Agordo (Punta) 40° CAI Boffalora Ticino

difficoltà: TD-   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Ovest
quota partenza (m): 1900
quota vetta (m): 2290
dislivello complessivo (m): 390

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: Garaca
ultima revisione: 25/08/17

località partenza: Rifugio Trieste (Taibon Agordino , BL )

punti appoggio: Rifugio Vazzoler

accesso:
Dal Rif. Vazzolèr seguire il sentiero verso il Rif. Tissi abbandonandolo dopo 2 grossi sassoni, per risalire con percorso evidente il ghiaione sotto la parete ovest della Punta Agordo.Si risale quindi la facile rampa inclinata in comune alla Via Da Roit fino all’attacco vero e proprio, posto su una cengietta ghiaiosa pochi metri a sinistra dalla fenditura della via classica. Chiodo con cordino visibile .Ore 0,40 dal Vazzolèr.

note tecniche:
La nuova salita supera la parete occidentale della Punta Agordo nel gruppo del Civetta, cima ormai famosa per la classica salita effettuata nel 1941 dagli Agordini Armando Da Roit, Carlo Zanvettor, Mario Facciotto e Attilio Penasa. L’ascensione si svolge nel tratto di parete compreso fra la classica via Da Roit e la spaccatura della “Via delle Nebbie” percorsa in solitaria da Guglielmo Canal nel 1980, superando una bella teoria di placche e fessure che offrono una arrampicata elegante e raramente faticosa su ottima roccia. Il pilastro terminale viene salito centralmente seguendo una vistosa spaccatura giallastra che porta in vetta al pilastro più occidentale della Punta Agordo, collegandosi nell’ultimo tratto alla salita di Robert Wohlschlag e Erika Stagni del 1968.
Le soste sono tutte attrezzate, tutti i chiodi di passaggio sono stati lasciati più numerosi cordini nelle clessidre che evidenziano il tracciato, necessari comunque per la ripetizione una serie completa di friend e dadi.

descrizione itinerario:
L1: si traversa su cengietta verso sinistra abbandonando la dirittura della via classica, andando ad affrontare la parete a placche a sinistra del diedro della Da Roit. A destra di un tetto (chiodo con anello) si sale una fessura diagonale verso sinistra, poi verticalmente su solide placche articolate (chiodo e cordino) sostando in cima ad un pilastro, due chiodi. (45m 4°+).

L2: si affronta una fessura sulla sinistra (cordone su grande clessidra) riportandosi poi verso destra verso un evidente diedro grigio che si supera (chiodo), uscendo infine su comoda cengia dove si sosta, due chiodi. (45m 4° 4°+ un pass. 5°-)

L3: si affronta la sovrastante placca seguendo una colata scura (cordino e chiodo) uscendo su comoda cengia; si affronta quindi la sovrastante solida fessura che incide verticalmente un pilastro sostando infine sotto una paretina più verticale, due chiodi. (35 m 5° poi 4°)

L4: verticalmente per fessurina (chiodo) poi a sinistra su rocce un po’ friabili passando in prossimità di una grande scaglia di roccia appoggiata alla parete fin sotto una parete verticale, due chiodi di sosta. (25m 5° poi 3°)

L5: si affronta la parete verticale sovrastante raggiungendo un chiodo con cordone, si supera poi verticalmente un piccolo strapiombino che immette in un diedro più facile con clessidra e cordino. Si traversa a destra evitando un piccolo tetto per un diedrino (chiodo) e uscendo sempre a destra su una piccola cengia. Si continua verticalmente per solide placche seguendo una fessurina discontinua (chiodo e cordino) traversando in alto orizzontalmente a destra (cordino) sostando scomodamente alla base di un evidente diedro formato da una grande lama di roccia bianca, chiodo. Tiro più difficile, allungare bene le protezioni. (50m 5° 5°+ pass. 6°)

L6: verticalmente si supera la bella lama ( passaggio faticoso, chiodo) uscendo dopo pochi metri su grande cengia ghiaiosa e sostando poco sopra. (20m 5°- un pass. 6°+)

L7: si traversa per una quarantina di metri verso destra portandosi sotto il torrione sommitale in verticale ad un grande tetto giallo in prossimità di un piccolo mugo, cordino lasciato. (45m facile)

L8: verso destra si raggiunge un marcato diedro e lo si segue (chiodo) ad una comoda sosta sotto una parete gialla, due chiodi. (40m 3° 4° un pass 5°-)

L9: diagonalmente verso sinistra per placche di solida roccia e molto ruvida ( due cordini su clessidra) girando poi uno spigolo (chiodo) e raggiungendo una solida fessura grigia che porta ad un comodo punto di sosta sotto un tetto, due chiodi. (40m 4° 5°)

L10: si supera il tetto sulla sinistra con un passaggio faticoso continuando poi verticalmente sul pilastro grigio seguendo verticalmente fessure e placche (due cordini). Si raggiunge infine un piccolo intaglio alla sommità di una spaccatura dove esce la via dello Spigolo SW (Wohlschiag-Stagni 1968). Chiodo e cordino di sosta. (45m 5° poi 4° 4°+)

L11: si continua verticalmente verso la sommità del pilastro sovrastante su facili rocce un po’ friabili superando alla fine un passaggio strapiombante verso destra (chiodo); si traversa quindi verso destra passando al di là di una fenditura (chiodo con anello) verso un evidente intaglio e la vetta. (45m 3° un pass. 5°)

Discesa: dal terrazzo detritico della vetta (ometto) ci si dirige verso nord ad un mugo con ancoraggio per corda doppia, ci si cala nel sottostante canale (corda doppia di 20m) risalendo subito per portarsi sempre verso nord ad un bellissimo arco di roccia che porta al di là ad un ampio pendio detritico. Si scende ora verso sud-est per facili gradoni raggiungendo in basso un salto verticale (corda doppia di 25m) e un pendio di rocce erbose. Seguendo tracce di sentiero verso destra si raggiunge facilmente la base della parete settentrionale della Torre Venezia e ci si collega alla via normale di quest’ultima. Seguendo il sentierino segnato qua e là da bolli rossi ormai sbiaditi si raggiunge il sottostante canalone e lo si percorre interamente (due brevi corde doppie) fino a poter uscire sulla destra su una cengia erbosa e portarsi alla base delle rocce. Si segue infine il disagevole e ripido sentiero fra i mughi che porta in prossimità al Rif. Vazzolèr. La discesa non è difficile ma può essere di difficile individuazione in presenza di nebbia. Ore 1,30.
(Relazione di Stefano Santomaso)

altre annotazioni:
Stefano Santomaso, Antonio Gravante e Massimo Garavaglia il 24-09-2016