Perti (Rocca di) Via con la Pioggia

difficoltà: 5c / 5b obbl
esposizione arrampicata: Nord
quota base arrampicata (m): 200
sviluppo arrampicata (m): 80

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: Rello
ultima revisione: 30/06/14

località partenza: Perti nord (Finale ligure , SV )

accesso:
Dall'area di sosta dei Cianassi a Perti nord si prende il sentiero che sale alla Rocca, ignorando sia il primo bivio che conduce allo Spigolo Nord, sia il secondo bivio che conduce all'attacco delle storiche vie "Avanzini/Rossa" e "Via col Vento". Si prosegue quindi sempre in direzione del mare, fino al margine sx della parete Nord, dove si trova il grottino con la falesia attrezzata del Bric della Croce. L'attacco della via si trova sul lato opposto della falesia, poco oltre (proprio dietro) l'ultimo tiro (breve traccia in discesa nel bosco)

note tecniche:
Percorso breve e discontinuo che risale con andamento diagonale il margine sx della parete Nord di Rocca dei Perti, con qualche passaggio di difficoltà J1 e J2 della scala “Jungle”, in uso sulle montagne dell’Amazzonia... Ciò nonostante, la via è interessante, perchè segue la linea di maggior debolezza, con protezioni tradizionali (chiodi da fessura sempre ben posizionati). Vista la comodità di accesso (lungo il sentiero di discesa da altre e più belle vie della parete nord) si presta bene come vietta di chiusura della giornata, per non perdere il gusto e l’abitudine delle protezioni tradizionali. Astenersi arrampicatori sportivi e puristi della roccia.

descrizione itinerario:
L1 (25m.)
Si attacca un breve diedro di roccia molto articolata (clessidra con cordino, IV) che consente di accedere a un’evidente rampa terrosa, ascendente verso dx, interrotta da vari alberelli. Al termine della rampa si prosegue sempre nella stessa direzione, afferrando una fessura sul fondo di rocce più ripide ma ben gradinate (1 chiodo, passi II e III). Si raggiunge così un terrazzino un po’ inclinato all’attacco di un secondo diedro di roccia maggiormente liscia e compatta (sosta su 2 chiodi collegati da un cordino).

L2 (15m.)
Il diedro si supera al suo fondo, con un movimento atletico e deciso, dopo aver rinviato un bel chiodo angolare, inizialmente invisibile (V). Raggiunto il soprastante terrazzo, si prosegue sempre verso dx, andando ad attaccare un muretto di roccia ben fessurata (ottimi nuts e friends). Anche in questo caso, si vince il passaggio dopo aver rinviato un bel chiodo angolare, più evidente del precedente. La fessura è abbastanza generosa, ma il muretto è leggermente strapiombante, ragion per cui occorre una combinazione di movimenti piuttosto intensi (V+). Si raggiunge così un secondo terrazzo con un alberello di ginepro, proprio di fronte ad una comoda nicchia (sosta su clessidra attrezzata all’interno della nicchia, con due cordini uniti da 1 maillon).

L3 (10m.)
Breve tiri di collegamento, da fare in traverso verso dx, su vaga cengetta. Dopo poco si afferra una bella fessura orizzontale, per superare un breve passo in aderenza (II+, 1 chiodo); si rimonta quindi una rampetta terrosa, per raggiungere il ceppo di un alberello di quercia, al di sotto di un’evidente fessura verticale (sosta su 2 chiodi collegati da un cordino).

L4 (30m.)
Ecco il tiro che vale la via. Si raggiunge la fessura verticale con un bel passo atletico e, afferrato il suo margine più sporgente, s’inizia a salire, dopo aver rinviato un primo chiodo posto a sx (V). La fessura si mantiene verticale e sostenuta fino al termine, quando entra in un breve diedro e muore sotto una fascia di rocce strapiombanti (V+ con passo alla Dulfer; lungo chiodo arrugginito all’interno della fessura). Si poggia quindi sulla placca di dx, per raggiungere un chiodo angolare, dal quale s’inizia a traversare, proprio al di sotto della fascia strapiombante, in direzione di un evidente chiodo universale, ben messo ma un po’ inquietante, perché collocato in perpendicolare nell’unico buco al centro di un liscio scudo di roccia (VI/A0). Si raggiunge così una clessidra attrezzata con cordino, da dove si riparte in diagonale (sempre verso dx) per aggirare il margine dello strapiombo, verso un terrazzino alberato (V; 1 chiodo un po’ nascosto); di qui parte un breve canalino piuttosto invaso dalle piante, che conduce in verticale verso l’uscita (III). Se si preferisce recuperare il compagno sorvegliando bene il delicato traverso, conviene attrezzare una sosta sugli alberelli del terrazzino; in alternativa, si può evitare di fare un quinto tiro di pochi metri, attrezzando la sosta al termine del canalino, su solido pilastrino da abbracciare con una fettuccia di generose dimensioni.

altre annotazioni:
Si tratta di una via in stile "antico" aperta nel 2007 da L. Pizzorni & compagni, già censita nelle più recenti edizioni delle guide di Tomassini e di Gallo.