Amicizia (Torre dell') Il Battesimo di Mosè

difficoltà: ED :: :: :: [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Est
quota partenza (m): 1046
quota vetta (m): 2150
dislivello complessivo (m): 1100

copertura rete mobile
tim : 40% di copertura

contributors: andreaparodi
ultima revisione: 10/09/16

località partenza: Pian delle Gorre (Chiusa di Pesio , CN )

punti appoggio: Rifugio Pian delle Gorre, Rifugio Garelli

cartografia: Fraternali, foglio 16, Parco del Marguareis

accesso:
Avvicinamento: dal Pian delle Gorre (1046 m) si sale verso il Rifugio Garelli fino al Gias Sottano di Sestrera (1341 m), dove si prende a destra la diramazione che rimonta il Vallone del Marguareis.
A quota 1590 s’incontra il sentiero della GTA che si segue per un tratto verso destra, fino ad un bivio con palina. Trascurando entrambi i sentieri si sale dritti, prima per massi poi per erba e detriti, verso l’imponente parete dello Scarason, alla cui destra si nota la Torre dell’Amicizia compresa tra due canaloni.
Si punta verso l’avancorpo sottostante la torre e, salendo per pietraie, si prende il canale di sinistra, che offre una bella veduta frontale della parete est. Si arriva così sulle cenge erbose sopra l’avancorpo, ai piedi della parete (quota 1950 circa, 2.40-3 ore).

note tecniche:
Situata subito a settentrione del Colletto Nord-ovest di Scarason, la Torre dell'Amicizia è messa un po’ in ombra dalla vicinissima parete dello Scarason, che è alta quasi il doppio. Tuttavia è una struttura molto bella e staccata dai contrafforti vicini.
La via "Il Battesimo di Mosè" è stata superata quasi interamente in arrampicata libera, tranne lo strapiombo del terzo tiro, che ha richiesto 3-4 punti di progressione.
La roccia calcarea richiede ovunque un po’ di attenzione, tuttavia l’arrampicata è bella e presenta passaggi assai caratteristici: uno strapiombo giallo con ottime lame e fessure a cui aggrapparsi, alcuni traversi su placca con appigli minuscoli, un diedro aggettante con fessura larga, dove ogni tanto si riesce ad incastrare una gamba…
Per non parlare del muro finale, verticale e assai delicato, su roccia più friabile rispetto ai tiri precedenti, piuttosto difficile da interpretare e da proteggere.
I primi scalatori della via, avendo attaccato piuttosto tardi al mattino, sono stati sorpresi dal buio in parete e hanno dovuto bivaccare su una cengetta spiovente ai piedi dell’ultimo muro.
Sviluppo dell'arrampicata: 250 m circa + 50 metri di cresta facile.
Materiale utile: una dozzina di chiodi vari (a punta, a lama e ad “U”), friend fino al 3 BD (meglio avere 0.5,0.75, 1 e 2 doppi), nut piccoli e medi, eventualmente anche excentric medi e grandi.

descrizione itinerario:
1) Si attacca una decina di metri a sinistra dello spigolo nord-est: salendo per erba e rocce rotte si punta ad un diedro che ha la faccia sinistra gialla e strapiombante. Piegando a sinistra si supera lo strapiombetto che immette nel diedro (V+). Si sale qualche metro, poi si traversa a sinistra sfruttando alcune lame e cornici (VI): si raggiunge così la parete est vera e propria, caratterizzata da un grande diedro subito a sinistra dello spigolo. Si sale per qualche metro (VI-), poi si sosta su un gradino sul fondo del grande diedro.

2) Si rimonta il grande diedro (V) fino ad un grosso ginepro sotto uno strapiombo. Si prosegue in obliquo a sinistra per lame e fessure di roccia giallo-rossastra, aggettanti ma ben appigliate (VI-) fino alla sosta sotto una fessura liscia e strapiombante (chiodo di sosta lasciato).

3) Trascurando la fessura strapiombante, si traversa delicatamente su placca verso sinistra, prima in leggera discesa poi in salita (VI), fino ad una costola strapiombante. Si sale lo strapiombo inizialmente in libera (VI+), quindi utilizzando tre o quattro punti di progressione (A2), per uscirne a sinistra su una placca (passo di VI+) che porta alla sosta (tre chiodi lasciati sul tiro).

4) Si procede lungo un diedro un po’ rotto (V) uscendone a sinistra su placca (V+), per raggiungere un secondo diedro che conduce (V) alla sosta.

5) Spostandosi a sinistra si entra in un terzo diedro, leggermente strapiombante, con una larga fessura sul fondo che si rimonta con un po’ di fatica (VI). Se ne esce a sinistra su placca e, con breve salita, si raggiunge un gradino con pino mugo.

6) Salendo per una decina di metri su rocce articolate (IV+) si arriva su una cengetta inclinata, di erba e scaglie di roccia rotta (bivacco dei primi scalatori).

7) Si supera un primo muretto (V+) poi si sale ancora per qualche metro su placca di roccia friabile e poco proteggibile. Piantato un chiodo in alto, si trascura un diedrino dal fondo cieco che porta ad un arbusto: si scende invece leggermente e si traversa a sinistra assai delicatamente per 5-6 metri (VI+), giungendo sotto una serie di piccole fessure che permettono di salire la placca verticale e friabile (VI+) fino ad un primo pino mugo. Aiutandosi con i mughi si raggiunge la cresta sommitale (sosta su un grosso tronco; lasciati un chiodo e un nut lungo il tiro).

8) Si esce su una spalla prativa poi si sale lungo la cresta per balze di roccia e mughi (III+), fino sull’aerea sommità della torre, caratterizzata da un piccolo spuntone.

Discesa:
in breve, senza difficoltà si giunge sul bordo della Conca delle Carsene, poco a settentrione del Colletto Nord-ovest di Scarason (2132 m). Qui s’incontra una traccia segnalata che si segue verso destra: aggirando ad occidente la Cima di Piero e la Testa del Duca, si raggiunge la mulattiera della GTA che, ancora verso destra, porta in breve al Passo del Duca (1989 m). Si prosegue lungo la GTA, lasciando a sinistra la diramazione per il Vallone degli Arpi, e, in discesa diagonale, si ritorna sul fondo del Vallone del Marguareis, già percorso per l’avvicinamento.

altre annotazioni:
La Torre dell’Amicizia fu chiamata così dai due Armando: Aste e Biancardi, che ne effettuarono la prima ascensione nel 1964 lungo la parete nord. Ascensione che, curiosamente, è stata completamente ignorata sia nella guida del Marguareis sia in quella dei Monti d’Italia.
La via "Il Battesimo di Mosè", aperta da Andrea Parodi, Fulvio Scotto e Mosè Carrara, con un bivacco in parete, l'1 e 2 settembre 2016, supera per la prima volta la verticale parete est.


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