Catria (Monte) da Passo La Croce di Chiaserna anello per Monte Acuto

sentiero tipo,n°,segnavia: 54a poi 54 in salita al Catria
difficoltà: EE :: :: :: [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Sud
quota partenza (m): 650
quota vetta/quota massima (m): 1701
dislivello salita totale (m): 1450

copertura rete mobile
vodafone : 80% di copertura

contributors: pulici
ultima revisione: 12/09/16

località partenza: Colle Croce - Chiaserna di Cantiano (Chiaserna , PU )

punti appoggio: Rifugio Casetta Mochi - Rifugio Cupa delle Cotaline

accesso:
strada statale da Gubbio o da Cagli

note tecniche:
Obbligatoria buona visibilità, quote basse da non sottovalutare in caso di maltempo, non ci sono ripari sulle creste-crestoni. Percorso lungo e abbastanza faticoso. Molti cavalli in giro, ottimi per il lavoro nei campi. Luoghi rinomati anche per la qualità del pane.

descrizione itinerario:
Il sentiero 54 parte dalla frazione di Chiaserna, facilmente raggiungibile mediante strada provinciale provenendo da Cantiano, dalla quale dista circa 5km. In realtà sulla cartina CAI la prima parte è segnalata come 54a, trattandosi di una variante, che si ricongiunge all’originario tracciato che sale dal passo La Croce.
Quest’ultimo tuttavia, a causa dello scarso utilizzo, risulta ben difficile da individuare, con la traccia che si perde innumerevoli volte nel sottobosco divenuto troppo fitto, per cui è consigliabile partire appunto dal paese, cosa che permette peraltro di affrontare un dislivello maggiore. Arrivati all’abitato, subito dopo la strada che conduce al Catria (si riescono a trovare facilmente parcheggi ai lati della carreggiata), si trova una indicazione per Malecchie, sulla sinistra, ed è in questo punto che ha inizio il sentiero.
Il primo tratto si svolge all’interno del paese, su strada asfaltata, con ai lati le caratteristiche abitazioni a fare da cornice. Già da subito la pendenza si fa sentire, e prima ancora di aver abbandonato l’abitato si saranno già percorsi più di 100 metri di dislivello..
In corrispondenza di un serbatoio d’acqua il fondo stradale passa dall’asfalto alla breccia, e la stradina prosegue decisa, in un ambiente ricco di arbusti e alberi a basso fusto. Superata una doppia svolta, tratto con notevole pendenza, si giunge ad un ampio prato, con abbeveratoio (purtroppo spesso in secca) dove termina il tratto su strada.
Da questo punto, volgendosi a sinistra, è già possibile intravedere tutto il percorso da affrontare, una lunga e ripida cresta che conduce fin sulla vetta. Inizialmente la traccia è ben evidente e si dirige verso un primo rilievo che andrà aggirato lasciandoselo sulla sinistra (unico punto di tutto il percorso dove occorre fare attenzione), ritrovandosi poi su un ampio e ripido pascolo che si estende ininterrotto fino alla cima. In questo tratto si supera un secondo abbeveratoio (anche in questo non si trova mai acqua) e si risale verso un piccolo agglomerato di faggi, isolato all’interno del pascolo.
Da questo punto si affronta un facile traverso, verso destra, che conduce in pochi minuti al crinale, proprio a lato del grande anfiteatro detto “Pian di Patate”, che si estende a perdita d’occhio fino alla Balza degli Spicchi ed al selvaggio Corno del Catria, con viste panoramiche davvero notevoli.
Non è presente segnatura di nessun tipo, ma è praticamente impossibile sbagliarsi, infatti bisogna semplicemente risalire l’interminabile cresta, niente di più facile, almeno dal punto di vista dell’orientamento, ma non poco faticoso.
Dopo circa mezz’ora si perviene ad un terzo abbeveratoio che, neanche a dirlo, è ovviamente in secca (essendo il percorso tutto in ambiente scoperto un po’ d’acqua non sarebbe dispiaciuta, ma tant’è…) e, salendo ancora per altri 150 metri, si giunge infine ad incrociare il grande tornante della vecchia strada, oramai in totale disuso, che conduce fin sotto la vetta (il perché della creazione di questa “infrastruttura” non è semplice da capire, di fatto serve solo a deturpare il fantastico paesaggio, non essendo praticamente mai percorsa da nessuno e risultando ridotta in condizioni pessime a causa dell’incuria).
Superata la strada non resta che percorrere l’ultimo tratto di cresta, con la grande croce sulla vetta ad indicare chiaramente la via, fino a raggiungere in breve tempo la stessa e godere della sconfinata vista offerta da questo luogo (difficoltà E, relazione tratta dal sito Pesaro Trekking).
Discendere velocemente il versante N su buona traccia fino alla larga sella raggiungendo la strada asfaltata proveniente da Chiaserna (vasti prati detti "dell'Infilatoio").
Risalire il versante S, sentiero 58, che si tramuta poi in cresta del monte Acuto (300m circa di dislivello) 1668m: l’inizio del sentiero si trova al rifugio Casetta Mochi, facilmente raggiungibile mediante una delle tante strade che salgono sul massiccio, quella proveniente da Frontone. E’ anche possibile giungere al rifugio via sentiero, in particolare è consigliato il bel tratto del Sentiero Italia che sale da Chiaserna, e che incrocia il 58 subito dopo la partenza.
Dal rifugio si prende una debole traccia, su prato, subito in discreta salita, che permette in poco tempo di raggiungere la cresta, proprio nel punto dove si incrocia il Sentiero Italia, il quale prosegue poi diritto sull’altro versante, verso la Fonte del Faggio prima e la sella dell’Infilatoio poi. La via da seguire per la vetta, invece, si trova sulla sinistra (debole segno sulla roccia) e, nonostante il tracciato sia praticamente privo di segnatura, risulta essere comunque evidente in quanto segue perfettamente, tranne in un primo breve tratto dove occorre aggirare una balza con passaggio su dei ghiaioni, il filo di cresta fino a raggiungere la cima (evidente erosione).
Questo percorso è tanto facile dal punto di vista dell’orientamento (senza nebbia, ovviamente) quanto faticoso, la salita non molla mai fino all’anticima sud, posta a quota 1619, raggiunta la quale, dopo breve tratto in falsopiano si affronta l’ultima ascesa che conduce alla vetta, a quota 1668, segnalata da una rudimentale croce di legno sorretta da un cumulo di pietre (in passato vi era un contenitore metallico con un “libro di vetta”, sempre sorretto da pietre, ora sostituito forse perché andato perduto a causa del fortissimo vento che spira nella zona in inverno).
Il paesaggio, sia durante tutta l’ascesa che in vetta è notevole, con l’ampia sella dell’Infilatoio ed il Catria a far da cornice sulla destra, mentre sulla sinistra troviamo i rilievi minori del massiccio, i monti Alto, Tenetra e Morcia che lasciano poi, più in lontananza, spazio alle vette di Petrano e Nerone (deturpato dalle antenne).
Montagna che non è per fortuna raggiunta da nessuna strada o carrareccia di sorta ed è quindi frequentata soltanto dagli escursionisti, tutto sommato più interessante del Catria, cui concede solo 33 m di quota.
Proseguire per la lunga cresta O-SO, molto panoramica e ripida, attenzione al ghiaino (EE), puntando verso un grosso edificio quadrato. Discendere ancora il versante S, ora meno ripido, fino ad incrociare la strada asfaltata che risale da Chiaserna, risalendo alla larghissima sella del'Infilatoio. Reperire da essa uno stradino che poco dopo si tramuta in sentiero che taglia in leggera ascesa tutto il versante N-NO del Catria per raggiungere il largo dosso quota 1100m con il secondo abbeveratoio dell'itinerario di salita.
Discendere poi per il medesimo sentiero 54 e 54a.

altre annotazioni:
Il monastero di Fonte Avellana, sito sul versante opposto della montagna, merita sicuramente una visitina.