Mombran (Uja di) da Forno Alpi Graie e il Passo delle Lose

difficoltà: EE   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Varie
quota partenza (m): 1220
quota vetta/quota massima (m): 2954
dislivello salita totale (m): 1734

copertura rete mobile
wind : 80% di copertura
no operato : 0% di copertura

contributors: otaner
ultima revisione: 16/03/10

località partenza: Forno Alpi Graie (Groscavallo , TO )

punti appoggio: Rifugio Daviso - Albergo Savoia (Forno A.G.)

cartografia: IGC N. 103 scala 1:25.000

bibliografia: Guida dei Monti d'Italia: Alpi Graie Meridionali - In Cima 70 normali nelle Valli di Lanzo (M.Blatto

note tecniche:
L'itinerario descritto prevede un percorso ad anello di due giorni. Partenza da Forno A.G., vallone della Gura fino al Rifugio Daviso. Secondo giorno: Rifugio Daviso-Bivacco Ferreri-passo delle Lose- Uia di Mombran-passo delle Lose-Forno A. G. per il vallone di Sea

descrizione itinerario:
da Forno Alpi Graie ci si inoltra nel vallone della Gura per il sentiero n. 315 e in circa tre ore di marcia si arriva al rifugio Daviso.
Dal rifugio Paolo Daviso 2280 m, s’imbocca una traccia di sentiero in discesa che inizia sul lato ovest della costruzione. Con questa, raggiungere il fondo del marcato canalone della Gura, inciso dal rio omonimo che si origina dal soprastante ghiacciaio del Martellot.
Attraversarlo alla meglio e reperire una traccia di sentiero, ora più marcato e segnalato, sulla sua sponda destra idrografica (20 min). Attraversare in leggera ascesa il costone e poi un nuovo rio, raggiungendo in breve la costruzione del vecchio ricovero Eugenio Ferreri 2216 m (20 min).
Seguire sempre in ascesa l’evidente sentiero e aggirare un costone roccioso, guadagnando così il filo della vecchia morena su cui sale la traccia che porta al bivacco Rivero.
Abbandonarla quasi subito e portarsi sul ciglio della marcata incisione franosa, sul fondo della quale scorre il rio di fusione del bacino glaciale del Mulinet. Esso origina più a valle, la bella cascata di Bramafam. Reperire visivamente sulla sponda opposta di detta incisione, un grosso ometto di pietre e una tacca di vernice bianca. Scendere sul fondo con cautela, rimontare la sponda opposta e guadagnare il suo lato destro idrografico. Si procede ora in direzione sud est, puntando direttamente contro la bastionata rocciosa costituita dal versante settentrionale del complesso della Costiera Malatret, seguendo gli ometti e i bollini che risalgono un conoide di pietrisco.
Due grosse tacche di vernice bianca e rossa sulla parete dirimpettaia, perfettamente visibili, segnalano l’accesso al sentiero che incide la bastionata (40 minuti).
Rimontare una strettoia rocciosa e guadagnare l’esile cengia superiore. Percorrerla in leggera ascesa in direzione sud (cautela), fino a superare un piccolo gradino roccioso.
Esso difende un pendio erboso e pietroso, che muore contro la parete superiore. Rimontarlo e raggiungere la base di un breve muretto (bollino visibile).
Vincerlo con un breve passaggio elementare e reperire la successiva cengia questa volta più larga ma più ripida.
Detta cengia si presenta, ad un certo punto, sbarrata da un grosso masso addossato alla parete. Esso origina uno stretto orifizio dentro il quale occorre procedere carponi dopo aver passato avanti gli zaini (40 min). Proseguire sempre in marcata ascesa, sempre su terreno ben segnalato, fino a raggiungere un grosso masso, ove una freccia di vernice rossa segnala bidirezionale, sia l’accesso al canalone che si apre in direzione sud, sia la cengia appena percorsa (2600 m circa; 20 min).
Di qui occorre salire per pietrame (o neve dura fino a tarda stagione), tenendosi di preferenza sul lato destro (salendo).
Evitare alcune insidiose placche rocciose e, con brevi passaggi su cenge erbose, riportarsi al centro del canale, interessato da una pietraia.
In breve, piegare a sinistra per banchi rocciosi fessurati e, senza alcuna difficoltà, aggirare così un sistema di fasce rocciose frontale. Per un breve pendio di pietrisco, raggiungere la sommità del Passo delle Lose (2866 m; ore l; ore 3, 20 dal Rifugio Paolo Daviso).
Si prosegue tra grossi blocchi di roccia a destra verso la cresta e si raggiunge la vetta senza percorso obbligato.

Discesa:
Dal colle, seguire subito a destra (sul versante del vallone di Sea), una stretta cengia rocciosa che permette di evitare le sottostanti fasce rocciose,
Scendere così con un breve passaggio elementare, nell’ampio canalone sottostante, interessato da una grossa pietraia (ometti).
Tenersi di preferenza sulla destra e guadagnare una zona pianeggiante alla base, dove tacche di vernice rossa e ometti conducono su un bello spalto panoramico, caratterizzato da rocce montonate (30 min).
Si scende in direzione sud ovest su terreno facile e abbastanza ben segnalato, passando sotto alcuni banchi rocciosi.
La traccia si fa via via più evidente intorno ai 2500 m di quota, piegando poi in decisa direzione sud, in una bella conca con pascoli. Si scende senza difficoltà fino al bellissimo Pian Giovanot e poi, piegando ad ovest, al sottostante Gias della Piatou 2189 m (ore l).
Si oltrepassa il gruppo di baite procedendo sempre in direzione ovest e ci si raccorda al sentiero segnato 308, che conduce al Colle di Sea.
Salire su una serie di dossi erbosi e guadagnare la costruzione del Bivacco Fassero - Soardi 2297 m (ore l; ore 2,30 dal Passo delle Lose).


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