Manzone (Guglia) Versante Ovest per il Ghiacciaio di Peirabroc da S.Giacomo

difficoltà: F+   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Ovest
quota partenza (m): 1213
quota vetta (m): 2718
dislivello complessivo (m): 1505

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: gianpiero56
ultima revisione: 20/09/11

località partenza: S.Giacomo di Entracque (Entracque , CN )

punti appoggio: Rifugio Pagarì

cartografia: Cartina allegata al libro, per i dettagli - Carta IGC 113, 1:25000 Alpi Marittime

bibliografia: “Alpi Marittime – Nodo Maledia, Gelas, Clapier” – Michelangelo Bruno – CAI Cuneo 1973

note tecniche:
Elegante cima che svetta dominando l’alto Vallone del Muraion; è la più settentrionale di 4 cime che costituiscono la Cresta Manzone (le altre, da Sud a Nord, si chiamano: Pia, Zoe, Fanny). La Cresta separa il Ghiacciaio di Peirabroc da quello di Clapier ed è stata intitolata a Faustino Manzone, insigne zoologo morto al ritorno dalle Alpi Marittime dove aveva condotto una campagna scientifico-alpinistica.
Michelangelo Bruno descrive due itinerari percorribili senza grosse difficoltà, quello sotto descritto, che classifica “F sup.” e quello che passa per il canalino, classificato “F”.
Gli ultimi 300 mt circa dell’itinerario si svolgono totalmente fuori sentiero, senza la presenza di ometti o segni vari, possono quindi esserci problemi di orientamento in presenza di nebbia. Meta ricca di fascino per l’ambiente selvaggio in cui si svolge e per la vista magnifica sulla zona della Maledia e dell’Agnel, nonché per la vista ravvicinata sui Ghiacciai Peirabroc e Clapier (alquanto ridotti purtroppo….).
Consigliabile portarsi ramponi e piccozza, indispensabili ad inizio stagione.

descrizione itinerario:
Si lascia l’auto a S.Giacomo d’Entracque e si segue il percorso per il Rif. Pagarì fino a q 2280 circa dove c’è un bivio con palina, si prosegue a sx nella direzione del Colle dell’Agnel; poco dopo si incontrano due targhette fissate ad un roccione, si segue la direzione che indica “Colle dell’Agnel- salita diretta”. Il sentiero sale con numerosi tornanti sulla gigantesca cordonata morenica del Ghiacciaio di Peirabroc, quando transita sotto la verticale della Guglia (a quota 2380 circa), poco prima di una pietraia, lo si abbandona e si sale un pendio di roccette ed erba puntando in direzione del punto dove la cordonata morenica incontra la base della parete Nord (nevaio perenne poco a sx di chi sale). Raggiunto questa specie di colletto, dove ci si affaccia sul sottostante ghiacciaio, si devia a sx perdendo leggermente quota e sfruttando alcune cenge erbose, si attraversa per poche decine di metri il ghiacciaio fiancheggiando alcune insidiose rocce montonate bagnate. Poco oltre, dove la pendenza diminuisce, si sale su sfasciumi (o neve) in direzione NE fino ad incontrare la parte alta del ghiacciaio che si attraversa (ad inizio stagione) o si contorna in basso (a stagione inoltrata) puntando a sx dell’inizio del canalino.
Si sale su una conoide di sfasciumi ed erba e, circa 30 m prima dell’inizio del canalino, alla sua sx, si scalano nel punto più agevole delle rocce intervallate da piccole fasce erbose, qui gli appigli sono numerosi e sicuri, più vicino al canalino, invece, c’è una placca estesa, ripida e povera di appigli. In seguito si sale seguendo cenge da camosci e roccette tenendosi a sx del canalino; man mano che si sale, occorre spostarsi gradualmente sempre di più verso sx sbucando alfine sulla crestina sommitale. Occorre stare attenti alle rocce lichenate perché hanno tendenza a staccarsi a blocchi, inoltre, alcune cengette sono un po’ esposte; poiché il percorso non è obbligato si cerca via via il passaggio più agevole.
La sommità è costituita da una breve crestina fatta di spuntoni rocciosi, è stretta e aerea, strapiombante sul lato Est; salendo dal versante Ovest si sbucherà in un punto intermedio, ci si potrà poi spostare lungo essa passando preferibilmente (là dove si vuole evitare l’esposizione) dalle cengette presenti sotto i salti rocciosi del versante di salita.

DISCESA
1- Seguire a ritroso la via di salita
2- Dal canalino (F).
In questo caso occorre spostarsi all’estremità Sud della crestina sommitale sfruttando le cengette del versante Ovest, si arriva così al colletto o poco sotto. Si scende su neve (con ramponi e piccozza) o sfasciumi il ripido canalino fino ad arrivare quasi al termine, qui, visibile a dx (dx orografica) è stata piazzata una sosta (chiodo con anello di corda), in effetti è utile ad inizio stagione perché è posto poco prima di una placca estesa, liscia e ripida, alta circa 10 mt. Poiché in quel tratto il canalino è molto incassato, ripido e presenta un piccolo salto, con la neve diventerebbe uno scivolo molto ripido e la sosta agevolerebbe la discesa alternativa in corda doppia lungo la placca. Quando non c’è neve, non ci sono difficoltà in quel punto perché è ben appigliato.
3- In pratica, quando non c’è più neve, per evitare i fastidiosi sfasciumi del canale, si può seguire una via mista, avvicinandosi cioè al canale seguendo a ritroso la via di salita fino ad immettersi in esso là dove si incontrano le placche (dove c’è il chiodo), e seguirlo per il breve tratto terminale.

Se, terminata la discesa, si vuole proseguire per il Rifugio Pagarì, giunti nella parte bassa del ghiacciaio, basta attraversarlo in direzione NO puntando verso la cordonata morenica Ovest; superata questa, si attraversa una pietraia in direzione del sentiero che serpeggia verso il Rifugio, andandolo ad intercettare a meno di 200 mt di dislivello da Rifugio stesso.


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