Forno (Monte) o Gorio dal Lago di Agaro

difficoltà: EE   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Ovest
quota partenza (m): 1495
quota vetta/quota massima (m): 2596
dislivello salita totale (m): 1100

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: Taglia76
ultima revisione: 06/09/11

località partenza: Diga di Agaro (Baceno , VB )

accesso:
Domodossola – Baceno – Goglio. Seguire per l'Alpe Devero, attraversando il ponticello e passando accanto alla centrale idroelettrica.
Superato il primo tornante, al bivio girare a destra per Ausone – Agaro. La strada è solo parzialmente asfaltata, ma è comunque percorribile con qualunque automezzo. In teoria ci sarebbe un divieto, ma c'è tolleranza. Proseguendo sulla strada con numerosi tornanti, si perviene al villaggio walser di Ausone. Un ultimo tornante sterrato conduce in breve all'imbocco della galleria di Agaro. La galleria (ulteriore divieto all'ingresso, ma c'è tolleranza) è lunga circa 1,5 km, ed è a senso unico alternato: occorre attendere che eventuali auto che hanno già impegnato il tunnel escano, prima di impegnare il tunnel a nostra volta. La galleria è quasi tutta dritta, eccetto una curva netta a pochi metri dall'uscita a valle, per cui si vedono i fari di eventuali auto presenti nel tunnel.
All'ingresso, c'è comunque un pulsante a tempo per l'accensione dell'illuminazione del tunnel. Prudenza e buonsenso, particolare attenzione alla presenza di pedoni, poco visibili. La galleria sbuca alla base della diga di Agaro. Si parcheggia nella piazzola appena oltre il ponticello in cemento. C'è posto per una decina di auto al massimo, regolarsi di conseguenza. Nei festivi e nei periodi di maggiore afflusso, potrebbe convenire percorrere la galleria a piedi, lasciando l'auto BEN PARCHEGGIATA nei pochi posti prima del tunnel, o direttamente ad Ausone.

note tecniche:
Bella salita ad una delle cime più panoramiche dell'Ossola, a torto pochissimo frequentata. L'ambiente severo ed isolato, la quasi totale mancanza di segnaletica lungo il percorso, la scarsa possibilità di incontrare qualcuno e la mancanza di sentiero in buona parte dell'itinerario, rendono la gita adatta ad escursionisti con una certa esperienza e capacità di lettura del terreno.
Le indicazioni di destra o sinistra sono sempre riferite al senso di marcia, quindi viso a monte salendo e viso a valle in discesa. Non ho volutamente indicato le tempistiche, che ritengo siano molto soggettive. Io sono molto allenato, ed ho impiegato circa tre ore dall'auto alla cima, ma con alcune divagazioni dovute ad errori. In ogni caso penso sia difficile scendere sotto le tre ore.

descrizione itinerario:
Presso la piazzola di parcheggio, un po' a destra, reperire il sentiero, segnalato in bianco-rosso ma poco visibile, che con pochi tornanti conduce al canale di scarico della diga. Lo si attraversa su una passerella in cemento e si prosegue verso destra. Il sentiero, poco visibile e causa della vegetazione ma ben segnalato in bianco-rosso, supera un torrentello (vecchia corda fissa), e con alcuni saliscendi porta all'alpe Suzzo alto (mt.1667). E' presente una palina con cartelli indicatori, ma la nostra direzione non è segnalata. Occorre reperire, presso la palina stessa, una traccia che sale verso il lariceto, ritornando nella direzione di Agaro (in pratica si fa un tornante presso la palina). Il sentiero, ora più evidente, entra nel bosco. Dopo qualche minuto si incontra un sentiero poco evidente che si stacca a destra per l'Alpe Puntolo (cartello di legno su un larice poco visibile). Lo si ignora, e si prosegue dritto in direzione dell'Alpe Vargnana, le cui baite sono da qui già visibili in alto su di un costone di fronte a noi.
La traccia, infida a causa della vegetazione che la nasconde, conduce a guadare un ruscello con cascatella. Oltrepassatolo, la traccia scompare quasi del tutto, ma si riesce ad indovinare il percorso che, tra erba e roccette conduce alla soprastante Alpe Vargnana (mt. 1891). Si passa a sinistra del primo gruppo di due baite, mentre il secondo gruppo di due baite si passa sulla destra. A questo punto occorre ignorare una traccia poco evidente che sale verso destra, che conduce fuori percorso sotto le pendici della Loccia dei Robbi. Occorre invece reperire una traccia, ancora meno evidente, che prosegue dritto, con pendenza modesta. La traccia, fortemente ostacolata dalla vegetazione, conduce ad oltrepassare un ruscello. Si risale sull'altra sponda a guadagnare un ripido prato (in basso a sinistra rimasugli di costruzioni). Occorre svoltare decisamente a destra, fare alcuni tornantini nel prato (la traccia è qui praticamente del tutto assente), e guadagnare il costone appena sovrastante nei pressi della quota 2043. Tale punto è individuabile grazie alla presenza, poco al di sotto della quota stessa, di un larice secco (è l'unico presente) già visibile da quando si passa il ruscello, e che può essere utilizzato come riferimento nel caso si perda del tutto la traccia. La quota 2043 altro non è che un piccolo pianoro prativo, con dei rimasugli di un ometto in pietra. Qui la guida CAI-TCI (l'unica fonte disponibile che descriva la gita) dice di proseguire per il costone. Si tratta di una indicazione palesemente ERRATA, il costone è in gran parte roccioso, per nulla invitante e del tutto impercorribile.
Dalla quota 2043 occorre invece proseguire dritto sulla traccia, in questo tratto un po' più evidente, che si inoltra nel vallone successivo. Tale vallone costituirà la direttrice della nostra salita alla vetta.
Sempre seguendo la traccia, portarsi al centro del vallone, grossomodo in prossimità della linea di impluvio.
E' qui necessario abbandonare la traccia, che in teoria prosegue verso l'Alpe Topera e l'omonimo Passo (ipotesi da me non verificata). Nel punto esatto in cui occorre abbandonare la traccia, è stato realizzato un evidente ometto di pietra.
Dall'ometto, salire dritti per il vallone. Non affannatevi a cercare tracce, che non ci sono, piuttosto, salendo, cercate di individuare i radi ometti che sono stati realizzati sul percorso.
La direttiva di salita si mantiene prima leggermente a sinistra, poi immediatamente a destra della linea di impluvio. Giunti circa a metà del dislivello nel canalone, seguendo gli ometti si trova anche una labile traccia che, salendo, conduce gradualmente verso il lato destro del canalone. Salendo, la traccia si fa un po' più evidente, in compenso non ci sono più ometti.
Giunti sotto la bastionata rocciosa sommitale, ignorare una diramazione che verso destra, scavalla il costone e giunge su un bel prato, ma va poi a morire sotto le guglie poste sulla cresta tra la Loccia dei Robbi e la vetta del monte Forno.
Occorre invece piegare repentinamente verso sinistra, e su discreta traccia di animali si riattraversa in leggera salita tutta la testata del vallone appena percorso, fino a raggiungere le rocce del costone di sinistra, dove la traccia va a morire. Poco prima di tali roccette, salire dritto per erba, terreno franoso e tracce di animali fino a raggiungere la cresta Nord della montagna, per la quale, su erba e roccette si guadagna in breve la sommità (mt. 2596). Sulla cima non c'è nulla, né croci, né ometti, a testimonianza della scarsissima frequentazione.

DISCESA
Per il medesimo itinerario. Cercate di ricordare bene dove siete passati in salita, e di percorrere l'itinerario a ritroso. Attenzione in particolar modo a ritrovare l'ometto presso cui si era abbandonata la traccia all'andata, c'è il rischio di oltrepassare la traccia stessa scndendo troppo in basso nel vallone. Altri punti delicati sono il praticello ripido sotto il larice secco di quota 2043 (attenzione a ritrovare la traccia che guada il ruscello), e anche appena sotto l'Alpe Vargnana, dato che il percorso fatto in salita non è affatto evidente, mentre si scorge ora una traccia più evidente (che senz'altro in salita non avete notato) che conduce però verso Puntolo.


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