Cresta della Croce (cima Giovanni Paolo II) versante Est + integrale cresta da Sud

difficoltà: PD   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Varie
quota partenza (m): 1641
quota vetta (m): 3315
dislivello complessivo (m): 265

copertura rete mobile
vodafone : 0% di copertura

contributors: DannatoGenteDotta
ultima revisione: 30/07/13

località partenza: rifugio "Adamello Collini" al Bedole (Vermiglio , TN )

punti appoggio: rifugio "Caduti dell'Adamello" alla Lobbia alta; rifugio "Città di Trento" al Mandrone

bibliografia: Guide Monti d'Italia TCI/CAI - Adamello vol. I

accesso:
dall' Autostrada del Brennero si esce al casello di Trento Sud e ci si dirige sulla statale (237) verso Tione e (239)Pinzolo-Madonna di Campiglio.
A Pinzolo si prosegue per Carisolo, raggiunto il quale si svolta a sinistra per prendere la lunga (17 km) strada che percorre la Val di Genova (a pagamento, e con accesso regolamentato nei mesi estivi, consigliabile assumere informazioni in precedenza).
Si lascia la macchina al parcheggio di Malga Bedole, 10'-15' a piedi dal rifugio "Adamello Collini" al Bedole (1641 m), che si raggiunge per comodo stradone.

note tecniche:
Salita su ghiacciaio che necessita di buona esperienza di attraversamento di ghiacciai e di un minimo di senso dell'orientamento.
Necessaria attrezzatura da ghiacciaio (ramponi, piccozza, corda, cordini per prusik/machard, viti da ghiaccio e corpi morti) per l'attraversamento della Vedretta del Mandrone.
Per la salita su Cresta della Croce, utili longe e moschettoni a ghiera, qualche fettuccia e moschettoni normali. La via è munita di qualche catena nel canalino Est iniziale, e di spit lungo la modestamente inclinata placca che porta alla cresta dal passo del Dosson.

descrizione itinerario:
I giorno
Dal rifugio "Adamello Collini" (1641 m) al Bedole si prende il sentiero che risalendo con numerose (90 !) svolte la Val Ronchina porta al rifugio "Città di Trento" al Mandrone (2449 m).
Poco rima di arrivare al rifugio, cose interessanti da vedere (rovine della Leipziger Huette del DO&AV, il vecchio rifugio Mandrone trasformato in picolo museo glaciologico, cimiterino di guerra con 11 tombe, chiesetta). Circa 800 m di dislivello e 1h45'-2h30' fin qui, a seconda di carico e allenamento.

Dal rifugio "Città di Trento" si punta ora alla Vedretta del Mandrone, seguendo un ben segnalato sentiero che per parecchio tempo purtroppo avvicina ma non fa guadagnare assolutamente quota. Si sale sulla morena e, a seconda delle condizioni del ghiacciaio: a) si punta a sinistra (fronte marcia) seguendo le segnalazioni verso la cosiddetta "valletta" (un avvallamento circa 30 m sotto la morena, da cui comincia il ghiacciaio); b) si continua a salire sulla destra per raggiungere un promontorio sulla destra (fronte marcia; in realtà sinistra orografica)del ghiacciaio, da cui si attraversa lo stesso ghiacciaio in direzione dello sperone occidentale della Lobbia alta. Consiglio in generale a) specie se il ghiacciaio è coperto (i numerosi e più ampi crepacci dell'attraversamento previsto da b) risulteranno più insidiosi.
Alla base dello sperone occidentale della Lobbia alta, comincia una regolare ma pittosto ripida salita verso il rifugio "Caduti dell'Adamello" (3040m), che presto compare alla vista, sulla sinistra, abbarbicato alle pendici della Lobbia alta, e che si raggiunge con un ultimo giro a semicerchio verso sinistra doipo aver sfiorato il Passo della Lobbia alta.
In 2h45'-3h dal rifugio "Città di Trento" (poco dislivello, 600 m, ma molto sviluppo).

II giorno
Si valica il vicino Passo della Lobbia alta, e si costeggia in legera salita il versante Est dellaCresta della Croce,puntando alla fine un evidente canale-diedro che adduce al Passo della Croce (detto anche Passo del Dosson di Genova), la sella che separa Cresta della Croce (a sud) dal Dosson di GEnova (a nord). Si risale il diedro (passo iniziale di II+ obbligato, fino a raggiungere delle catene dopo una decina di metri. Si volge quindi a nord per percorre integralmente la cresta, passando all'inizio su placche modestamente inclinate e comunque ben attrezzate con spit. Si giunge per cresta al cannone 149G, e alla vera vetta di 3315 poco discosta. Si prosegue quindi per cresta su un tratto moderatamente esposto con un solo passaggio un po' "atletico" (si tratta di scavalcare un roccione liscio e calarsi per 2-3 metri, ma aiutati da un cordino a maniglie esistente in loco). Poi si segue un tratto più facile fino alla grande croce sulla pseudo-vetta alta 3307 m. Evidenti segni e frecce rosse sulla sinistra/versante Ovest indicano la discesa. Che va affrontata con delicatezza se ghiacciata, in quanto lo scivolo iniziale è un po' ripido. Arrivati a una selletta davanti al termine del pendio, si converge verso destra e si torna nuovamente sul versante Est della montagna, prendendo un altro piccolo scivolo (circa 4-5m). Alla base di questo saltino, si giran a sinistra/Nord per costeggiare il versante Est e rivalicare il Passo della Lobbia alta. Da lì in 5' al rifugio "Caduti dell'Adamello".

Naturalmente, il percorso integrale della cresta può essere seguito anche in senso inverso rispetto a quello proposto qui.

altre annotazioni:
cima conquistata dagli Alpini durante l'offensiva della primavera 1916. Vi fu trainato con grandi sforzi umani e logistici un 149G (denominato scherzosamente "l'ippopotamo", che è rimasto in loco con parte delle sue dotazioni.