Lagunaz (Spiz di) Diedro Casarotto-Radin

difficoltà: 6a+ / 6a obbl
esposizione arrampicata: Ovest
quota base arrampicata (m): 1600
sviluppo arrampicata (m): 750
dislivello avvicinamento (m): 800

copertura rete mobile
tim : 20% di copertura
no operato : 0% di copertura

contributors: marcoabram82
ultima revisione: 27/06/10

località partenza: Baita del Tita, Mezzavalle (Taibon Agordino , BL )

bibliografia: Vie e vicende in dolomiti di Rabanser Ivo

note tecniche:
Difficoltà (VII- , A1)
Lo Spiz di Lagunaz immerso,in una valle aspra e selvaggia come pochi posti che ho visto, nasconde il diedro più perfetto e regolare di tutte le Dolomiti. Il rientro oltremodo laborioso e infinito ne fanno nell'insieme una delle ascensioni più impegnative dell'intero arco dolomitico.E' per questi motivi che ho accennato che in più di trent'anni conta solamente una sessantina di ripetizioni. Al momento della nostra salita il 24-25/07/'08 le ripetizioni non superavano le 65.
Questa via-viaggio va affrontata da cordate preparete e affiatate, e con ottime previsioni meteo. Evitare di salirla subito dopo abbondanti piovute perchè il diedro si trasforma in uno scivolo d'acqua.
Non me la sento di dare informazioni troppo dettagliate ne sull'avvicinamento ne sulla discesa, posso solo dirvi che sulla guida "Vie e vicende in Dolomiti" di Ivo Rabanser il tutto è descritto con precisione.
Calcolare circa 3/4 ore per fare i 600 m di zoccolo iniziale con passaggi fino al III, al suo termine c'è un comodo posto da bivacco con materassini lasciati.
Calcolare poi circa 11/12 ore per la sola via (per farla in questo tempo bisogna essere piuttosto veloci) e altre 5 ore almeno per arrivare alla Località Col di Prà dove si cammina per qualche Km ancora su strada asfaltata fino a raggiungere nuovamente la Baita del Tita.

Portarsi molta acqua, non se ne trova fino a quando non si è ad un paio d'ore dalla macchina.
I telefonini cominciano a prendere saltuariamente in cima allo Spiz.

Materiale: una serie comleta di friend, una di nuts e qualche chiodo assortito!Le soste talvolta sono da rafforzare.

descrizione itinerario:
Diedro Casarotto-Radin V+,VI, tre tratti di VI+, un pass. di VII- e due brevi tratti di A1( la libera potrebbe aggirarsi intorno all'VIII).


Ci sono due modi per affrontare la salita. Uno è quello di risalire l'intero zoccolo e bivaccare al termine di questo, poco lontano dall'attacco della via. Il giorno seguente fare l'intera via e rientrare. Questa è una soluzione piuttosto dispendiosa in fatto di energie fisiche perchè la via fatta tutta d'un fiato è lunga e il rientro estenuante. Bisogna poi considerare che se si vuole viaggiare leggeri si deve lasciare il materiale da bivacco alla sommità dello zoccolo per poi recuperarlo in un secondo momento, e lo zoccolo non è proprio una passeggiata.

La seconda possibilità', che è quello che abbiamo fatto noi, consiste nel salire di buon ora lo zoccolo e attaccare subito la via facendo i primi 9 tiri. Arrivati li ci sono delle "comode" nicchie da bivacco. Noi eravamo in tre e ci siamo stati in una sola nicchia (abbiamo fatto un gran lavoro di sgombero sassi, il tutto ammorbidito con molta erba secca rendendo "l'alloggio" quasi confortevole). Da li gran tramonto direttamente sull'Agner che lo si vede davanti ai propri occhi.
Il giorno dopo con le prime luci dell'alba si attacca subito con un tiro di VII- ( dove si può notare l'enorme chiodone di Casarotto ) che però secondo il mio parere non rappresenta il punto chiave della salita. Molto più duri sono i due tiri per raggiungere le nicchie, chiodati bene ma comunque obbligano a dei gran bei passaggi in libera! Noi non siamo riusciti a farla interamente in libera ma abbiamo tirato un paio di chiodi all'8° tiro e uno nel superamento del tetto sotto le nicchie ( lo danno A1 o VII+ secondo me la libera è più dura... il tetto è molto pronunciato).
Poi con due tiri abb. facili si gira lo spigolo e si entra finalmente nell'enorme diedro che fino a quel momento non si riesce a scorgere. Appena lo si vede si rimane estasiati: è enorme e non si vede la fine. Da qui ben 6 tiri per passarlo tutto. Qui la roccia cambia decisamente. Non è più gialla come nei tiri presso le nicchie ma grigio scura e molto slavata dal continuo lavoro dell'acqua. Il diedro raggiunge difficoltà max di VI+; con un elegante arrampicata di opposizione si arriva fino ad una grande cengia dove da qui sulla destra partono altri 5 tiri più facili ( IV max) fino a raggiungere la vetta dello Spiz 2338m.
Aggiungo solamente due note sulla discesa: dapprima bisogna calarsi con tre doppie dallo Spiz (spigolo nord-est), poi terminate queste bisogna risalire la Torre di Lagunaz per 180 m fino al III+, da qui altre tre doppie per raggiungere la forcella della Torre. Giunti a questo punto si risale un ripido crinale erboso fino all'altezza di una cengia che si attraversa sulla sinistra per poi scendere delle inclinate rocce (III) fino a raccordarsi con uno dei sentieri che portano a valle. Se si è sorpresi dal buio ci sono comodi posti da bivacco nel rientro sia appena scesi dalla Torre di Lagunaz ( uno visto da noi all'imbocco della cengia erbosa sulla sinistra), oppure anche nel bosco verso valle.

altre annotazioni:
La via salita da Renato Casarotto e Piero Radin dal 7 all'11 giugno 1975 e un capolavoro di estetica, stile e logica.