Trono di Osiride - Bracciolo sinistro Diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente

difficoltà: 7a :: 6a+ obbl :: A1 ::
esposizione arrampicata: Ovest
quota base arrampicata (m): 1700
sviluppo arrampicata (m): 150
dislivello avvicinamento (m): 500

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: teo
ultima revisione: 04/07/16

località partenza: Forno Alpi Graie (Groscavallo , TO )

vedi anche: https://rocciatorivaldisea.wordpress.com/vie-nuove-e-riattrezzamenti/

accesso:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente; per salire all’attacco delle vie del “Bracciolo sx” del Trono conviene tralasciare la prima pietraia, che scende sotto lo “Schienale” (parte centrale), risalendo invece agevolmente la seconda che si incontra, quando questa si esaurisce, cercando il percorso migliore tra la vegetazione (progressione poco agevole), portarsi alla base del settore (attacco a quota 1700 m circa, 5000m di dislivello, 1 h 20’ circa).
L’attacco della via è posto nella direttrice di un grande diedro biancastro, a dx di una grande scaglia e in prossimità di una rientranza disseminata di blocchi e caratterizzata da roccia molto rotta. La via è compresa tra “I misteri della fisica” e “I misteri della meccanica”. Un fix con cordone blu segna il punto d’attacco.
DISCESA:
Dalla pianta di L5 spostarsi con cautela alla ben visibile sosta posta a sx (sosta di calata con 2 fix+maillon+cordone). Doppia 1: calarsi fino a L3.
Doppia 2-da L3 a L1 (essendo la sosta un po’ spostata dalla verticale è un po’ scomoda da prendere, forse conviene rinviare qualcosa nel diedro).
Doppia 3-fino alla base.

note tecniche:
Il Vallone di Sea si colloca in un ambiente prettamente alpino, austero e severo. Le pareti di roccia, sulle quali viene praticata l’arrampicata, si collocano ad una quota variabile tra i 1500 m e i 2700 m. L’avvicinamento varia dai 45-60 minuti per le strutture più vicine fino alle due ore e oltre per quelle ubicate nei posti più reconditi. Fondamentale essere sempre aggiornati sulle previsioni metereologiche prima di intraprendere qualsiasi scalata.
Gli interventi in progetto o già realizzati dall’associazione Rocciatori Val di Sea non hanno l’intento di “mettere in sicurezza” gli itinerari del Vallone bensì di cercare di sostituire, almeno in parte e nei limiti del possibile, l’attrezzatura presente considerata vetusta e soggettivamente non più affidabile. Nessuna delle vie del Vallone presenta o presenterà una chiodatura “plaisir” e nessuna ha subito o subirà una chiodatura integrale a fix. La pubblicizzazione, il rinnovamento o piazzamento di attrezzatura non implica che l’associazione, o chi per essa, intenda arrogarsi la custodia o la manutenzione del luogo e di quello che vi è collocato, né che garantisca la “sicurezza” o l’esclusione di incidenti dovuti a cedimenti di chiodi, protezioni fisse, massi ecc.. Si precisa che l’opera intrapresa NON ha fini di lucro o commerciali ma solamente l’intento di riportare alla luce vie oggi dimenticate.
E’ pertanto esclusivo onere dell’arrampicatore, che percorrerà tali vie, valutare con occhio critico lo stato della chiodatura in loco, eventualmente sostituendo o integrando parte degli ancoraggi fissi (quali ad esempio cordoni, maillon rapide, chiodi tradizionali) ed intraprendendo la scalata solo se ritiene di possedere adeguate capacità tecniche-psico-fisiche (capacità a proteggersi con mezzi amovibili, capacità di valutazione e ricerca del percorso). Essendo inoltre le strutture rocciose soggette ad assestamenti e potenziali crolli l’arrampicatore dovrà essere in grado di verificare con occhio critico eventuali lame o blocchi instabili, rinunciando alla scalata in caso di pericolo.

de

ATTREZZATURA:
2 serie di friends BD fino al n°3, almeno un n°4, un paio di microfriend, nut non indispensabili, corde da 60m. Un martello consigliato per verificare i chiodi in loco.

NOTE:
Via molto impegnativa, l’arrampicata è sempre fisica e di stampo prettamente granitico svolgendosi lungo diedri, lame e fessure verticali. Alcuni passi (pochi) non risultano essere mai stati liberati, in particolare il traverso sotto al tetto di L2 rappresenta una bella sfida per chi voglia cimentarsi con la libera..Un’altra via di soddisfazione purtroppo completamente dimenticata, dove l’apparente brevità dell’itinerario non deve ingannare, l’impegno è sempre massimo per una giornata piena di scalata. Eventualmente da abbinare ad altre vie vicine, oggetto di prossimo restyling o ad “Urlo del Silenzio”, recentemente rivista nelle soste.
Gli spit e i chiodi originali non sono stati rimossi, nonostante gli anni i primi sembrano ancora discreti e i secondi ancora ben infissi. Nella parte più difficile, che è quella del diedro, i vecchi spit si integrano bene con friend, all’inizio del traverso il fix nuovo (qui piantato sia per sostituire un chiodo ad anello rotto che per un ipotetico tentativo in libera) protegge bene il passaggio. La variante di L4 conferisce poi una buona continuità alla via.

descrizione itinerario:
1° tiro) Portarsi sulla cengetta a sx della rientranza e nella direttrice di un arbusto, prestando attenzione alla roccia attaccare direttamente un primo muretto (1 fix con cordone blu) sfruttando un ottimo appiglio su quarzi. Portarsi alla base di un incassato diedro che presenta subito un passaggio atletico (chiodi originali in posto, 6A+), superarlo interamente uscendo in una zona gradinata. Portarsi sul muro di sx (probabilmente l’originale usciva nel diedro molto sporco di dx) e per gradoni innalzarsi fino a una zona più ripida, superare un passo più delicato (1 fix, 6A) e ribaltarsi in una zona erbosa. Tralasciare la vecchia sosta, sfruttando il chiodo come assicurazione, e ribaltarsi su un comodo terrazzo a dx di una gigantesca stele orizzontale, alla base del grande diedro biancastro. Sosta con 2 fix+cordone+maillon.
2° tiro) Attaccare il grande diedro fessurato con difficoltà via via crescenti (5C, poi 6B e 6C+, chiodi e spit originali colorati di verde) fino a un ribaltamento molto difficile (A1, 7A?) dove la fessura di fondo diviene cieca. La via abbandona ora lo strapiombante diedro soprastante proseguendo in traversata verso dx, sotto un tetto (1 fix, 1 spit originale e 1 chiodo, A1, in libera possibile? Allungare bene le ultime protezioni, attenzione agli attriti) fino al suo termine, ribaltarsi quindi a dx su dei gradini e per un ottimo sistema di fessure in sosta (6A). Sosta con 1 fix e 2 spit originali.
3° tiro) Alzarsi nel diedro a sx della sosta e superare subito un tratto molto difficile (6C+/7A o A1), proseguire più facilmente prima per una lama e poi sul muro di dx (6A, spit e chiodi originali di colore verde) fino a una zona gradinata dove c’è la sosta; tiro breve. Sosta con 1 fix+2 spit originali+maillon+cordone.
4° tiro) La via originale superava il diedro erboso ed appoggiato sopra la sosta, dal chiodo scavalcare invece lo spigolo di sx e portarsi nel primo diedrino fessurato e superarlo interamente in Dulfer sfruttando la stupenda fessura da dita (6B+). Al suo termine (1 fix) traversare a dx con un passaggio in leggera discesa per portarsi alla base di una larga fessura. Sosta con 1 fix+1 chiodo originale di colore verde. Questa sosta è evitabile ma consigliabile, visti gli attriti e la lunghezza per giungere alla sosta successiva. Se la si vuole saltare allungare molto bene il fix prima del traverso.
5° tiro) Superare direttamente la larga fessura (friend 4BD) fino a un chiodo (questo di colore rosso), aiutandosi con una lama traversare a dx per prendere la successiva, larga, fessura (anche qui ci si protegge bene con il 4BD, o se ne portano due o il primo messo lo si può recuperare una volta rinviato il chiodo). Superare la prima aggettante sezione e quindi la successiva più verticale, la fessura continua ad essere molto larga (1 fix e 1 chiodo originale) fin quasi in uscita. Superati gli ultimi metri su una bella lama-fessura ribaltarsi su una zona appoggiata. Vincere quindi l’ultimo risalto per una fessura ancora difficile (6A+, friend 3 e 2 BD) giungendo su una cengia erbosa con pianta. Sostare sulla pianta.
A questo punto la via originale superava ancora l’ultima più articolata parte per arrivare alla sommità della parete, visto lo scarso interesse la via è stata però fatta terminare qui.

altre annotazioni:
Aperta nell’ottobre 1989 da G.C. Grassi e S. Stohr.