Avic (Mont) da Veulla

tipo itinerario: attraversa pendii ripidi
difficoltà: BRA / PD-   [scala difficoltà]
esposizione: Est
quota partenza (m): 1298
quota vetta/quota massima (m): 3006
dislivello totale (m): 1708

copertura rete mobile
wind : 60% di copertura
altri : 60% di copertura

contributors: barrosismo
ultima revisione: 14/04/14

località partenza: Veulla (Champdepraz , AO )

punti appoggio: Agriturismo Pra Oursie (1794 m)

cartografia: IGC Ivrea Biella Bassa Valle d'Aosta

bibliografia: Guida dei Monti di Italia Emilius-Rosa dei Banchi

accesso:
Risalire la valle di Champdepraz fino alla località Veulla, parcheggio comodo nei pressi dell'Ente Parco o dell'hotel Mont Avic.

note tecniche:
Itinerario che necessita neve sicura e che presenta difficoltà alpinistiche nella parte finale. Una corda da 20 m risulta molto utile.

descrizione itinerario:
Lasciata l'auto nel parcheggio di Veulla (fontana ad inizio stradina prima della chiesa), si segue l'itinerario che sale nel fondovalle su mulattiera per una decina di minuti.
Si prende un sentierino che taglia sulla destra, cartello indicatore sentiero n°7-7b per Colle Varotta/Mont Barbeston, si sale nel bosco di pini uncinati fino ad arrivare ad una valletta umida che precede il Ru Chevrère, canale irriguo costruito nel medioevo che segna il confine del parco in questa zona.
Si continua quindi in diagonale verso sinistra passando accanto ad una sorgente; si sbuca infine sui pascoli che in breve conducono all'alpeggio di Pra Oursie, ripristinato a cura dell'Ente Parco (1794 m).
Superate le baite, si imbocca il sentiero per il Col Varotta (segnavia n°7), passando a monte di una capannina meteorologica e di alcuni pannelli descrittivi del paesaggio, entrando poi nel bosco. Si sbuca quindi in una conca dominata da una parete rocciosa strapiombante, da dove si prosegue sulla destra verso il Col Varotta.
Si risale quest’ultimo fino a quando diviene evidente sulla sinistra una diramazione (2430 m) che conduce ai canali che sfociano sulla cresta nord dell’Avic. Si traversa quindi verso sinistra e si arriva nella valletta sotto l’Avic.
Fino all’edificio sommitale i pendii attraversati sono sempre ripidi, necessitano buona tecnica e soprattutto neve sicura.
Si sale con il Mont Ruvi sulla destra ed il panorama che man mano si allarga. Occorre puntare dritto verso la sommità dell’Avic, la madonnina è visibile da quota 2700 m circa. Non occorre arrivare fino al crinale di confine del parco, ma senza percorso obbligato procedere fin sotto la parte rocciosa terminale. Si obliqua verso sinistra (neve spesso ventata, ramponi utili) e seguendo gli ometti si ha accesso alla parte alpinistica. La valutazione F+, a mio parere, ci sta tutta. Un passaggio di 2° è provvisto di una corda fissa (fissata con due spit, catena e maillon ad un roccione, verificarne la tenuta in quanto è una zona soggetta a caduta sassi). Con alcuni passi di misto si perviene ad un ripido pendio, circa 30 m a 35-40°. Superato questo si gira verso sx (ometto molto grande) e con altri passaggi non banalissimi ed esposti, facendo attenzione alla roccia spesso mobile, si arriva ad un ultimo ostico passaggio. Con un tratto in roccia di 2°, od una facile ma molto esposta traversata di circa 4-5 m su neve verso destra si mette piede sul piccolo piano di vetta.
La discesa si effettua lungo lo stesso itinerario.