(Lauterbrunnen) Breithorn cresta SO

difficoltà: AD   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Sud-Ovest
quota partenza (m): 1763
quota vetta (m): 3780
dislivello complessivo (m): 2017

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: grivola
ultima revisione: 25/06/12

località partenza: Fafleralp (Blatten , Raron )

punti appoggio: Mutthornhütte 2900 m

cartografia: Landeskarte der Schweiz n. 264, Jungfrau

bibliografia: Vie del cielo, di Mario Colonel

note tecniche:
Lunga via di misto, molto varia, in un ambiente eccezionale.

descrizione itinerario:
Primo giorno: provenendo da Milano oltrepassare il passo del Sempione, scendere a Briga e procedere verso ovest. Superata Visp, si arriva a Steg e si seguono le indicazioni per la Lötschental, da percorrere per intero arrivando, dopo il paese di Blatten, al parcheggio di Fafleralp (a pagamento, 5 franchi al giorno).
Dal parcheggio salire brevemente in direzione nord-ovest andando a raggiungere una strada asfaltata che, superato un gruppo di case, diventa sterrata (non risalire la valle che conduce direttamente al parcheggio, non è il percorso giusto). Percorrerla e, prima di giungere ad un ponticello che sorpassa un torrente, svoltare a destra su un sentiero non molto segnato. L’itinerario prosegue costeggiando costantemente il torrente, tenendosi alla sua destra salendo, e seguendo segnavia bianchi e rossi. Prima di arrivare alla testata della valle (Uisters Tal) bisogna risalire i ripidi pendii sulla destra.
Lasciato sulla sinistra un minuscolo laghetto (Blausee), i segnavia lasciano il posto ad ometti di pietra che portano alla base del ghiacciaio. Con un lunghissimo traverso in pendenza modesta verso sinistra in direzione ovest si giunge ad un colletto appena a sinistra del punto in cui, dal ghiacciaio, emerge una cresta di rocce poco rilevata (3100 m di quota circa). Subito dopo il colletto si svolta bruscamente a destra e, con un lungo traverso in lieve pendenza verso nord-est, si giunge in circa mezz’ora alla Mütthornhutte ben visibile dall’alto (5 ore da Fafleralp al rifugio). Per tutto l’itinerario di salita non sono presenti indicazioni di sorta, né per il rifugio né per il Blausee.
Secondo giorno: dal rifugio risalire il ghiacciaio fino al punto più alto raggiunto il giorno precedente (appena a destra della cresta di rocce poco rilevata in direzione sud-est). Da qui proseguire in direzione ovest costeggiando sul versante sud prima la cresta di rocce e poi, con un paio di saliscendi, le pendici dello Tschingelhorn fino a giungere sotto un colletto glaciale da cui parte la lunga cresta di roccia che porta in cima al Breithorn (Wetterlücke, 3181 m).
Risalire la cresta rocciosa e superare un grande gendarme da cui bisogna successivamente scendere per riprendere la salita; in alternativa, qualora le condizioni del terreno lo permettano, si può costeggiare il primo tratto di cresta sul versante sud e risalire i ripidi pendii sovrastanti il ghiacciaio per andare a prendere il filo di cresta poco a destra dell’intaglio ad est del grande gendarme. Proseguire poi seguendo costantemente il filo di cresta o superandone le difficoltà principali sul versante sud, su roccia inizialmente molto rotta ma poi di qualità sempre migliore, alternando continuamente tratti di roccia e tratti di neve. In molti punti si notano tracce di sentiero che, insieme ai numerosi graffi di rampone sulle rocce, consentono di non perdere l’itinerario corretto. Giunti poco oltre i 3400 m la cresta si impenna decisamente.
Tenendosi sul versante sud, si superano due passaggi di III (spit e cordini presenti nei punti più delicati) e si ritorna sul filo di cresta fino a un punto in cui, invece di proseguire sul filo roccioso molto impegnativo, si può percorrere un traverso di alcune decine di metri verso destra. Alla fine del traverso si risale direttamente per la linea di massima pendenza (ci si può aiutare con un cavo fissato sul posto, qualora emerga dalla neve) e si giunge finalmente sull’ultimo pendio nevoso che brevemente conduce all’anticima e successivamente, con una cresta nevosa sempre più affilata, alla vera e propria cima molto esposta.
Il ritorno avviene per la stessa via di salita. Scendendo dalla parte più bassa della cresta è molto allettante la vista della valle che conduce direttamente al parcheggio (chiaramente visibile dalla cresta), cioè la valle posta ad est di quella percorsa per salire al rifugio. Non lasciarsi tentare da questo itinerario, più veloce e diretto rispetto a quello salito il giorno prima, in quanto è molto difficile individuare i passaggi giusti per scendere a valle a meno che non vi siano chiari segni di passaggio di altre persone, soprattutto sul ghiacciaio e in fondo ai pendii morenici.