Charrà (Punta) da Plampinet per Col des Acles e Passo di Sanità

sentiero tipo,n°,segnavia: GR5B fino al Col des Acles, poi tracce, bolli rossi dal Passo di Sanità alla cima
difficoltà: EE :: :: :: [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Sud-Ovest
quota partenza (m): 1476
quota vetta/quota massima (m): 2844
dislivello salita totale (m): 1500

copertura rete mobile
vodafone : 60% di copertura

contributors: Andrea81
ultima revisione: 27/06/16

località partenza: Plampinet (Névache , 05 )

cartografia: Fraternali 1:25000 n.21 Briançon, Vallée de la Guisane, Vallèe de la Clarée

accesso:
Raggiunta Bardonecchia si prosegue verso il Colle della Scala – Melezet. Si scollina in Francia dal Colle della Scala, e dopo aver ignorato la deviazione di destra per Nevache, si prosegue per 3 km in discesa fino a Plampinet, parcheggio in uno spiazzo all’inizio del paese.
In alternativa si può passare da Cesana attraverso il Colle del Monginevro, quindi discesa a la Vachette dove si devia a destra e si risale la val de la Clarèe fino Plampinet.

note tecniche:
Itinerario piuttosto lungo e molto vario per gli ambienti che si attraversano; dal Col des Acles in poi è sicuramente un percorso molto selvaggio e scarsamente frequentato; l’inizio del sentiero per il Passo di Sanità è di non semplice identificazione, ma una volta trovato pur non essendo segnalato ufficialmente è sempre evidente e inaspettatamente agevole.
Dal passo di Sanità alla cima invece si alternano tratti di sentiero un po’ scoscesi a qualche facile roccetta (passi di I), in ogni caso non c’è mai esposizione ed in assenza di neve non ci sono particolari difficoltà. Da evitare con meteo incerto e scarsa visibilità.
Non si trova acqua sul percorso, molto assolato, quindi portarne a sufficienza.

descrizione itinerario:
Da Plampinet 1476 m si hanno subito due possibilità per entrare nel Vallon des Acles:
la più lunga ma comoda è di percorrere la strada sterrata (si incontrano i cartelli ad inizio paese) che con buona pendenza e numerosi tornanti permette di guadagnare quota;
la seconda possibilità è più diretta anche se più faticosa, e prevede di arrivare sino al termine del paese (andando verso Briançon), finchè in una sterrata sulla sinistra si incontrano le paline indicatrici per Pointe Pecè, Chalets des Acles. Si percorre la stradina fino alle ultime case e poi si continua dritti costeggiando il torrente; raggiunto un ponte non lo si attraversa (nonostante il cartello per Chalets des Acles inviti a proseguire di qui), invece si continua dritti entrando nel bosco, costeggiando un canalino un tempo utilizzato per l’acqua, e quindi reperendo una traccia di sentiero che si inerpica ripidamente sul costone proprio a margine della gola del torrente. Pur non essendoci ometti o segnaletica questa scorciatoia è piuttosto marcata (torna utile specialmente in discesa). Dopo circa 150 m di dislivello si intercetta una prima volta la strada sterrata, si può ancora tagliare il tornante successivo, poi si è obbligati a seguire gli ultimi due tornanti, finchè nei pressi di un fortino a 1780 m si entra nel vallon des Acles. In falsopiano si percorre la strada per circa 1 km fino ad un’edicola votiva di San Rocco 1876 m, poco oltre la quale si stacca a sinistra il sentiero per il Col des Acles (palina indicatrice). Si segue in salita l’ampia mulattiera senza possibilità di errore, dapprima nel bosco e poi per spazi più aperti, fino a giungere nei pressi del Col des Acles, che non va raggiunto (a meno di voler compiere la deviazione), ma si prosegue su una traccia erbosa a destra, puntando ai casermoni delle postazioni del Col des Acles; nemmeno queste vanno raggiunte obbligatoriamente, anzi si deve identificare una traccia di sentiero che da lì parte (quota 2200 m circa) ed inizia a tagliare i ghiaioni del versante ovest di Punta Charrà; la si raggiunge e la si segue passando al di sotto di alcune postazioni militari, proseguendo poi in piano sino giungere dinanzi ad un canalone. Qui occorre abbassarsi perdendo 50-70 m di dislivello (evitare di continuare alti a mezza costa facendosi attrarre da pseudo tracce di sentiero che si perdono nel nulla) e si attraversa il canalone nel punto più basso, per poi raggiungere un bel prato dove un grosso ometto indica l’inizio del sentiero per il Passo di Sanità. Questo punto non è subito facilmente identificabile, nel caso non lo si trovi, conviene continuare a traversare verso est, e poi progressivamente abbassarsi fino a che non si incrocia il sentiero proveniente dal grosso ometto. Si tenga comunque presente che il sentiero si trova ai margini della fascia boscosa e non raggiunge mai la zona di detriti al di sopra di esso, questo può essere un ottimo punto di riferimento. Una volta che si è sul sentiero corretto (la traccia è piuttosto marcata e comoda) inizia il lungo attraversamento del versante sud di Punta Charrà, con andamento pianeggiante o in leggera salita. Si attraversano un paio di canaloni di colate ghiaiose, e solo dopo aver superato la verticale della cima, la traccia inizia ad inerpicarsi, sempre puntando in direzione est, per una fascia detritica più ripida e faticosa, che culmina con un piccolo promontorio erboso a circa 2400 m. Qui si prosegue in salita in direzione nord per il ghiaione per un breve tratto, finchè la traccia non riprende in traverso verso destra (questo è l’unico tratto in cui il sentiero diventa più esile e meno evidente), e dopo aver aggirato un costone ci porta alla base della valletta erbosa che scende dal Passo di Sanità (luogo davvero ameno, perché erboso e verdeggiante racchiuso tra colate detritiche. Qui il sentiero diventa molto gradevole, una antica mulattiera ormai inerbita che supera il pendio con numerose svolte, fino a toccare la depressione del Passo di Sanità 2642 m (Passo della Grande Hoche su carte francesi IGN) oppure poco più a monte sul crinale spartiacque.
Ecco qui che si incontrano i bollii di vernice rossa provenienti dalla ferrata degli alpini e che ci guideranno ottimamente fino alla cima. Si deve tenere presente che la cima è molto spostata verso ovest, e non è né la prima né la seconda che si vedono, anzi la croce di vetta apparirà solo all’ultimo.
Terminata la zona erbosa si inizia a salire di nuovo ripidamente per roccette e zone detritiche, salendo verso i torrioni che si vedono, mantenendosi sempre sul versante sud per evidenti tracce di sentiero. Aggirati i pinnacoli sulla sinistra, ora si scende di qualche metro passando accanto ad un muretto, per continuare a traversare in salita fino a portarsi in prossimità dell’intaglio successivo. Non raggiungerlo ma continuare ad aggirarlo per roccette e zone ghiaiose; poi, aggirato uno costone roccioso, quando di fronte si pone uno scosceso canalone, occorre portarsi in cresta e svalicare sul versante della val di Susa (unico breve tratto esposto a nord). Si scende un muretto con un passo di I piuttosto agevole, e si continua per un ampio terrazzo roccioso, aiutandosi con le mani tra i grossi blocchi, per poi riguadagnare il filo di cresta all’intaglio successivo, alla base del pendio per l’anticima. La salita riprende facile sul versante meridionale, con serpentine e traversi si guadagna quota; si aggira ancora sulla destra un costone che si affaccia finalmente sul tratto conclusivo e da dove si scorge la croce di vetta. Il sentiero passa sotto l’ultima anticima e poi invita a passare su una cengia rocciosa ampia ma un po’ esposta; in alternativa molto più semplice è salire sull’anticima e poi continuare sul filo del crestone di rocce piatte. Si arriva infine all’ultimo intaglio, dove ci si mantiene in cresta (altro breve passaggio di I leggermente sul versante val di Susa, e quindi si perviene alla cima.

La discesa avviene per lo stesso versante di salita.


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