Tribolazione (Becco Meridionale della) Via Machetto-Re

difficoltà: 6a+ / 5c obbl / A0
esposizione arrampicata: Sud-Est
quota base arrampicata (m): 3000
sviluppo arrampicata (m): 250
dislivello avvicinamento (m): 1100

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: alberto60 Paolo66
ultima revisione: 29/07/17

località partenza: Lago di Teleccio (Locana , TO )

punti appoggio: Rifugio Pontese 2217 m. - 0124800186 - 3474862646

accesso:
Dalla diga di Teleccio prendere il sentiero per il rif. Pontese (indicazioni), prima in piano costeggiando il lago artificiale, poi per sentiero ripido fino all'inizio del piano delle Muande (0h45). Dal rifugio Pontese seguire il sentiero dietro il rifugio fino ad bivio che permette di scendere (dx orografica) ad attraversare il fiume su di un ponte di legno.
Attraversato il ponte continuare a seguire il sentiero, agevole ma lungo ed in seguito tra blocchi di pietra. (circa 2h00). Arrivati in prossimità dello zoccolo del Becco, cominciare a salire per tracce verso l'evidente canale roccioso che porta alla base della parete rossastra.
Anche in stagione inoltrata tracce di neve alla base del canale. Entrare nello zoccolo-canale e salirlo arrampicando sul facile (max. passaggi di III grado). Giunti una cinquantina di metri sotto la base della parete, se si taglia verso sinistra si raggiunge il contrafforte centrale su cui si sviluppa la Malvassora; non andare quindi a sinistra ma salire in obliquo verso destra. La via si sviluppa infatti nella parte destra della parete. Individuare una cengia parzialmente erbosa sul fondo, che sale in obliquo verso sinistra, e che costituisce il primo tiro della via. L'inizio della cengia si trova a sinistra di una caratteristica placconata grigia; inoltre a sinistra dell'inizio della cengia, sulla placca ivi presente c'è una sosta con spit che appartiene ad un'altra via (secondo noi e secondo la via di Predan e Sartore dovrebbe trattarsi della Via dell'Angelo).

note tecniche:
Via molto bella che meriterebbe maggiori ripetizioni. Non ha nulla da invidiare alla Grassi-Re della quale è anche più difficile.
Molto belli i tiri sullo scudo rosso.
Si tratta di una via impegnativa (secondo me, per dare un riferimento, in libera è più impegnativa della Diamante Pazzo), che in anni recenti non sembra aver avuto molte ripetizioni. Non ci sono spit, ne in via ne alle soste. Nei primi tiri non è sempre facile da individuare, mentre diventa più evidente dalla metà in su. Le soste, ad eccezione della prima, che è in comune con un'altra via che sale da sinistra (secondo noi la Via dell'Angelo), sono tutte molto vecchie o sono da integrare.
Sulla via ci sono dei chiodi, tutti molto vecchi e di dubbia tenuta. Il 50% di questi chiodi sono del tutto inutilizzabili perché escono alla trazione e ribatterli non serve ormai più a nulla. Il restante 50% va accuratamene ribattuto (martello quindi assolutamente necessario) e comunque non danno sempre grandi garanzie
Per farla in sicurezza è necessaria una serie completa di camme e di nut. La via si protegge comunque molto bene.

descrizione itinerario:
L1) 4b. Cengia a tratti erbosa da salire in obliquo verso sinistra con spigolo/muretto finale per arrivare in sosta
L2) 4b. Salire sopra la sosta poi in obliquo verso sinistra ancora per facili cengette (noi non abbiamo proseguito sulla verticale seguendo una linea di chiodi perché quella è probabilmente la linea di un'altra via (presumibilmente la Via dell'Angelo)
L3) 5b. Bel diedro con tettini, poi traverso facile verso sinistra fino ad una vecchia sosta con cordoni usurati posta in corrispondenza di uno spigolo; prima della sosta si transita in traverso sotto il diedro da imboccare per il tiro successivo (qui la nostra linea è un po' diversa da quella dello schizzo, che colloca una sosta a destra del diedro, che però non abbiamo trovato).
L4) 5c. Dalla sosta tornare qualche metro verso destra e imboccare il soprastante diedro (un chiodo in alto); superarlo con bellissima arrampicata e uscire a destra. Segue un delicato traverso verso destra (due chiodi in basso), che porta a uscire su ulteriori diedri per i quali si procede verticalmente fino ad una sosta da attrezzare.
L5) 5c. Proseguire a sinistra della sosta per un breve diedro da cui si esce in spaccata verso destra sulla placca con fessure cieche (difficile), quindi rampa acendente verso sinistra, più facile, a far sosta sotto un pulpito da cui parte la bellissima fessura dello scudo rossastro.
L6) 6b/6b+ o A0. Attaccare la bellissima fessura dello scudo, su cui è ben visibile una lunga linea di chiodi, quasi tutti malsicuri. Sfruttare il minor numero possibile dei chiodi e usare invece protezioni mobili (la fessura si protegge bene). Con arrampicata impegnativa e piuttosto fisica uscire in spaccata verso destra su una rampetta sove la fessura tende a diventare un diedro e fare sosta (un chiodo a U vecchio ma piuttosto sicuro, integrabile con nut piccoli)
L7) 6a+ salire il diedrino sopra la sosta, fessurato in fondo e con blocco instabile incastrato, quindi, superato lo spigolo che lo delimita verso sinistra prendere un altro diedrino posto a sinistra del precedente e dello spigolo (chiodi malsicuri) e uscire sulle più facili placche soprastanti obliquando poi verso sinistra fin sotto l'evidente tetto che sbarra la via alla cima. Sosta vecchissima su cordino rosso passato attorno a un masso incastrato, più un chiodo abbastanza sicuro sopra la sosta.
L8) 6b. L'ultimo tiro è gradato 5c sia sulla vecchia recensione di Gulliver che sulla guida di Predan e Sartore, ma secondo noi su questo tiro c'è uno dei passaggi più duri di tutta la via (forse si è staccata qualche lama che prima agevolava l'uscita). Salire il diedro sopra la sosta, fino ad afferrare lo spigolo-lama proprio sotto il tetto (lo spigolo-lama è utile per proteggersi facendoci passara una fettuccia); quindi uscire in traverso sulla placca verso sinistra con passaggio molto esposto ristabiledosi in una nicchia alla base di un diedro fessura (fin qui il 5c ci sta). Salire il diedro con larga fessura finale difficlmente proteggibile e azzerabile, con passaggio molto duro perché la faccia sinistra del diedro non presenta praticamente alcuna asperità significativa su cui appoggiare i piedi. Uscire in spaccta verso destra e raggiungere la vetta (6b forse anche qualcosina in più).

Discesa in doppia consigliata sulla Malvassora (dall'uscita della via andare una quinicina di metri a est lungo la cresta e individuare la sosta ad anelli).