Solette con deposito appiccicoso.

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Recentemente, numerosi sci alpinisti hanno segnalato la presenza, sotto le solette degli sci, di un materiale appiccicoso che rende difficoltosa la discesa.
Le segnalazioni hanno interessato la zona dalle Alpi Marittime alle Graie, gli Ecrins e la Vanoise, a quote comprese tra i 1500 e 2500 m.
Si ritorna a valle con le solette degli sci completamente ricoperte da una sostanza collosa, una sorta di materiale vischioso che impedisce agli sci di muoversi normalmente e che risulta difficile da eliminare, se non usando appositi solventi.
Questo fenomeno si era già verificato nel 2009; si erano fatti anche dibattiti, ma la certezza di cosa fosse non è mai stata determinata con precisione.
Erano state rilevate in tale deposito appiccicoso, componenti di origine vegetale in granuli pollinici, soprattutto di specie arboree provenienti dalle aree forestali limitrofe, con una dominanza di Larice (Pinus Larix) ed anche di pollini di altre specie vegetali (Fagus) e pure una discreta presenza di alghe (Cloroficee e Cianobatteri).
Probabilmente si tratta di un fenomeno naturale, il quale si verifica occasionalmente e solo in una particolare combinazione temporanea, in rapporto alle precipitazioni concomitanti con la ripresa vegetazionale, coerente con la stagione primaverile avanzata; non sarebbe avvenuto tale fenomeno se fosse già mancata la neve al suolo nel qual caso queste sostanze si sarebbero subito disperse sul terreno libero. L’eccezionale presenza di neve a quote relativamente basse in questa stagione ha portato pertanto alla rilevazione del fenomeno da parte di chi pratica lo scialpinismo.
Tale tipologia di polline ha andamento crescente ed il massimo stagionale si verifica in corrispondenza del mese di maggio.
Altre analisi facevano anche riferimento a composti chimici di ricaduta collegati a nebulizzazioni aeree contenenti gel di silicio o di qualche altro intruglio venefico diffuso con gli aerei, spesso combinati con gli spostamenti delle perturbazioni le quali muovono masse d’aria contenenti tra l’altro anche forti concentrazioni di polveri di origine naturale (sabbia del deserto).
Era stato evidenziato in quel materiale plastico/solido un elevato contenuto di carbonio organico disciolto, idrocarburi alifatici a catena lunga, idrocarburi policiclici aromatici, idrocarburi pesanti, IPA ed alcuni metalli pesanti, tra cui Zn, Cu, Mo, Cd, Sb, Pb e Bi; era stato riscontrato un moderato arricchimento rispetto alle concentrazioni medie crostali, indicando così che l’origine di questi elementi poteva essere, almeno parzialmente, anche antropica (residui di combustione).
Gli strati del manto nevoso avevano mostrato caratteristiche chimiche in linea con quelle tipiche delle Alpi dimostrando che la contaminazione aveva interessato saltuariamente anche alcune superfici dei vari strati interni originati dalle precipitazioni, spesso identificabili in rapporto alla coloritura della neve.
E' possibile affermare che il fenomeno della “neve collosa” sia riconducibile alla deposizione su larga scala di residui di pollini e forse anche di combustione, questi ultimi simili per composizione chimica, tipici della fuliggine o del nerofumo; per questi ultimi l’origine, così come i relativi processi di trasporto e di deposizione, rimangono ancora da definire con certezza.

Comunque, in questo periodo, se succedono questi fenomeni, per avere solette senza problemi, lo scialpinista deve solo attuare questi accorgimenti, da farsi meglio se all'aperto:
- Se già rigate, pulirle con alcool o solvente leggero; tamponare accuratamente tutti i buchi con le apposite candelette (meglio quelle a filo, che aiutano a depositare solo il necessario senza spreco); regolarizzarle e lisciarle correttamente con un raschietto da falegname il quale poggia bene sulle lamine (si ricorda che il passaggio meccanico rotante effettuato presso i laboratori, dopo un po’ di volte consuma parecchio la soletta e obbliga poi alla necessaria ricostruzione della superficie, la quale non è più ottimale come il corpo originale).
- Prima di attaccare le pelli pulire bene le solette con alcool, lasciare asciugare e sciolinare a secco (non a caldo! e non con gli spray) con le apposite saponette rigide le quali esigono di premere un po’, ma che rilasciano solo un leggero strato che aderisce comunque bene (non usare quelle di pasta morbida, ma solo quelle per neve dura); regolarizzare e lucidare con il passaggio di uno straccio prima fatto roteare poi tirato solo più da punta a coda; in seguito si può applicare la pelle.
- Se la discesa nella parte alta è stata su neve dura che ha pulito la soletta, a metà strada applicare nuovamente la saponetta rigida.
In questo modo la sostanza resinosa difficilmente resta attaccata e giunti in fondo, una lavata nel torrente e lo sci è perfettamente pulito.
Non mi è capitato ma ringrazio in modo sentito per le dritte. Giovanni
Grazie mille Mountain...
successo anche a noi sabato 12/5 alla Rognosa del Sestriere (saliti da Sestriere)...fino all'imbocco della stradina che riporta a a Sestriere tutto OK, una volta raggiunta la pista per l'ultimo tratto non si riusciva più a scendere...sci completamente inchiodati. Arrivati all'auto abbiamo visto che tutti avevamo le solette ricoperta da questostrato di "cracia" appiccicosa. La prima sensazione è stata che si tratti di resina poichè la stradina è piena di rami di larici spezzati dal vento, la cosa strana però è che in salita siamo passati nello stesso posto e le pelli sono perfettamente a posto.
Cmq, abbiamo provato a lavare gli sci in una pozzanghera ma niente...io l'ho tolto con uno sgrassatore e poi ho dovuto sciolinare...
Salve,
segnalo che l'inconveniente segnalato si è verificato anche il sabato 5 maggio a Pila, nella discesa dal Bivacco Arno, in particolare poco sotto al bar Gran Gimont. Anche in questo caso deposito colloso nerastro poi rimosso con un detersivo.
Stranamente nonstante si sia saliti e scesi sullo stesso percorso, nessuna traccia sulle pelli.
Anche al nostro gruppo è capitato di arrivare in fondo alle piste di Pila con le solette coperte da una specie di catrame, avevamo pensato che fossero gli scarichi dei gatti e delle motoslitte, la volta precedente si erano pure annerite le pelli in salita. Ho raschiato il tutto con una spatolina di metallo che porto sempre dietro per eventuali placche di ghiaccio e poi a casa ho lavato abbondantemente con solvente nitro annerendo completamente gli stracci usati per asciugarlo. Più che pollini avrei detto idrocarburi, ma senza alcuna prova :?:
Stesso fenomeno riscontrato anche da noi sabato 12 al Pizzo Scalino( alpi retiche). Io ho usato L' acetone come solvente poco aggressivo con ottimi risultai. Escluderei l ipotesi che il fenomeno sia di origine vegetale in quanto la parte sciistica della gita in questione finisce ben prima del limite degli alberi. E poi a sensazione mentre grattavo via tale schifezza dalla soletta mi sembrava proprio un ottimo derivato del petrolio...
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