Mattep


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Sterrato oggi non accessibile fino al parcheggio causa pantano
Il meteo prevede una calda domenica, così optiamo per una falesia d'appennino (Cravasco - La Grande): ma oltre Voltaggio il tempo peggiora, le nubi avvolgono l'intera montagna (e inizia anche a piovere).
Dopo un paio di tiri sul bagnato decidiamo saggiamente di girare i tacchi, puntando alla falesia del Forte di Gavi.
L'ultima volta che mi ero approcciato all'arenaria fu in quel di Bismantova. Troviamo i tiri abbastanza duri non tanto per il tipo di roccia, quanto per la nostra enorme scarsità.
Segnalo che, altrove, su internet, si possono trovare le gradazioni dei singoli tiri.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Libero sino all'ultimo tornante sotto il canale del Cassorso
Gita non difficile, ma non banale. Sicuramente molto appagante.
Seguendo l’idea di alcuni che mi hanno preceduto nelle relazioni, scegliamo di passare dal Colle del Preit. Occorre considerare che, se si opta per questa variante, si deve perdere un pochino quota dopo le Grange Ciampasso per ridiscendere al torrente, ma credo che il dislivello sia comunque inferiore rispetto a quello che si guadagna rispetto alla partenza da Grange Selvest.
Appena partiti (ore 5) è già l’ora, com’è nel nostro stile, di un po’ di serio ravanage: sbagliamo a imbroccare il Passaggio del Preit (che, una volta passato il torrente, è un comodo valico al di sopra di dolci pendii erbosi, oltre un gias diroccato). A noi invece pare di intravedere un sentiero subito al sopra del grazioso laghetto artificiale: il risultato è da dimenticare. Raggiungiamo comunque l’altro versante, ma attraverso passaggi impervi a strapiombo sul precipizio.
Dopo questa esperienza, all’incirca all’altezza del vero Passaggio del Preit inizia la neve, infiliamo i ramponi e ci leghiamo, costeggiando il fianco della montagna e guadagnando via via quota.
Evitiamo di addentrarci nel primo illusorio canale e raggiungiamo la conca superiore da cui si vede per la prima volta la parete nord della nostra montagna.
In breve tempo entriamo nel conoide che ci porta all’attacco del canale (ore 7). Il primo tratto è breve e, terminato questo, con le giuste istruzioni è quasi impossibile sbagliare: occorre non proseguire diritti bensì voltare a sinistra nel secondo caratteristico tratto, più stretto, costeggiato su entrambi i lati da basse pareti di roccia (la neve copriva le rocce che spuntano nel mezzo). Dopo di che, nell’ultima parte la parete si apre (e raggiunge anche le maggiori pendenze).
Raggiunta la forcella terminale (dove ci dà il suo saluto il sole), finisce la neve e inizia il tratto di roccia: a nostro avviso il più difficile della gita e che le dà il grado (sino a quel momento, infatti, le difficoltà su neve potevamo classificarsi anche solo PD, come su alcune relazioni si trova).
Le difficoltà di roccia sulla cresta che porta alla sommità non sono affatto elevate, ma, tra l’esposizione e il fatto di dover affrontare il tratto con i ramponi, la prudenza ci consiglia di effettuare due brevi tiri, proteggendo con friends e cordini laddove possibile (altro che roccette!).
I graffi delle punte dei ramponi sulla roccia da parte degli alpinisti che ci hanno preceduto ci guidano lungo il percorso e fugano i dubbi se quella sia davvero la via giusta.
Dopo di ciò, ritornano alcune brevi macchie di neve e noi riprendiamo così la progressione in conserva, sino alla facile e piatta cresta finale che in poco tempo conduce alla croce di vetta (ore 10.30).
Nel corso della salita si è alternata neve ben trasformata (in rari punti anche ghiacciata) ad altra faticosamente sfondosa. Tracce di risalita non troppo recenti.
Tempo per foto di rito e firme sul libro di vetta ed è la volta di intraprendere la discesa attraverso la via normale, anche in considerazione dei nuvoloni neri che stanno sopraggiungendo (come da corretta previsione meteorologica).
Il sentiero della normale è ben marcato e laddove sono coperti dalla neve i bolli gialli e il sentiero stesso ci agevolano a trovare la rotta le evidenti impronte di alcuni giunti quassù pochi giorni fa.
Il secondo canalino di discesa (quello più ripido, posto in linea con il primo) come ci aspettavamo è occupato dalla neve (invisibili le catene e gli spit che dovrebbero essere presenti). La ripidezza ci consiglia di affrontarlo schiena a valle.
Terminato questo, ci leviamo finalmente i ramponi, ci sciogliamo dalla conserva e proseguiamo liberamente, anche se troveremo neve per gran parte del cengione che taglia la parete sud e fin sotto nel pianoro. Di lì risaliamo al Colle del Preit e quindi ridiscendiamo alla macchina (ore 13.30).



avvicinamento con vista sul bellissimo canale del Cassorso

the King

eccola

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Dopo aver percorso nella pasquetta 2017 il primo tratto (Camogli-San Fruttuoso), quest'anno ci avventuriamo nella parte rimanente, affrontandola partendo da Santa Margherita.
Di qui, abbiamo evitato di passare a fianco della provinciale (come consigliato nella descrizione dell'itinerario), imboccando invece la stretta strada che parte dal porto turistico e si inerpica sulla collina, passando prima fra le case e poi addentrandosi nel bosco. Giunti in cima si discende fino a Paraggi, di qui il sentiero che passa poco sopra la strada conduce a Portofino.
Ma è proprio da Portofino che inizia la parte più bella (il sentiero comincia dalla fine di Via del Fondaco), attraversando una natura incontaminata, percorrendo una bellissima balconata esposta a sud sul mare fino a San Fruttuoso.
Ritorno a Santa Margherita in battello.

Vista da Base Zero sul promontorio a ovest di San Fruttuoso.
Sciabilità :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: primaverile
note su accesso stradale :: libero sino all'agriturismo di Meire Durandini
quota neve m :: 1600
attrezzatura :: scialpinistica
semplice ma bella gita. Neve ottima, solo un po' marcia in basso al ritorno. Ci siamo fermati alla Razil.


il cartello era già staccato!
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Gran bella escursione! Giornata azzeccata: vista di 270 ° che spaziava dalle prime alpi lombarde al mar ligure.
Vento moderatamente forte e freddo soprattutto nell'ultimo tratto: nel tentativo di starne al riparo abbiamo perso un po' il tracciato nel risalire la direttissima: è comunque difficile sbagliare la meta.

la partenza


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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Via molto "turistica" e, in quanto , è stato normale trovarla affollata.
Tutto in ordine per il resto, gradazione corretta.


la calata iniziale

sull'ultimo tiro in traverso, prima della risalita

di nuovo sulla strada: che luce!
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Giornata dedicata all'alpinismo classico. Raggiungere la vetta era per me un conto in sospeso da un mese, quando, dopo aver scalato per la Via "Danza Provenzale" (che giunge circa a metà della normale), avevamo dovuto abbandonare l'idea della cima per il sopraggiungere del mal tempo.
Non posso che confermare i giudizi precedenti: via non eccessivamente impegnativa, senza mai passaggi difficili, ma che richiede un'attenzione costante vista l'esposizione. Roccia non sempre bellissima viste le quarziti. Noi ci siamo legati a salire solo nella parte dal tettino di II (ma potrebbe essere anche un grado in più) fino al pianoro soprastante, anche per giustificare il fatto di aver portato la corda. Panorama stupendo dalla sommità.
A scendere siamo stati colpiti da fortissime raffiche di vento a turbine, che hanno sollevato di poco uno di noi e sbalzato di vari metri un alpinista che si trovava più sotto. Tutto bene comunque, ma il buon senso ha imposto di procedere da quel punto fino alla base in conserva (proteggendola laddove possibile).



Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Via molto estetica che offre vari passaggi: tetti, placche, diedri...
E' facilmente distinguibile seguendo sempre gli spit blu (scoloriti), anche se si affiancano talvolta a quelli di altre vie.
Unica nota: sarà colpa della nostra broccaggine, ma non posso che associarmi ad alcuni dei commenti di chi mi ha preceduto per indicare che talvolta il grado è un po' strettino, specie su L2 e L7. Per di più sul diedro di quest'ultimo l'azzeramento non è così agevole (visto in loco un maillon infatti): la nostra progressione è stata salvata da un friend.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
L'attacco non è facilmente individuabile, anche perché il primo spit si trova a diversi metri di altezza: per questo motivo qualche mese fa siamo finiti senza saperlo sulla Via Bonelli, che si trova a destra, ma è trad.
Bella via di montagna, spittatura adatta al tipo di arrampicata. La roccia è solida, ma tra licheni e quarziti il grip non è mai massimo.
Arrivati all'ultima sosta, abbiamo deciso di raggiungere la vetta della Provenzale, ma abbiamo dovuto desistere arrivati ad una sorta di anticima: ce lo hanno imposto il brutto tempo che arrivava, le scarpe da avvicinamento non così adatte e l'assenza di corde...lasciate in basso (passaggi a volte esposti).
Discesi lungo la normale (laddove occorre sempre prestare attenzione).


l'unico punto in cui abbiamo integrato, giusto per evitare di finire accidentalmente in braccio all'assicuratore

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Risalendo il sentiero V16 per il Colle delle Traversette, non abbiamo voltato subito a sinistra per il sentiero V17 in quanto il Giacoletti è dato a meno tempo proseguendo diritti (2 h 10, rispetto a 2 h 30). Abbiamo quindi continuato nel vallone sino a che un'altra palina indica nuovamente a sinistra il Rifugio (sentiero V19). Imboccato quindi il canalone in ombra, abbiamo trovato qui la prima neve, con tratti leggermente ghiacciati per il calpestio, ma mai nulla di eccessivamente pericoloso.
Dopo la sosta al Rifugio, approfittando dell'ultimo giorno di apertura stagionale, siamo ridiscesi per la strada indicata nella traccia: V14 e poi deviazione per il V17, costeggiando il lago Superiore. Cascata non così piena, non vera e propria doccia, solo qualche spruzzo. Ritorno a Pian del Re tagliando a destra verso le sorgenti del Po.

Salita lungo il V19: corde fisse non indispensabili

Punta Udine e Couloir del Porco

assaggi d'inverno

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