Sordo (Monte) Pilastro di Mu

difficoltà: 6a / 5b obbl / A1
esposizione arrampicata: Sud
quota base arrampicata (m): 250
sviluppo arrampicata (m): 100
dislivello avvicinamento (m): 50

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: Rello
ultima revisione: 16/03/14

località partenza: Perti (Finale ligure , SV )

accesso:
dall'area di parcheggio dei "Cianassi" si imbocca la strada sterrata e successivo sentiero che conduce alla grotta della Pollera. Dopo aver attraversato il fosso lo si costeggia in riva sx idrografica, lungo antiche fasce terrazzate, che poi si risalgono per tracce di sentiero (ometti) fino al classico settore dell'Alveare. Di qui per ulteriore evidente traccia che costeggia la falesia verso dx, si raggiunge la Placca di Mu, dove attaccano le vie "dei Nesci" e "Excalibur". La traccia prosegue ora in discesa per poche decine di metri, fino a doppiare un primo spigolo nel punto pù basso della falesia, e risalire quindi all'attacco delle vie.

note tecniche:
Dopo il terzo tiro tutte le vie terminano su comoda cengia alberata, seguendo la quale (verso sx) si può raggiungere la nicchia con la S2 della via “Excalibur”, oppure (verso dx) scendere all’attacco delle vie per mezzo di un canale. In ogni caso, dopo il quarto tiro è possibile scendere con un’unica lunga calata sulla via “dei Nesci” (due mezze corde da 60 m. arrivano abbondanti, mentre due da 50 m. sono appena sufficienti).

descrizione itinerario:
Via di sinistra (via dello spigolo)
La via si sviluppa seguendo un vago spigolo, maggiormente marcato e aereo nei due tiri centrali.

L1: Si parte sulla placca a sx dello spigolo, salendo in direzione dello stesso; raggiunta una nicchia terrosa si passa a dx del filo con un passo delicato ed esposto, fino alla soprastante spalletta (V piuttosto continuo); di qui si raggiunge un ripido muretto fessurato (V+, breve passo), che conduce ad un terrazzino alberato sotto la parte più marcata dello spigolo (sosta con catena sul margine dx del terrazzino);

L2: dalla sosta si sale un breve caminetto che conduce a un pulpito a dx dello spigolo (IV); occorre ora rimontare sullo spigolo dopo aver rinviato, con un breve passo alla dulfer (V+, appigli nascosti oltre il filo dello spigolo). Si segue quindi lo spigolo, aereo ma piuttosto abbattuto, sfruttando anche una lama obliqua, dopo la quale occorre ritornare a salire in aderenza sul filo (V) fino al suo termine (sosta con catena su piccolo gradino);

L3: lo spigolo ora si raddrizza bruscamente; si prosegue quindi su roccia inizialmente ben lavorata (V), poi più avara e verticale, fino a raggiungere due belle rigole parallele scavate dall’acqua, all’inizio molto lisce e svase, proprio sul margine più esposto dello spigolo, subito a sx del suo filo (VI-). A dx del filo, infatti, la roccia strapiomba sui diedri della “via di centro”; a sx, invece, traversando su placca si può raggiungere un canale terroso, che conduce alla S2 della via “Excalibur”. Inoltre, sempre sulla placca di sx, si posso sfruttare un paio di belle clessidre per aggirare il passaggio più difficile ed esposto (V), e rientrare poi verso lo spigolo dove le rigole parallele sono più coricate e più profonde (sosta con catena al termine delle rigole, oppure più in alto sulla cengia, al di sotto di una fascia strapiombante);

L4: lo spigolo s’interrompe su una comoda cengia alberata, sormontata da una fascia strapiombante, che si supera salendo in obliquo a dx della catena di sosta, lungo un vago diedro fessurato, molto aperto e strapiombante. Dopo il secondo resinato la fessura è molto difficile da tenere; in compenso, è possibile azzerare il passaggio piazzando uno (o due) buoni nuts (VI/A1). Superato lo strapiombo, si proseguendo fino alla sommità per facili muretti (sosta con catena su comodo terrazzino).

Via di centro (via dei diedri)
La via è caratterizzata da un traverso ascendente verso sx (seconda lunghezza) che conduce alla base di un bel sistema di diedri (terza lunghezza).

L1: la via attacca in corrispondenza di un intaglio tra la parete e un masso coricato alla sua base, che forma una specie di pulpito. Si sale verso dx per placca piuttosto delicata, fino ad afferrare un piccolo gradino, che si può rimontare direttamente con un movimento violento (V+), oppure aggirare a dx, appoggiando su una facile rampetta. Dal gradino si prende una lama staccata obliqua all’altezza di un alberello di ginepro, che si segue salendo sulla placca a dx della stessa (IV+), fino al suo termine, quando si esce verso sx su terrazzino (sosta con catena qualche metro sotto una solida pianta di leccio);

L2: afferrando un’ulteriore lama staccata verso sx, si risale un breve canalino un po’ liscio (IV+, 1 passo). Si prosegue poi per roccia più articolata, fin all’altezza di una placca solcata da una colata scura (IV) sopra la quale si inizia a traversare verso sx, al di sotto di un cespuglio di ginepro. Raggiunto il margine della placca vicino allo spigolo, si risalire per buoni buchi e belle rigolette, fino al soprastante comoda nicchia (IV+), sotto una pancia di roccia sormontata da un piccolo tetto (sosta con catena nella parte più appoggiata della nicchia);

L3: il piccolo tetto si salda a sx con lo spigolo, formando un breve diedro strapiombante; sfruttando con le mani la bella fessura che si stringe sul fondo (ottimo friend per proteggere il passaggio tra il primo e il secondo resinato) si esce verso dx sulla placca soprastante al tettino (V+). Si sale quindi più facilmente in direzione di un altro bel diedro (IV), che poi tende a chiudersi formando una specie abside; dopo aver rinviato sul lato dx, si supera la strozzatura sempre in spaccata, afferrando ottime vasche in alto sul lato sx (V+).
Si prosegue quindi nel diedro poggiando sul suo lato dx, con belle rigole che conducono ad una nicchia terrosa, dalla quale si esce alla meglio, fino alla soprastante cengia alberata (sosta a sx con catena al di sotto della fascia strapiombante, oppure più a dx all’ombra dei primi alberi);

L4: con un breve trasferimento a piedi verso dx si raggiunge il punto più alto della cengia alberata, in un’ampia nicchia terrosa, da dove la via prosegue verso sx, aggirando così la fascia strapiombante sul lato più abbattuto e gradinato, per facili rampe e brevi diedri (IV) che conducono alla sommità del pilastro (sosta con catena su comodo terrazzino, oppure ancora più in alto, oltre un breve passaggio protetto da una clessidra con cordino, su due resinati da collegare).

Via di destra (via delle fessure)
Dopo la seconda lunghezza, la via è caratterizzata da due possibilità; infatti, per mezzo di due diversi sistemi di fessure e lame, si può raggiungere e superare la soprastante pancia di roccia (nel caso della variante di sx) oppure aggirarla con minori difficoltà (nel caso della varianti di dx).

L1: Scendendo dal pulpito dove attacca la via di centro, con qualche passo in salita all’ombra del bosco si raggiunge la base di un bel muro ruvido e molto ripido. si supera il muro leggermente aggettante, con una rapida combinazione di movimenti, su buoni buchi piuttosto taglienti (V+). Dopo il terzo resinato, si può riprender fiato raggiungendo un alberello di leccio posto a sx, davanti a una piccola nicchia su comodo gradino. In ogni caso, l’arrampicata prosegue su bella placca verticale, poi maggiormente abbattuta, con movimenti meno atletici ma più delicati (V+) fino al termine del tiro (sosta con catena a dx di un solido leccio, poco sopra la S1 della “via di centro”);

L2: si prosegue in verticale verso un vago canalino, per rocce facili ma sporche (IV). Sotto il terzo resinato occorre prestare attenzione a un masso invitante, apparentemente solido. Si raggiunge quindi un muretto più ripido ma ricco di appigli, che si supera da sx verso dx (IV+) in direzione di un ceppo di alberelli sul margine di un solido parapetto di roccia (sosta con catena proprio di fronte al ceppo, oppure due resinati da collegare più a dx, al termine del parapetto);

L3A: salendo in obliquo a sx si raggiunge la base di una buona fessura verticale con generose lame, che conduce fin sotto una pancia di roccia (IV+) in vista di una fessura aggettante, che si raggiunge afferrando buoni appigli sporgenti, con passaggio esposto ben sopra il resinato (V+). Superata così la pancia di roccia, si guadagna un grosso e rassicurante buco, dal quale occorre proseguire in obliquo verso sx, seguendo lunghe rigole molto nette, da risalire molto in aderenza (VI-) fino alla soprastante cengia alberata (sosta con catena all’ombra dei primi alberi);

L3B: dalla sosta si sale in diagonale a dx superando un paio di muretti con grossi buchi (IV) fino a raggiungere la base di una bella fessura verticale, con lame sporgenti e affilate (a volte molto sottili: prestare attenzione) che si segue appoggiando sulla placca dx, molto ripida ma sempre ben appigliata (V, piuttosto continuo). Un ultimo muretto con belle rigole conduce ad una nicchia con il solito alberello sempreverde. Dalla nicchia si esce scavalcando il bordo verso dx con breve passo esposto in aderenza (V+) per proseguire poi su rocce più scolpite, fino a uscire sulla soprastante cengia alberata (sosta con catena all’ombra dei primi alberi);

L4: Con un breve trasferimento a piedi verso dx si raggiunge il punto più alto della cengia alberata, in un’ampia nicchia terrosa, da dove la via prosegue verso dx, su rampa prima abbattuata, ma poi sempre più ripida, fin sotto un muretto verticale solcato da ampie rigole. (IV+) Trovando ora alcuni buoni buchi un po’ nascosti, e sfruttando al meglio la caratteristica morfologia delle rigole, si esce sulla soprastante placca con pochi movimenti, in direzione di una pianta di ginepro (V+). Proprio sotto l’alberello si prosegue con un breve passo esposto in traverso verso sx, per afferrare e risalire un breve e stretto caminetto (IV), che conduce sul terrazzino di sosta nel punto più alto della struttura (sosta su due resinati da collegare).

altre annotazioni:
Si tratta di una serie di vie relativamente nuove (aperte ormai da un paio d'anni, ma non ancora segnalate nelle guide) generosamente attrezzate con fittoni resinati e catene, frutto di un imponente lavoro di ripulitura, comunque abbastanza rispettoso dell'ambiente; sono state infatti preservate una serie di belle piante sempreverdi (lecci e ginepri) che non intralciano mai l'arrampicata (anzi ...)