Naya Kanga Normale

difficoltà: AD   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Nord
quota partenza (m): 4600
quota vetta (m): 5846
dislivello complessivo (m): 1246

copertura rete mobile
dato non disponibile

ultima revisione: 20/04/09

località partenza: Kathmandu ( , )

punti appoggio: Kathmandu

cartografia: Guido Freddi: A Journey in Langtang (DVD)

bibliografia: Guido Freddi: A Journey in Langtang (DVD)

note tecniche:
E' fondamentale un trekking di acclimatazione. E' molto utile per sè e per i Nepalesi ingaggiare portatori locali (5$ al dì per 20 Kg di carico: sta a voi controllare che non vengano sfruttati da mediatori!). E' molto facile ed utile farsi organizzare logistica e permessi da una seria agenzia di outdoor di Kathmandu. E' una buona idea ingaggiare portatori di etnia Tamang, che, provenendo da queste montagne, saranno molto utili e allegri compagni di viaggio. Per chi non ha ancora fatto esperienze Himalayane, un bravo sirdar magari di etnia Sherpa con un serio curriculum di 7-8000 può essere una buona compagnia. CI sono eccellenti guide alpine Italiane che organizzano viaggi sui trekking peaks del Nepal ma di solito non includono il Naya Kanga.
PERICOLI: L'Acclimatazione, la Neve spesso polverosa, il Ganja-la (non solo per i portatori: è un passo "alpinistico"), Keldang (da non affrontare da soli: ci sono state morti misteriose in passato).
MERAVIGLIE: I locali, i loro villaggi (specie se fuori mano), gli ecosistemi (il Langtang è un Parco Nazionale), l'orografia (un concentrato di Himalaya).

descrizione itinerario:
TREKKING: 2-3 settimane di trekking sono l'ideale per arrivare a Kyanjin con un'acclimatazione decente. Per sogni tranquilli anche oltre i 5000m vale la pena fare il lungo e bellissimo percorso che parte dalla foresta di Shivapuri, attraversa lo Helambu, passa il Laurebina-la a 4600m e dopo aver bordeggiato i mistici laghi di Gosainkund, riscende nella valle di Langtang.
Per raggiungere la base della montagna è necessario risalire tutta la valle: Dal villaggio di Thulo Syabru si sale fino a Kyanjin, dove c'è la possibilità di fare una doccia tiepida, c'è anche un gompa con dei monaci timidi ed eccezionali (non disturbateli!) e un formaggio di yak da sballo. Per perfezionare l'acclimatazione, si può salire in vetta allo Tsergo-ri di 5001m: una camminata faticosa e una vista magnifica. Fin qui non c'è stato bisogno di tende. Le lodges sono rustiche ma i Tamang sono simpatici. Da qui per la scalata e l'eventuale proseguimento del trek attraverso il Ganja-la sarà necessario avere tende viveri etc. (cioè più portatori).
SCALATA: Da Kyanjin in una o due tappe si arriva al CBA ai piedi del Ganja-la. Il freddo è pungente per via dell'esposizione a Nord.
Dal CBA si risale una grande morena a destra e si raggiunge il ghiacciaio tagliato da insidiosi crepacci che scorrono paralleli al senso di marcia. Ai piedi della montagna si rimonta un facile canalino e si raggiunge la crestona N da seguire fin sotto la vetta. Qui occorre un piccolo sforzo tecnico per superare i 10-15 m quasi verticali costituiti dalla cresta di vetta che scorre sull'asse E-W. Per raggiungere la vetta vera (pochi m più alta) occorre seguire la lama di cresta bianca di solito molto pericolosa per l'inconsistenza della neve. La pellaccia è vostra ma la vista è la stessa. Himalaya a 360° come pochi "trekking peaks" offrono, grazie alla posizione isolata e dominanate del nostro.
Dopo la scalata del Naya Kanga si può affrontare (se i portatori sono adeguatamente vestiti e non troppo carichi) il Ganja-la (5150m) e i grandi (e pericolosi per l'orientamento e l'isolamento) alpeggi di Keldang karkha, proseguendo fino a Melamchigaon, dove sarebbe comodo avere una Land Cruiser ad attendervi.