Naufrago (Parete del) Via Arabesque

difficoltà: 6b / 6b obbl
esposizione arrampicata: Sud-Est
quota base arrampicata (m): 1500
sviluppo arrampicata (m): 180
dislivello avvicinamento (m): 300

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: teo
ultima revisione: 28/06/16

località partenza: Groscavallo (Groscavallo , TO )

vedi anche: https://rocciatorivaldisea.wordpress.com/vie-nuove-e-riattrezzamenti/

accesso:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Percorrere la strada che poi diviene sentiero fino alla prima evidente pietraia che sale verso dx, esattamente di fronte alle prese dell’acquedotto ubicate sul lato idrografico dx della Stura e nelle vicinanze di un grosso masso.
Risalire la pietraia e piegare quindi verso dx costeggiando la parete del Naufrago per tracce di sentiero fino a una zona terrazzata dove scorre dell’acqua di risorgenza, superarla e entrare tra le piante, giungendo sotto la “coppa” del “calice rovesciato” (osservando bene la parete dal sentiero si può notare che la costola che divide in due la grande placconata centrale sembra curiosamente essere lo stelo di un calice rovesciato, dove la base è costituita dai due tetti che delimitano la costola stessa).
Attacco a quota 1500m, 300m di dislivello, 45’ / 1 h circa.

note tecniche:
Difficoltà: TD+
Altezza parete: 150m
Serie di friends BD fino al n°3, raddoppiando le misure medio-piccole, qualche microfriend e qualche nut, corde da 60m.
Chiodi e martello teoricamente non servono, al limite un martello per verificare i chiodi originali in loco.

Via impegnativa, in pure “stile Sea”, con passaggi esposti supera questa porzione di parete zizagando tra grandi tetti e lisce placconate. Rappresenta un piccolo viaggio nell’arrampicata nostrana anni ’80, dove non è il gesto a farla da padrone, ma l’intuito nel trovare la strada e la capacità di destreggiarsi in passaggi non sempre proteggibili.
Purtroppo un po’ più sporca e disturbata dalla vegetazione rispetto alle altre vie adiacenti merita comunque di essere percorsa. In progetto una variante sul terzo tiro e ancora un po’ di opera di pulizia.

importante:
Il Vallone di Sea si colloca in un ambiente prettamente alpino, austero e severo. Le pareti di roccia, sulle quali viene praticata l’arrampicata, si collocano ad una quota variabile tra i 1500 m e i 2700 m. L’avvicinamento varia dai 45-60 minuti per le strutture più vicine fino alle due ore e oltre per quelle ubicate nei posti più reconditi. Fondamentale essere sempre aggiornati sulle previsioni metereologiche prima di intraprendere qualsiasi scalata.
Gli interventi in progetto o già realizzati dall’associazione Rocciatori Val di Sea non hanno l’intento di “mettere in sicurezza” gli itinerari del Vallone bensì di cercare di sostituire, almeno in parte e nei limiti del possibile, l’attrezzatura presente considerata vetusta e soggettivamente non più affidabile. Nessuna delle vie del Vallone presenta o presenterà una chiodatura “plaisir” e nessuna ha subito o subirà una chiodatura integrale a fix. La pubblicizzazione, il rinnovamento o piazzamento di attrezzatura non implica che l’associazione, o chi per essa, intenda arrogarsi la custodia o la manutenzione del luogo e di quello che vi è collocato, né che garantisca la “sicurezza” o l’esclusione di incidenti dovuti a cedimenti di chiodi, protezioni fisse, massi ecc.. Si precisa che l’opera intrapresa NON ha fini di lucro o commerciali ma solamente l’intento di riportare alla luce vie oggi dimenticate.
E’ pertanto esclusivo onere dell’arrampicatore, che percorrerà tali vie, valutare con occhio critico lo stato della chiodatura in loco, eventualmente sostituendo o integrando parte degli ancoraggi fissi (quali ad esempio cordoni, maillon rapide, chiodi tradizionali) ed intraprendendo la scalata solo se ritiene di possedere adeguate capacità tecniche-psico-fisiche (capacità a proteggersi con mezzi amovibili, capacità di valutazione e ricerca del percorso). Essendo inoltre le strutture rocciose soggette ad assestamenti e potenziali crolli l’arrampicatore dovrà essere in grado di verificare con occhio critico eventuali lame o blocchi instabili, rinunciando alla scalata in caso di pericolo.

descrizione itinerario:
1° tiro) Attaccare all’estremità sx della “coppa”, prima del pulpito roccioso dove attacca “Tra Parentesi”, 5 metri a sx di un marcato diedro strapiombante con lame e blocchi. Salire un sistema di belle lame e fessure, puntando a una pianta, uscire in placca a sx e pervenire su un’esigua cengia con albero, ben visibile dal basso. Sosta con 1 fix da collegare all’albero.
2° tiro) Uscire dalla nicchia con atletica arrampicata e seguire tutto il camino fessura fino a giungere alla zona terrazzata al culmine del pilastro, non spostarsi verso dx alla sosta delle vie “Tra Parentesi” e “Calice del Principe” ma salire dritti (in prossimità di una pianta) a un comodo terrazzo disseminato di blocchi, sul lato sx dello “stelo” del calice, sotto una grande lama verticale che si esaurisce sotto a un tetto. Sosta con 1 fix da integrare con un BD1 o 2.
NOTE: i primi due tiri sono concatenabili, a patto di non usare troppe protezioni e di allungarle bene.

3° tiro) Salire sulla placca a dx della rampa erbosa sfruttando una lama per dita ben appigliata ma non proteggibile nei primi metri (IV-V). Superata la placca e la successiva lama spostarsi a sx sulla rampa erbosa, appena dove diventa più agevolmente percorribile. Percorrerla fino al suo termine, dove la progressione risulta disturbata dalla presenza di arbusti e vegetazione, e superare un pilastrino inciso da una fessurina ad incastro (V+), rizzarsi quindi su una cornice e sul successivo gradinetto (VI, in questo tratto c’è un chiodo originale) fino a un fix. Da questo gradinetto sporgersi in grande esposizione a sx verso un pilastrino con un discreto chiodo originale (a cui è stato aggiunto un cordone) . In origine passaggio di A1, reso ora fattibile in libera dalla presenza di un fix che lo rende comunque obbligatorio ed esposto (6B). Innalzarsi con aerea arrampicata sul pilastrino che diventa ben appigliato al suo termine e proseguire quindi per la successiva placca su appoggi minimi (6A / 6A+ 1 fix) fino a una clessidra con vecchio cordino. Con un passo sbilanciante, usando il bordo sx della lama (roccia un po’ sporca di detriti) ribaltarsi sulla cengia detritica coperta da una fascia strapiombante. Sosta con 1 fix da integrare con friend.
NOTE: tiro lungo e impegnativo, la presenza dei due fix ne permette la scalata in libera ma una caduta rimane potenzialmente pericolosa.
In progetto lo studio di una variante per evitare di percorrere la rampa erbosa iniziale del tiro.

4° tiro) Dall’estremità della cengia spostarsi delicatamente a sx oltre uno spigolo, in grande esposizione, sopra una piccola cengia sospesa nel vuoto (V-), quindi su un terrazzino alla base di un diedro liscio e rovesciato, ben visibile dal basso. Aggirare il suo bordo sx e, superando un difficile, liscio e sbilanciante risalto (6A, 1 fix), ribaltarsi su un gradino. Sosta con 1 fix e un chiodo.
5° tiro) La via prosegue per il soprastante diedro un po’ disturbato dall’erba. Dalla sosta alzarsi fino a un’ottima maniglia ben proteggibile con un friend 0.5BD, ora l’originale proseguiva direttamente nel diedro erboso con un tratto di A1, un fix permette di stare più sul muro di sx permettendo di vincere probabilmente il passaggio in libera (6B/C oppure A0). Superata la parte verticale il diedro prosegue più facilmente coricato verso dx fino ad esaurirsi contro uno strapiombo ad arcata (V+). Scavalcare il suo bordo dx e sfruttando un’espostissima ed esigua cornice (V+) traversare decisamente verso dx fino a dove si allarga formando una terrazza rocciosa. Spostarsi ancora verso dx, quasi al suo termine delimitato da un diedrino cieco, e vincere direttamente il muro soprastante su buone prese formate da quarzi (V, passaggio esposto ed improteggibile, possibile proteggersi solo all’inizio della terrazza con un microfriend), ribaltandosi su una comoda cengia. Sosta di doppia con due fix+maillon. La via originale probabilmente usciva più a sx e sostava alla pianta all’estremità sx della cengia.
6° tiro) dalla sosta salire direttamente (N.B. molto a dx su una placca sopra un grande blocco sospeso è visibile un fix ma trattasi di un errore) su roccia abbastanza articolata (IV+) fino alla base di un diedro, traversare quindi orizzontalmente verso sx tenendo i piedi in placca e le mani su una fessura per dita (V), un po’ disturbata dalla terra, fino ad afferrare una bella ed evidentissima lama-fessura. Salire la lama (V e poi V+) fino a dove la fessura si corica (IV) (qui la via originale traversava a dx con un passo in leggera discesa per poi ritornare a sx sfruttando una lama orizzontale, V-), proseguire quindi direttamente vincendo un bombamento su tacche e poi afferrando uno spigolo (6A+, 1 fix).
Ribaltarsi sulla placca soprastante e quindi alla sosta sotto alla fascia strapiombante. Sosta per doppia 2 fix+maillon.

ATTENZIONE: usciti dal bombamento e sotto la sosta c’è una grande lastra appoggiata, attenzione a non tirarla.
Qui abbiamo terminato la via, l’originale faceva ancora un tiro però molto sporco e bagnato per via della molta vegetazione. Dalla sosta si può scorgere a sx, sotto al tetto, un vecchio chiodo arrugginito. La via traversava lì per poi superare verso dx il muro strapiombante (A1) uscendo sulla prima delle cenge alberate sommitali. Sconsigliabile.

DISCESA:
Doppia 1-da L6 a L5.
Doppia 2-da L5 con una lunga calata diagonale a dx (faccia a monte) fino alla sommità del primo pulpito, alla catena delle vie “Tra Parentesi” e “Calice del Principe”.
Doppia 3-fino alla base.

altre annotazioni:
Aperta il 20/10/1985 da I. Meneghin dopo precedente preparazione.