Monterosa - Cervino Traversata da Alagna a Zermatt (6 gg)

L'itinerario

difficoltà: EE   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Varie
quota partenza (m): 1190
quota vetta/quota massima (m): 3317
dislivello salita totale (m): 5159

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: Kirkel
ultima revisione: 05/09/14

località partenza: Alagna (Alagna Valsesia , VC )

punti appoggio: Vari

descrizione itinerario:
 Prima tappa : Alagna – Rifugio Pastore
Dislivello in salita: 385 m - Dislivello in discesa: 0 m

Raggiungo Alagna (1.190 m s.l.m.) alle 11.30 dopo circa 10 ore di bus da Roma con cambio a Milano….viaggio non certo riposante ma economico. Sono in alta Valsesia in pieno territorio Walser, una popolazione di lingua alemanna proveniente dall’alto Vallese che, tra il X e XIII secolo, si stabilì in diverse zone dell’arco alpino caratterizzando in maniera profonda la cultura e l’aspetto di questi territori.
In paese cerco un negozio per acquistare una carta dei sentieri da portarmi dietro. Ho con me alcune indicazioni recuperate su internet ma meglio andare con qualcosa di più sicuro. Evito comunque le carte 1:25.000, dettagliate ma troppo ingombranti e credo superflue per la zona che dovrò attraversare. Compro una carta dell’Istituto Geografico Centrale 1:50.000 che comprende tutta l’area dal Cervino al Monte Rosa, quello che mi serve. Un panino un caffè e si parte. Prendo la strada che esce dal paese e che agevolmente e in poco più di un’ora, conduce al rifugio Pastore (1.575 m s.l.m.) nel mezzo del Parco Naturale dall’alta Val Sesia in località Alpe di Pile.
Il bellissimo rifugio è posizionato su un verde pianoro al centro di un anfiteatro naturale, antica sede del ghiacciaio del Sesia. E’ uno dei punti panoramici più importanti sulla parete sud del Monte Rosa, peccato che oggi sia tutto coperto da nuvole e si veda ben poco del panorama circostante. Intanto prendo possesso del mio letto in camerata e dopo una doccia passo un po’ di tempo in compagnia dei due ragazzi con cui condivido la stanza, Elio e Simone, due fratelli di Busto Arsizio che si son presi due giorni di vacanza da fidanzate e lavoro per godersi qualche passeggiata in montagna. Approfitto della loro compagnia e dopo l’ottima cena scambiamo due parole con i ragazzi che lavorano qui al rifugio. Marta da Vercelli ha lasciato lavoro e città per trasferirsi definitivamente ad Alagna…tra i monti…come non invidiarla.
Con il sogno di seguire i passi di Marta mi chiudo nel sacco a pelo e mi abbandono alla stanchezza e alle ore di sonno saltate per il viaggio.

 Seconda tappa : Rif. Pastore – Rif. Gabiet
Dislivello in salita: 1395 m - Dislivello in discesa: 617 m

Nonostante al sacco a pelo ho aggiunto un paio di coperte, durante la notte mi sveglio per il freddo ma al mattino sono comunque riposato. Le cime sono quasi completamente sgombre di nuvole e assaporo la mia colazione con gusto, spettatore privilegiato di questo scenario meraviglioso. Preparo lo zaino e alle 9,00 sono pronto. Sono indeciso se riscendere ad Alagna e prendere l’intinerario classico che dalla Val Sesia introduce alla Valle di Gressoney, attraverso il col d’Olen, oppure avventurarmi un po’ nella parte alta della valle e passare altrove.
Di scendere non ne ho voglia e poi un po’ di avventurosa scoperta rende la cosa più eccitante….parto in direzione del Rif. Crespi. La strada fino al rifugio (chiuso) è semplice e ben segnalata. Il sentiero costeggia inizialmente il torrente e poi sale gradualmente fino ad un caratteristico borgo Walser ben tenuto e probabilmente ancora frequentato da chi possiede queste abitazioni.
Intorno c’è un ampio pascolo che occupa il fondo della valle e vi trovo placide e serene le mucche di Oscar, il pastore che vive ancora qui, in una delle case del borgo, ma che purtroppo non riesco ad incontrare.
Dopo il rifugio Crespi il sentiero scompare e non c’è più segnaletica. Seguo le tracce delle mucche al pascolo che salgono verso la parte alta della valle e quando anche quest’ultime scompaiono inizio a salire tra rocce e arbusti puntando la base della cascata che ho di fronte. Tiro fuori dallo zaino la carta e cerco la cascata, si tratta della cascata delle Pisse che dovrebbe trovarsi su un fantomatico sentiero n.10 che però non trovo. Sono nel Parco Naturale della Alta Val Sesia, una zona molto selvaggia e poco frequentata ma di incredibile bellezza, continuo a salire rapito dal paesaggio e chiedendomi dove sia il sentiero. Poco più in alto, nei pressi della cascata, vedo sulla sinistra la stazione di una funivia, è la funivia delle Bocch. d. Pisse – ormai abbandonata – e di li passa la strada che sto cercando. Piego a sinistra attraversando il torrente e risalendo il versante opposto della valle fino alla base della funivia dove finalmente ritrovo le indicazioni.
Mi fermo per una breve sosta ristoratrice e alzando lo sguardo vedo davanti ai miei occhi due stambecchi che senza nessuna fretta prendono le distanze dall’insolito intruso che oggi passa da questa parti.
Intanto il cielo va coprendosi e la nebbia scende sulle cime e nella valle appena attraversata. Fortunatamente c’è ancora una discreta visibilità e riprendo a salire seguendo il 10C che mi porta in alto verso la zona delle miniere. Passo vicino ad un vecchio casolare semidistrutto dove pascolano indisturbate pecore e capre e più avanti devio sulla sinistra in salita. Poco dopo si apre inaspettata una bellissima e ampia radura caratterizzata da torrenti e pascoli d’altura e dove trovo un gruppo di camosci che, per nulla intimoriti, si allontanano quel poco che serve a tenermi a distanza di sicurezza. Sono eleganti e buffi allo stesso tempo e mi fermo un po’ a guardarli divertito mentre tornano a brucare l’erba tra le rocce.
Qui di nuovo il sentiero si perde e mi preoccupo di evitare il percorso che conduce alla Ferrata De Tomasi in quanto, non avendo con me l’attrezzatura e non conoscendone la difficoltà, vorrei evitare di trovarmi in situazioni poco piacevoli. Proseguo allora verso la parte alta della valle e dopo breve trovo ben segnata su una roccia una freccia con l’indicazione 10b, il sentiero che conduce al Colle di Cimalegna (2832 m s.l.m), la mia prossima metà.
La visibilità scende a causa della nebbia ma fortunatamente i segnali sulle rocce sono ben visibili ed inizio a salire tra le rocce i 300 m di dislivello, tiratissimi, che mi separano dal colle. In un paio di punti sono costretto ad usare anche le mani per aggrapparmi alle rocce e dopo un bel po’ di impegno intravedo finalmente la targa che segna la fine delle mie fatiche.
Fa freddo e c’è nebbia, mi copro e proseguo in direzione del rif. Vigevano che raggiungo dopo una mezz’ora attraversando una conca glaciale, ai piedi del Col d'Olen, e dove l’azione del tempo e del ghiaccio hanno disegnato morbide curve sulle rocce, regalandoci un gioco fascinoso di linee e colori.
Giunto al rifugio vigevano, anch’esso chiuso come il precedente, prendo in salita la strada alle spalle della struttura. Il sentiero non è numerato ma è ben segnato, la nebbia si infittisce, sento sulla mia testa il rumore della cabinovia ma non riesco a scorgere le funi e le cabine che vanno e vengono…alle 14,45 arrivo al Passo dei Salati a quota 2970 m s.l.m., punto più alto della tappa odierna e passaggio dal V.ne d’Olen alla Valle di Gressoney.
Nel passare da una valle all’altra la visibilità migliora notevolmente e non c’è più nebbia ma solo nuvole alte. Mi fermo un po’ ad ammirare questo panorama meraviglioso fatto di un susseguirsi di valli, cime arrotondate, picchi e ghiacciai, solo le vette più alte sono coperte e nella sua vera essenza di donna il Rosa lascia appena intravedere le sue forme dietro le nubi.
Prendo la strada che scende a valle fino a un bivio dove inizia il breve sentiero che porta al rifugio Gabiet e all’omonimo lago. Il rifugio è molto carino e dotato di ogni comfort, peccato per i troppi impianti da sci che affollano la zona e che inevitabilmente rovinano un po’ il paesaggio.
Mi tolgo lo zaino e mi rilasso approfittando della doccia calda e in attesa della cena ripercorro sulla mappa l’itinerario, rivivendo soddisfatto gli attimi e i suggestivi passaggi della giornata.

 Terza tappa : Rif. Gabiet – Rif. Ferraro
Dislivello in salita: 1173 m - Dislivello in discesa: 1460 m

Dormo bene e alle 6,00 sono già con gli occhi aperti. Dalla finestra vedo le luci dell’alba e nonostante mi trattenga il calduccio del sacco a pelo non resisto alla tentazione e mi alzo per dare un’occhiata fuori.
Il cielo è limpido e lo scenario è meraviglioso, i primi raggi del sole accendono le cime del Rosa illuminando uno scenario che mi lascia senza parole.
Con calma mi preparo, colazione, zaino e scendo in breve a Stafall dove mi fermo per un caffè.
Riparto sicuro di essere sul sentiero giusto ma dopo circa un’ora di cammino mi rendo conto di aver preso una direzione sbagliata, invece del sentiero n.8 che porta al passo Rothorn sono sul sentiero n.7 verso il ghiacciaio del Lys. Pazienza, mi godo la visione del ghiacciaio e decido il da farsi. Di riscendere a Stafall non ne ho voglia ma la mia meta è in alto dall’altra parte della valle e da dove sono non riesco a passare sul versante opposto, sono comunque costretto a tornare leggermente indietro sui miei passi. Appena possibile attraverso il torrente e giungo a una malga dove mi indicano un sentiero usato dalle mucche per salire ai pascoli più alti, ringrazio per le indicazioni e riparto sulle tracce bovine. Attraverso un bellissimo bosco di abeti e in circa quindici minuti sono sulla strada che sale al rif. Sitten, un punto panoramico a visuale libera verso il massiccio del Rosa…e la giornata è splendida. Sono di fronte all’imponente naso del Lyskamm e più in alto si vedono benissimo il Lyskamm orientale, il Lyskamm occidentale, il Castore e la piramide Vincent. Con questa visuale davanti agli occhi mi fermo per il pranzo al rifugio e mangio dei maltagliati con crema di toma piemontese e un ottimo tortino di pere e cioccolato condito con gelatina di timo….una prelibatezza.
Dopo il caffè prendo a salire verso il passo del Rothorn (2.689 m s.l.m.), punto di collegamento tra la Valle di Gressoney e la Val D’Ayas.
Dal rif. Sitten sono circa quattrocento metri di dislivello che solo in un paio di punti fanno riprendere il respiro. Mitigo la fatica fermandomi e voltandomi più volte all’indietro, alla cima del Rosa, bellissima e sinuosa, che con la luce del pomeriggio inizia ad assumere quella caratteristica sfumatura di colore che le da il nome.
Arrivato al passo devo tornare indietro leggermente per coprirmi al riparo di alcune rocce, c’è vento forte e fa freddo e senza fermarmi proseguo tra i sassi fino alla sottostante pista da sci e da li, in leggera salita, al lago Ciarciero, oltre il quale inizia la discesa che porta fino a Resy dove si trova il rif. Ferraro e dove passerò la notte.
Il rifugio è carino ma nonostante sia in pieno territorio Walser l’arredamento trasuda di riferimenti ed oggetti provenienti dal Nepal e dal Tibet, essendo la proprietaria una assidua frequentatrice di questi posti…e la cultura locale?
Sono l’unico italiano ospite e ceno nella sala comune insieme a due americani, un canadese, una coppia di tedeschi e due spagnoli con cui improvviso una conversazione utilizzando un po’ di spagnolo, un po’ italiano e qualche frase in maccheronico inglese. Ma non ho molta voglia di comunicare e poi sono pieno di quello che ho visto e attraversato fin ora…mi basta ed è inutile tentare di descrivere emozioni e stati d’animo che sono già difficili da trasmettere nella propria lingua, figuriamoci improvvisando frasi e parole.
Ceno con il pensiero alla lunga e faticosa tappa dell’indomani ma trepidante per l’arrivo sul ghiacciaio e l’incontro con Sua altezza il Cervino.

 Quarta tappa : Rif. Ferraro – Rif. Teodulo
Dislivello in salita: 1529 m - Dislivello in discesa: 278 m

Al mattino sono l’ultimo a lasciare il rifugio…Namastè Ferraro.
Prendo il sentiero in leggera discesa che porta fino a Pian di Verra e che successivamente sale sul versante destro della Valle. Le indicazioni erano chiare ma l’esigua traccia che sto percorrendo nel bosco mi insinua il dubbio di aver sbagliato strada.
Proseguo comunque e poco dopo incrocio un sentiero molto più marcato dove ritrovo le indicazioni che portano al bellissimo Vallone di Courtod, scavato e modellato dal ghiaccio e attraversato dal torrente che placido disegna docili curve tra pascoli e sassi. L’atmosfera è da favola, c’è solo il suono dell’acqua del torrente e un paesaggio che con i suoi colori e le sue forme regala una gran serenità.
Alla mia sinistra si allungano il Gran Tournalin e la Roisetta, di fronte le vette delle Cime Bianche e alla mia destra si affaccia dalle creste il ghiacciaio del Ventina.
Continuo a salire arrivando ad un alpeggio dove pascolano alcune mucche e delle simpatiche capre con dalle lunghe corna, apprenderò dopo che si tratta di una razza autoctona chiamata “Valdostana”. Alle 12.00 raggiungo il Gran Lago con il lago del Ventina più in alto sulla destra e proseguendo più volte mi giro ad ammirare queste due perle dal colore blu intenso incastonate in questo angolo della valle.
Dopo circa una mezz’ora raggiungo il Colle delle Cime Bianche a 2.982 m s.l.m. e per la prima volta mi appare il Cervino ma che purtroppo è coperto in gran parte dalle nuvole. Ne scorgo la sua maestosa eleganza, con i suoi inconfondibili spigoli taglienti e le sue pareti verticali, scenario di tante imprese che hanno fatto sognare gli appassionati di alpinismo.
Mi fermo per un panino e inizio la discesa nella parte alta della Valtournenche nella zona di Breuil-Cervinia. All’emozione della vista del Cervino si sussegue la delusione per questa parte della valle, così segnata dalla mano dell’uomo che ha inciso ferite profonde in un paesaggio così bello.
Ovunque ci sono funivie, strade sterrate, impianti di innevamento e cabinovie e seppur capisco il valore economico/turistico per queste zone non posso che condannare tale abbrutimento.
Scendo ancora fino ai laghi delle Cime Bianche, con le loro acque dal colore turchese, ma non riuscendo ad apprezzarne la bellezza a causa del contesto “umano” in cui sono immerse, tiro avanti con lo sguardo in alto al ghiaccio e al rifugio Teodulo a 3.317 m, l’arrivo di oggi.
Ci sono delle rampe micidiali e la stanchezza, la quota e le ore di cammino già passate iniziano a farsi sentire nelle gambe.
All’attacco del ghiacciaio ritrovo i due spagnoli che erano al rif. Ferraro e con loro percorro gli ultimi metri di dislivello che ci separano dalla meta. Il tempo in alto peggiora e dobbiamo coprirci ma ormai siamo arrivati e ci infiliamo nel calduccio del rifugio dove prendo posto nella camerata e mi riscaldo con un thè. Intanto arrivano altri ospiti e si avvicina l’ora della cena, le previsioni meteo per il giorno dopo non sono belle ma poco importa, ognuno ripassa il suo programma per il mattino seguente. Peccato per la nebbia che non lascia intravedere nulla delle cime intorno, arriva il buio e piano piano tutti si infilano nei sacchi a pelo per il meritato riposo e pronti l’indomani a riprendere ognuno la propria strada.

 Quinta tappa : Rif. Teodulo - Zermatt
Dislivello in salita: 0 m - Dislivello in discesa: 1701 m

Al mattino c’è un tempo pessimo, butto uno sguardo dalla finestra della stanza e non manca nulla, nebbia, neve mista ad acqua e vento non lasciano spazio all’immaginazione sul clima fuori dal rifugio.
Faccio colazione con calma, mi copro ed esco solitario sul ghiacciaio in direzione di Trockener Steg (2939 m s.l.m.), una stazione della funivia che sale da Zermatt e collegamento tra il Cervino e il Breithorn, nella parte bassa del ghiacciaio del Teodulo.
Da qui prendo il sentiero sulla destra che scende verso la famosa località Svizzera e dopo circa tre ore di cammino sotto la pioggia sono a Zeramtt. Purtroppo l’ostello che avevo prenotato apre alle 16.00 ma devo trovare un posto al caldo per togliermi un po’ l’umidità di dosso anche se per fortunata non sono bagnato…santo gore-tex, sempre sia lodato!! Mi infilo in un caffè e con molta calma assaporo una tisana e un’ottimo dolce al cioccolato riprendendo po’ di energie e lasciando riposare le gambe provate dalla lunga discesa.
All’orario di apertura sono alla reception per il check-in e dopo una doccia ne approfitto per fare un giro nella bella e “cara” cittadina svizzera. All’inizio quasi mi sento a disagio in tutto questo ordine e questa compostezza, il paese è un gioiellino in tutti i sensi e per le strade silenziose e pulitissime non circola neanche una macchina. Peccato per prezzi altissimi, la tipologia di turisti che si vedono in giro la dice lunga sul budget necessario per una vacanza prolungata da questa parti.
Finisco la giornata curiosando tra i negozi del centro e dopo cena torno all’ostello per la notte.

 Sesta tappa: Zermatt – Cresta Hornli
Dislivello in salita: 677 m - Dislivello in discesa: 677 m

Avevo pensato di dedicare questa giornata al riposo ma al mattino trovo un tempo splendido e in cielo non c’è l’ombra di una nuvola. Finalmente posso ammirare estasiato l’austera e spettacolare piramide della parete nord del Cervino, divenuta ormai il simbolo più famoso della Svizzera.
Non ho dubbi…preparo lo zaino, mi procuro qualcosa per il pranzo e faccio il biglietto per la funivia fino a Schwarzsee (2583 m s.l.m.), si torna lassù, il richiamo è troppo forte per sprecare una giornata così a valle. Voglio arrivare fino all’attacco della cresta Hornli, per ammirare da vicino questa montagna che tanto mi affascina.
Quando scendo alla stazione della funivia resto rapito dalla grandiosa visuale, sono emozionato e non riesco a trattenere la gioia per trovarmi così vicino a tale meraviglia, a due passi da questa montagna e dal suo mito.
Inizio a percorrere il sentiero che porta verso la cresta ma poco dopo sono costretto a fermarmi per un dolore al piede sinistro. Ieri, camminando per Zermatt, ho lasciato slacciati gli scarponi che mi hanno infiammato l’articolazione dell’alluce. Non demordo, tolgo gli scarponi e infilo i sandali che ho nello zaino e che fortunatamente non vanno a comprimermi la parte dolorante. Salgo agevolmente e supero qualche escursionista che guarda meravigliato le mie calzature da “alta” montagna, arrivando all’attacco della cresta in circa due ore. Cedo forse per la prima volta alla tentazione di un selfie, impossibile resistere…sono al settimo cielo e mi godo ogni istante di questo momento.
Il pensiero va a Walter Bonatti e alla sua eroica impresa del 1965 in solitaria sulla Nord del Cervino, in pieno inverno. Ora che sono qui, al cospetto di questa austera e monumentale parete, non posso che provare ancora più ammirazione per quell’uomo straordinario che compiendo imprese irripetibili ha scritto pagine storiche dell’alpinismo.
Scendo non senza qualche difficoltà il sentiero di andata fino alla stazione della funivia che mi riporterà a Zermatt e anche se sono ormai zoppicante per il dolore al piede non importa, sono contento di essere arrivato fin qui e di aver concluso la mia avventura con questa giornata. Mi volto indietro per un ultimo saluto ma in cuor mio so già che è solo un arrivederci.