Magnin (Parej del) da Fondo per il Colle del Prà

difficoltà: EE/F   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Sud-Est
quota partenza (m): 1074
quota vetta/quota massima (m): 2818
dislivello salita totale (m): 1770

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: Blin1950
ultima revisione: 02/08/13

località partenza: Località Fondo di Traversella (Traversella , TO )

cartografia: MU Edizioni - Carta della Valchiusella

bibliografia: Valchiusella a piedi - Matteo Antonicelli

note tecniche:
La Parej del Magnin è la sommità SSW del Monfandì, da cui si stacca l’importante e imponente crestone divisorio della Val Soana e Chiusella.
Vedere la guida “Valchiusella a piedi” di Matteo Antonicelli. Itinerario n° 96 Parej del Magnin ed Itinerario n° 95 Monfandì per la discesa.

descrizione itinerario:
Da Fondo, seguendo il sentiero GTA, raggiungere Tallorno. A sinistra attraversare il ponte e l'abitato incontrando la sterrata da percorrere per un tratto fino a trovare il sentiero segnato n. 12 sulla sinistra. Seguire il sentiero che sale nel bosco, supera il rio principale e continua a salire superando diverse baite e dopo aver riattraversato il rio giunge alla conca paludosa del lago Creus. Seguire per un tratto il sentiero nel piano poi svoltare a sinistra attraversare il torrente e risalire varie gibbosità di rocce montonate sino ad arrivare al lago Sucal. Seguire sempre il sentiero che risale ora lungo il torrente, poi con un paio di giravolte raggiunge l'Alpe Prà. Proseguire dietro l'alpe, in direzione sud-ovest, giunti ad una seconda baita si scende leggermente in una bella conca erbosa e dopo un piccolo rio, bivio con scritta FURCE, lasciare il sentiero in discesa, quota 2300 circa, seguire ora il sentiero dapprima pianeggiante poi sale a contornare il contrafforte roccioso e giunge ai ruderi della baita Prà di Garella. Risalire ora in vista del colle, con un traverso ascensionale su pendio erboso, poi si supera una piccola pietraia, ci si alza su un nuovo pendio per lo più erboso e si giunge alla conca posta alla base del Colle Orientale di Pian Tallono; risalire ora sul lato destro il pendio erboso che risale fra due salti rocciosi, piegare a sinistra sopra il salto e poco dopo piegando a destra si sale alla visibile massima depressione del Colle del Prà, m. 2678. Dal colle, davanti al primo spuntone roccioso, si taglia in piano su ripido pendio erboso, versante Chiusella, e si giunge ad un canalino erboso, lo si risale fin quasi alla sommità poi si devia nuovamente a destra e su evidente traccia di animali, si giunge ad un secondo canalino parallelo al primo, che risalito giunge ad una finestra esposta che da sul lago Goiassa. Ora occorre salire sul filo di cresta perlopiù rocciosa, facile ma molto esile ed esposta di circa una decina di metri, segue un tratto più facile su erba e si giunge ad un primo intaglio che si raggiunge abbassandoci sul versante Chiusella su roccette; dall’intaglio sul lato opposto ci si alza con facile ma esposta arrampicata, un tratto di qualche metro, raggiunta la sommità del cucuzzolo, di quota 2804, si riscende su rocce facili al secondo intaglio e con un facile traverso su pendio di erba olina, lungo una cengia orizzontale, si raggiunge la cresta spartiacque un po’ a monte della vetta; da questo punto si inverte senso di marcia, si muove su facile cresta e si raggiunge l’ometto di vetta, m. 2818. In discesa, consiglierei di raggiungere la vicina vetta del Monfandì e scendere lungo la sua via di salita, andando ad intercettare il sentiero n° 8 e per fare il giro più largo ed interessante, andare al Lago Liamau, quindi alla Bocchetta dei Buré, Alpe Buré e Lago Creus dove si riprende il sentiero di salita.

altre annotazioni:
Il nome “Parej del Magnin” che letteralmente tradotto significa “la parete dello stagnino”, fin dai tempi era così nominata, perché ai suoi piedi attraverso i Colli Prà e Pian Tallono, transitavano i “Magnin della Val Soana” diretti verso Ivrea, il vercellese e si spingevano fino a Como dove andavano a svolgere la loro attività di stagninatori e riparatori di pentolame in rame; attività appunto stagionale che iniziava dall’autunno e si protraeva fino alla primavera quando facevano nuovamente ritorno alle loro famiglie.