Saccaedo (guida alpina)


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Apertura

Schizzo della via

La via in blu

Avvicinamento

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Tartaruga buca il bosco.
Progettata come una sfida per risolvere il problema di superare il tetto a metà parete, non mi aspettavo tanto interesse e che tanti mi contattassero per chiedermi come mai questa linea finisse a metà parete e mi invitassero a portarla in cima. Pur avendo gradi decisamente più bassi la seconda parte della via non è così banale a mio parere. La friabilità della roccia e la difficoltà nel trovare l'itinerario più scalabile mi hanno portato via un sacco di energie. Il tutto senza tener conto della stanchezza ma soprattutto, per risparmiare peso ed essere più veloci, della scarsità di fix che durante l'ultima giornata ci siamo portati dietro. Questo fa si che la spittatura, soprattutto nelle ultime 4 lunghezze siano allegre e rendano i tiri molto psicologici.
Così, dopo 10gg dalla prima pubblicazione ecco la relazione completa ed aggiornata anche di grado (scalando e pulendo L8 è venuta fuori una presa che prima non c'era quindi da 8a diventa 7c+)
Si sono aggiunte 11 lunghezze.

schizzo della via

tracciato della via
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Qesto il commento dell’atleta della Sezione Militare Alta Montagna Filip BABICZ:
La via in questione, lunga 260 metri, è divisa in 8 lunghezze che si caratterizzano con diversi stili di scalata dalle placche appoggiate ad un tetto orizzontale lungo circa 10 mt.

Non sono però le difficoltà tecniche di pura arrampicata ad essere la sfida maggiore di questa via ma bensì l'itinerario di grande impegno complessivo che ha poco in comune con le vie multipitch di arrampicata sportiva più classiche; Il misto tra la qualità di roccia, friabilità di appigli, protezioni distanti tra spits, chiodi e friends e le doppie diagonali fanno di questa via un bel banco di prova di stampo puramente alpinistico.

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Dopo due stagioni si sono conclusi i lavori per aprire "tartaruga volante" una via sulla parete "La pèrie de Sarò", tradotto letteralmente "La pietraia di Sarral" in località Rhemes-Saint-Georges. Impossibile non pensare che una tale parete non si potesse scalare, da qui l'idea di buttarsi in questo "progetto malato" così definito in seguito dal mio compagno di cordata. E così, di buon'ora, un mattino di inizio autunno del 2016 decidiamo di partire. Gli zaini sono pesanti, anzi pesantissimi, merito anche dell'inesperienza e dell'eccessivo materiale al seguito. L'avvicinamento si fa sentire nelle gambe, la fatica ed il sudore negli occhi ci obbligano a piccole soste ma dopo essersi seduti sui grossi massi della pietraia per rialzarsi sembra veramente di avere un grosso carapace sulla schiena.
All'inizio non avrei scommesso un soldo bucato sul fatto che con mio padre saremmo riusciti a concludere questo viaggio: è stato più facile scalare la parete che confrontarsi e discutere con questa persona di mezzo secolo...
Motivo di orgoglio comunque poter dire che il 30 settembre 2017 finalmente usciamo, con l'ultima lunghezza, dal grosso tetto che tanto e per tanti giorni abbiamo guardato. Un ringraziamento particolare lo devo anche ad Hiromi Gerard che nelle prime lunghezze ci ha accompagnati ed aiutati nella realizzazione di questo progetto.
La via è stata interamente aperta dal basso. L'idea iniziale era per una via trad, attaccando la parete nei punti più deboli ed utilizzando il meno possibile trapano e fix. Proseguendo nello sviluppo la roccia e la sua conformazione ci hanno costretto ad utilizzarli, oltre a due serie di friend (serie normale e serie di micro/dal triplo zero al 3 della BD ) per garantirci le necessarie protezioni. Le soste sono tutte a due fix con catena ed anello di calata.
04 ottobre 2017 la prima libera insieme al mio amico Gilles Plat.

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