abbastanza facile da seguire, solo dopo L5, in corrispondenza della cengia erbosa ascendente verso sx si può fare confusione. Noi abbiamo sostato (no spit) a metà circa della cengia, salito quindi la placca soprastante di 15 metri (unica protezione un chiodo giallo a metà) e poi andati verso destra sul gendarme. S12 non è su spuntoni ma su spit+ch. Quando si arriva sotto gli strapiombi attraversare una decina di metri a dx.
Abbiamo usato un’intera da 60, 8 rinvii (alcuni allungabili) e friends da .3 a 2 BD (più che sufficienti). Utile coltello per tagliare le fettucce marce alla prima sosta. Se si ha un minimo di margine sul grado si può fare tranquillamente in scarpe da avvicinamento.
Gli spit e le varianti su una via del genere stanno bene come i cavoli a merenda. Ok le soste attrezzate ma sui tiri fa proprio cagare, visto che ci sono chiodi e si può integrare a piacimento.
Pernottato al rustico ma accogliente bivacco, grazie Alessandro.
Con Tex salita in giornata dopo le Dolomiti e con il resto della ciurma sull’accademica.


Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Bellissima, in un ambiente veramente particolare. Da non sottovalutare assolutamente, soprattutto per via della lunghezza. Dalla Cresta di Caprarossa la parete non sembra nulla di che ma quando si arriva all’attacco si viene schiacciati da tutta la sua imponenza.

Accesso: utilissimi dei guanti per scendere lungo i cavi della ferrata (anche questa lunga) per non pelarsi le mani. Per metterci un’ora e mezza da rifugio ad attacco bisogna andare abbastanza veloce. Noi abbiamo impiegato un po’ più di due ore.

Attacco: non ci si può assolutamente sbagliare se si guarda un minimo la parete in precedenza. Chiodo con cordino marcio ancora presente.

Tiri: abbiamo seguito abbastanza fedelmente la relazione postata da Puzzole (ben fatta ma in alcuni tratti un po’ arzigogolata) facendo 19 tiri. Su L1 dopo il primo spigolo salire in una sorta di canalino per poi andare solo alla fine a sx verso la sosta, più a sinistra terreno marcio, poco proteggibile e più duro. Gli unici tiri dove la corda tira troppo anche con i dovuti allungamenti sono L6 ed L8 (su questo o si saltano dei chiodi o si fa sosta prima del traverso verso sinistra per non dover tornare indietro smadonnando a sganciare le corde pizzicate come ho fatto io. Per i restanti tiri se si allunga bene non si hanno grossi problemi. S16 dovrebbe essere su due chiodi con anello molto vicini, non conviene proseguire verso i chiodi successivi perché la sosta non è buona ed è scomoda.

Chiodatura: tutte le soste sono attrezzate a chiodi e abbastanza buone. Alcune sono collegate da cordini marci e si fa fatica a mettere il moschettone. Solo alla sosta di “potere alle masse” unito il chiodo basso ad uno 0.4, l’altro chiodo è troppo distante. Tutti i chiodi sono abbastanza vecchi ma molto buoni, sono nei posti giusti anche se alcuni si vedono poco. Inutile dire che la spittatura è stata “una cagata pazzesca!”.

Roccia: nei primi 4 tiri è abbastanza buona, erba a parte. Nei camini centrali fa un po’ schifo per poi migliorare decisamente da metà via. Nei camini è un po’ viscida a tratti ma se si scala bene in opposizione nessun problema.

Materiale: usato una decina di rinvii (di cui 6 allungabili indispensabili, altrimenti portare molte fettucce e cordini) e una serie di friends da 0.3 a 3 BD (qualche doppio più piccolo potrebbe essere utile ma su alcuni tiri si può anche salire usando solo i chiodi). Nuts a mio avviso inutili. Avevamo comunque un martello (utile ad inizio stagione per ribattere) e dei chiodi per emergenza nello zaino.

Ambiente: ovviamente non abbiamo trovato neve lungo l’avvicinamento. Anche se a nord abbiamo scalato in maglietta fino agli ultimi due tiri. Non abbiamo trovato acqua da nessuna parte.

Discesa: riservare ancora un po’ di energia e di voglia per tornare alla macchina, nel primo tratto ci si può sbagliare se inizia a fare buio (non dimenticare la frontale!!).

Con Eli, che ha tenuto duro nonostante il male ai piedi, ha fatto mezza via in scarpe da avvicinamento seppur da seconda ed è scesa con un ginocchio dolorante.

Giudizio Complessivo :: / ***** stelle
Salire questa via ora che è a spit non ha niente a che vedere con la salita fatta dagli apritori e da chi ha ripetuto prima della richiodatura, chapeau a loro! Complimenti comunque a chi ha fatto il lavoro che ha permesso di non far cadere il Diedro Giallo nel dimenticatoio.
Ottime le soste a spit (quasi tutte attrezzate per la calata ma da usarsi solo in caso di emergenza) e le protezioni lungo i tiri, a tratti forse eccessive come sul 6a dopo la cengia. I Friends servono quindi a poco e niente ma se si vogliono portare prendere qualcosa di piccolo.
Roccia parecchio sporca lungo il diedro tranne che sul tiro col passo di 6b azzerabile (abbastanza facile) ma tutto sommato abbastanza sana per essere ai Militi. Dopo la fine del diedro la qualità migliora decisamente e i tiri sono molto belli, a parte quelli più facili lungo la cengia.
Gli unici tiri che secondo me sono da unire sono il primo e il secondo, allungando le ultime protezioni, e quelli da S3 bis ad S5.
Attaccato verso le 10:30, preso sole e caldo lungo il diedro poi in ombra e al fresco fino in cima.
Visto una Scarpa Mago nuova all'attacco!
Arrivati in cima abbiamo seguito i vari ometti e la traccia che a tratti scompare, attraversando sempre sopra la parete in piano o in leggera salita, mai scendendo, fino ad arrivare ad un grosso prato che porta al sentiero.

Con Eli

Giudizio Complessivo :: / ***** stelle
La via non ci ha entusiasmato molto...
Attacco abbastanza evidente (fessura più articolata 10 metri a destra dello spigolo).
Primo tiro tutto sommato ben proteggibile ma su roccia non ottima, soprattutto all’inizio. Sosta alla base del diedro su tre chiodi in posto.
Secondo tiro molto bello, anche questo ben proteggibile (alcuni buoni chiodi, uno inutilizzabile). Dopo i due tettini ci siamo tenuti a sinistra e non a destra e siamo arrivati direttamente alla cengia unendo secondo e terzo tiro (incontrato uno spit). Sosta su chiodo in loco più lama più nut (grosso spuntone più a sinistra).
Sul terzo tiro (quarto da relazione) abbiamo attaccato la placca passando decisamente a sinistra su blocchi instabili moschettonando una sosta a spit. Dopo aver moschettonato il primo spit della placca si inizia un bel viaggio per raggiungere gli altri tre e la scomoda sosta a spit sulla cengia successiva. Non ho idea di come abbiamo salito la placca prima della posa degli spit, ci sarebbero dei run out di almeno 15 metri su protezioni praticamente inutili e il tiro non è così banale come sembra (parecchie scalglie da tirare muovono), sicuramente stando nel diedro fessurato a destra si riesce a salire trad, boh.
Quarto tiro (quinto da relazione): altro bel run out per superare l’insidiosa e scivolosa cengia e unica protezione possibile un chiodo di dubbia tenuta (non un chiodo Bertenga) 8 metri più in alto (dopo il chiodo altro probabile run out di una decina di metri fino alla fessura articolata). Abbiamo quindi optato per seguire la fila di spit più a sinistra (comunque distanti ma scalata facile) fino a una sosta a spit. Tra l’altro facendo il tiro come da relazione si finirebbero le corde prima di poter fare una sosta decente.
Da qui terreno più facile fino alla cengia della normale (due tiri lunghissimi, e possibilità di costruire soste buone molto bassa).
Scesi con una doppia da 30 dalla punta della Provenzale verso la Figari (sosta da calata a spit nuova di pacca) traversata sulla Cengia Ovest della figari (breve doppia intermedia su spuntone) fino alla Forcella Provenzale. Da qui due doppie sul versante est saltando la seconda e la quarta catena.
Usato una serie di friends da 0.1 a 2 BD doppiando 0.3, 0,5 e 1, nuts, 8 rinvii di cui 4 allungabili, chiodi e martello, due mezze da 60 indispensabili.

Vista la relazione non mi va quindi di consigliare la via...poi ognuno ha i suoi gusti.

Con Eli
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bella via in un posto spettacolare.
Partiti dall'ottimo Rifugio Bozano, dopo aver seguito il tubo dell'acqua, siamo riusciti a non pestare neve per accedere alla cengia (terreno non proprio fantastico, meglio legarsi. Ad inizio stagione indispensabili scarponi e ramponi). Dopo aver oltrepassato il primo grosso sperone (Promontoire) si arriva a due speroni molto vicini, quello di sinistra, più affilato e frastagliato, è il Campia e quello a destra, più continuo e che impenna decisamente verso la fine, è il Salesi (osservare bene la parete da sotto).
La scalata è molto divertente e alterna tratti facili e scorrevoli a un paio di tratti più "difficili".
Ci siamo portati dietro più materiale del dovuto che è rimasto in parte nello zaino. Usato una serie di friends da 0.3 a 2 BD più lo 0.1, 6 rinvii (alcuni allungabili), qualche cordino e un'intera da 60. Dove non si riuscirebbe a proteggere bene ci sono degli ottimi chiodi (circa 15 su tutta la via). Utile un pò di cordino da abbandono per sostituire quelli dell'ultima calata e in caso di emergenza.
Si riesce a salire tutto lo sperone con le scarpe da avvicinamento ma le scarpette potrebbero tornare utili sul torrione dopo la stretta forcella e dopo l'ultima (e nostra unica) calata.
Superato l'imbuto terminale slegati cercando di stare sulle placche più compatte. Non ci siamo spostati sulla parte terminale del Promontoire perchè non sembra il massimo.
Non sottovalutare la discesa perchè molto esposta e lunga anche se facile. Se si seguono gli ometti e le fisse non ci si può sbagliare. Non abbiamo pestato neve neanche qui. Quando si arriva al Passo dei Detriti forse non conviene scendere lungo la prima traccia ma più a sinistra per prendere subito il vago sentiero. Da qui lungo e marcissimo canale più pietraia fino al Remondino.

Con Eli
Giudizio Complessivo :: / ***** stelle
La salita alla Fourche inizia ad essere un po’ magra ma si passa ancora bene. Eravamo in più di 20 al bivacco, ingestibile (per di più 4 spagnoli hanno fatto un casino allucinante quando tutti gli altri cercavano di dormire).
Partenza all’una e scesi con quattro doppie da 30 sul ghiacciaio, la prima dalla ringhiera del terrazzino sul cordone nero con maillon, la seconda e la terza sono su spit con maillon dietro a degli spuntoni non facili da trovare al primo colpo (tenersi comunque sulla sponda destra faccia valle del canalino alla sinistra faccia a valle del bivacco) e una quarta facoltativa a seconda della terminale sempre sul lato sinistro faccia a valle del pendio nevoso dietro uno spuntone su fettuccia e cordino nuovo che dovrebbe portare quasi sempre sotto la terminale anche se molto aperta. Occhio agli incastri e ai massi traballanti, soprattutto in assenza di neve, a noi è andata bene. Due che andavano alla Major sono scesi con una o due doppie sulla destra faccia a valle del bivacco e poi disarrampicato pendio e terminale che in quel tratto è ancora chiusa.
Plateau superiore del ghiacciaio della Brenva perfetto e veloce che porta fino alla variante.
Per entrare sul pendio della variante siamo stati sotto la verticale del centro dei seracchi (che impressione!!) dove ci sono due ponti ancora buoni.
Prima metà del pendio ancora abbastanza buona con una spanna di neve dura su ghiaccio e tratti di ghiaccio ben proteggibili (avevamo 6 viti ma due in più sarebbero state utili). Seconda metà un po’ al limite, ghiaccio duro per buona parte e un tratto di ghiaccio nero improteggibile a dx delle rocce (utilissimi 3/4 friend piccoli). Forse si può salire anche a destra dei seracchi ma si è molto esposti a quelli del colle della Brenva.
La cresta della prima parte dello sperone è piuttosto affilata ma veloce da percorrere. Parte superiore fino al gendarme su neve dura che diventa velocemente marcia con il sole.
Uscita tra i seracchi assolutamente da non sottovalutare, anche come lunghezza. Noi abbiamo percorso interamente la fascia (tanta neve inconsistente da tracciare) ma forse si raggiunge la discesa anche prima. Si passa ancora abbastanza bene su alcuni ponti che potrebbero sparire presto.
Siamo scesi su Chamonix perché non saremmo arrivati in tempo al Torino ed eravamo troppo stanchi (occhio che i pullman per il rientro ci sono solo fino alle 18) e poi autostop per Courmayeur.

Con Eli

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Il corso di alpinismo della Scuola Valli Pinerolesi ha preso d’assalto il Vallone degli Invincibili.
Avvicinamento ben segnalato. Attacco appena dopo il secondo guado, si vedono gli ancoraggi.
La via si potrebbe fare “no stop” dall’inizio alla fine facendo passare la corda solo nelle code di porco. Utili comunque alcuni rinvii allungabili per allungare i numerosissimi ancoraggi (per non perdere troppo tempo se ne possono tranquillmente usare uno ogni tre) e ci si può fermare spesso in posti comodi per recuperare. Inutili friends e nuts, si possono mettere in pochi posti. Corda da 20 metri più che sufficiente per le doppie e progredire in conserva a più di 15 metri creerebbe troppi attriti.
Prima corta doppia utile perché il terreno è parecchio infido. Discesa veloce a piedi, attenzione all’eventuale presenza di neve.
NON INTRAPRENDERE LA SALITA DOPO PIOGGE PERCHÉ RIMANE PARECCHIO UMIDO E BAGNATO.
La roccia e abbastanza bella, sporca solo a brevi tratti.

Panino e birra al rifugio. Grazie a Sandro che ha attrezzato tutti gli itinerari alla perfezione.

Con Nicolò
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