Hannibal (Falaise d') Settore Péchu

difficoltà: dal 5 / al 7a
esposizione arrampicata: Nord-Ovest
quota falesia (m): 550
lunghezza min itinerari (m): 15
lunghezza max itinerari (m): 20

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: Obelix-Falbala
ultima revisione: 15/06/10

località partenza: Aigueblanche (Aigueblanche , 73 )

bibliografia: Falaises et Via Ferrata de Tarentaise

note tecniche:
Avvicinamento in auto:
dalla Valle d’Aosta valicare il colle del Piccolo San Bernardo scendendo fino a Bourg-Saint-Maurice. Proseguire lungo la N90, 27 km circa, superare Moutiers e dopo 3-4 km prendere l’uscita per Valmorel-Aigueblanche. Seguendo le indicazioni per Valmorel si scende nel centro di Aigueblanche, si supera il fiume Isère e si arriva ad una rotonda dove si girerà a sinistra sempre in direzione Valmorel. Dopo 400 metri svoltare a sinistra nella strada con indicazione per la centrale idroelettrica “Centrale de la Cloche”, girare infine a destra alla seconda svolta trovandosi sul piazzale della centrale al fondo del quale una strada sterrata sale per meno di cento metri fino ad uno slargo accanto ad un grosso serbatoio dove parcheggiare l’auto.

Avvicinamento a piedi:
prendere il sentiero che si inoltra nel bosco e sale ripido per 5 minuti scarsi fino alla falesia.

Periodo di arrampicata:
l’esposizione a nord ovest, la protezione offerta dagli alberi retrostanti e l’effetto rinfrescante del vento la rendono particolarmente adatta nelle giornate più calde dei mesi estivi quando il sole fa capolino solamente a tardo pomeriggio.

Base della falesia comoda ma sconsigliata ai bambini perché a picco sulla centrale e il fiume Isère.

descrizione itinerario:
La falesia è proprio sopra la centrale idroelettrica La Cloche di Aigueblanche in un contesto naturale di grande bellezza.
La roccia è un conglomerato, tecnicamente un calcare oolitico cioè a grani sferici a struttura concentrica.
La roccia non è unta.
La chiodatura è sportiva, quindi non sempre si trovano gli spit dove si vorrebbe.

Resistenza fisica, precisione e potenza sono richiesti per godere al meglio le proprietà di questa roccia.

Il nome Hannibal deriva dalla leggenda di Annibale che passando per questi luoghi avrebbe deciso di provare qualche tiretto con l’attrezzatura consentita dall’epoca, ma, si racconta, trovando particolarmente difficoltoso arrivare a moschettonare i primi chiodi e nonostante avesse fegato a sufficienza per sbaragliare legioni di Romani, sarebbe salito sulla schiena dei suoi elefanti per facilitarsi il compito. Esiste anche una via gradata 7b chiamata Le dos de l’elephant. Dalla leggenda alla realtà il passo è breve: i tiri hanno effettivamente i primi spit a diversi metri di altezza e partenze molto molto dure.