Sentiero del Torion a Vezza d'Alba

difficoltà: E   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Varie
quota partenza (m): 210
dislivello salita totale (m): 290

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: Rocche_del_Roero
ultima revisione: 13/09/12

località partenza: Borbore di Vezza d’Alba (Vezza D'alba , CN )

cartografia: www.ecomuseodellerocche.it

bibliografia: www.ecomuseodellerocche.it

note tecniche:
Informazioni e mappe: reperibili in loco presso il Comune di Vezza d'Alba (Via Mazzini 29) l’Ufficio Turistico dell'Ecomuseo (P.zetta della Vecchia Segheria 2/B a Montà,Cn), oppure scaricabili online sul sito www.ecomuseodellerocche.it.

E' uno dei 4 Sentieri tematici ad anello presenti a Vezza d'Alba. Tutti i Sentieri sono palinati. E' possibile prolungare l'itinerario incrociando gli altri Sentieri. Si raccomanda di munirsi di cartina, dotarsi di scarpe adatte alle escursioni su fondi sconnessi, eventualmente di bastone o racchette da escursionismo. Nel periodo primaverile / estivo è consigliabile portarsi acqua da bere e barrette energetiche.

descrizione itinerario:
Il Sentiero del Torion si snoda lungo la pianura coltivata del rio Borbore e conduce ai versanti impervi di un bosco coltivato a ceduo: tra castagni e roverelle si ammirano i castelli e le pievi del Roero che si affacciano al Tanaro. Le vigne aggrappate ai crinali lasciano il posto alla pineta del Torion, il curioso edificio esagonale bombardato durante la 2^ guerra mondiale che troneggia dall’alto della collina del “Castellero” e che dà il nome al Sentiero.

L’itinerario:
Il Sentiero ha inizio nel centro della frazione Borbore di Vezza, dal piazzale antistante l’ampio edificio della Banca d’Alba ed in prossimità di un’ampia rotatoria. A pochi metri dal piazzale, in direzione del paese di Castagnito, si svolta a sinistra su Strada Varasca. All’altezza del grande caseggiato dell’Azienda Vinicola Casetta si svolta a destra su una strada pianeggiante che diventa presto inghiaiata; qui si procede per lungo tempo in pianura, tra campi coltivati e noccioleti, paralleli alla strada provinciale che si scorge in lontananza.
I campi sono intervallati da appezzamenti coltivati a pioppeto: nel periodo primaverile, tra gli alberi dall’altissimo fusto e in file perfettamente ordinate si può ammirare il suggestivo spettacolo della “neve dei pioppi”, i morbidi fiocchi bianchi che volano nell’aria; scientificamente chiamati “pappi”, i fiocchi altro non sono che le appendici piumose e leggere dell’albero che veicolano e favoriscono la diffusione dei semi grazie al vento. Secondo gli esperti non hanno potere allergenico. Proprio dai “pappi” deriva il nome anglosassone dell’albero, cottontree, (albero del cotone), anche se l’etimologia del nome “pioppo” pare derivi dal latino popolus (popolo) perché la folta chioma mossa dal vento produce un brusio che ricorda quello della folla.
Oltrepassati i pioppeti, il percorso pianeggiante prosegue tra orti e sontuose acacie che in primavera offrono spettacolari fioriture profumate. Ad un bivio si incontra, su una collinetta rialzata, un piloncino votivo affrescato: si procede diritto e si incrocia nuovamente un lungo pioppeto a sinistra. Al termine del pioppeto il Sentiero piega a destra e sale, con una decisa e ripida salita, lungo il crinale della collina dirimpetto. A sinistra iniziano ad affacciarsi acrobatici vigneti aggrappati ai crinali sabbiosi, mentre il sentiero sale e la vista inizia ad essere panoramica sulla valle del Borbore. Una svolta a destra ci introduce in un fitto bosco ombroso in cresta, con leggerissimi saliscendi, che si percorre per un lunghissimo tratto: qui si procede tra i castagni coltivati a ceduo, felci e muschio che apprezzano l’umidità del sottobosco.
Si esce dal bosco per un tratto di sentiero nuovamente panoramico e coltivato a vigne, stavolta più ampie e comode al lavoro dell’uomo, e la vista si apre improvvisa, a sinistra, sul paese di Castellinaldo e sull’antica pieve di San Servasio, che si erge solitaria sulla cima di un colle fitto di vegetazione.
Ci si immerge poi in un secondo tratto di bosco fitto e fresco, con numerosi saliscendi, e si giunge in una pineta: qui il terreno è asciutto e ricoperto da aghi di pino delle varie specie (…), A sinistra notiamo i castelli che si affacciano sulle creste collinari dirimpetto : il castello di Magliano Alfieri, dove il celebre drammaturgo Vittorio Alfieri soggiornò da bambino, e il castello dei Roero di Guarene con le sue eleganza settecentesca, disegnato dall’architetto Benedetto Giacinto Roero. Si giunge così al Torion, l’edificio esagonale costruito sul punto più alto della collina del “Castellero” di Vezza: la sua curiosa storia, narrata nell’apposita bacheca, ci spiega come fosse uno stravagante ciabòt di campagna costruito nel 1932, teatro però di un episodio di bombardamento durante la seconda guerra mondiale. I grossi fori aperti dalle granate dei cannoni sono visibili ancora oggi sull’esterno delle pareti. Lasciandovi alle spalle il Torion, il sentiero prosegue con una ripida discesa a zig zag e raggiunge nuovamente le case di strada Varasca, chiudendo così l’anello.