Ruvi (Monte) Parete Sud, Via Minium

difficoltà: 6a / 5c obbl
esposizione arrampicata: Sud
quota base arrampicata (m): 2500
sviluppo arrampicata (m): 400
dislivello avvicinamento (m): 1200

copertura rete mobile
vodafone : 60% di copertura

contributors: dani
ultima revisione: 07/07/10

località partenza: Veulla (Champdepraz , AO )

cartografia: IGC Ivrea-Biella e Bassa Valle d' Aosta

bibliografia: Guida dei Monti d' Italia Emilius e Rosa dei Banchi Edizioni CAI TCI

note tecniche:
Nell’ alto vallone di Chalamy i versanti sud ed est del Monte Avic hanno rappresentato per molti anni l’ unica possibilità interessante per gli arrampicatori. Su queste pareti di altezza tutto sommato modesta (soprattutto in relazione al lungo avvicinamento!) sono stati tracciati diversi itinerari fra i quali quello di Cretier e Binel negli anni venti e quello di Jaccod e Nicco negli anni settanta.
Dell’ inizio degli anni duemila è invece l’ esplorazione, ad opera essenzialmente di Diego Margiotta e Diego Gaioni, oltre che dello stesso Roberto Nicco, del piccolo gruppo roccioso del Monte Envers del Lago Gelato.
Tale gruppo comprende diverse strutture rocciose: il Monte Orso, la Testa Piana (toponimo proposto dai primi salitori della parete sud-est, l’itinerario forse più interessante del gruppo) ed il Bec l’ Espic.
Leggermente più a nord rispetto al Monte Envers del Lago Gelato, oltre il Monte Avic, si trova il Monte Ruvi, montagna descritta da Fornelli nella Guida dei Monti d’ Italia come la “sorella minore dell’ Avic” (pag. 261).
Il monte Ruvi, nonostante costituisca un eccezionale punto panoramico su tutta la catena alpina che va dal Monte Bianco al Monte Rosa (Cervino compreso) risulta scarsamente frequentato, poiché gli escursionisti tendono a preferirgli il vicino Monte Barbeston di più facile e rapido accesso.
Ciò nonostante, la sua lunga cresta est che origina dal colle di Valmeriana, ad ovest del Barbeston, percorsa per la prima volta da Cretier ed Actis negli anni venti, sembra di recente aver incontrato il favore degli alpinisti ed è stata più volte ripetuta anche da comitive numerose.
Sottostante questa lunga cresta il Monte Ruvi presenta un’ ampissima e complessa parete sud (ben visibile nella foto n. 30, pag 241, del volume della Guida dei Monti d’ Italia dedicato ad Emilius e Rosa dei Banchi) percorsa per la prima volta il 21 settembre 2008 da Daniele Caneparo ed Enrico Pessiva lungo l’ itinerario qui descritto.
Tutto il gruppo del Monte Avic, Envers del Lago Gelato e Ruvi compresi, è costituito da serpentiniti, rocce che propongono un’ arrampicata di stile nettamente diverso rispetto a quella offerta dagli gneiss del vicino gruppo del Gran Paradiso.
Si tratta di pareti verticali molto articolate che offrono all’ arrampicatore più soluzioni cosa che può rendere la ricerca dell’ itinerario la componente più impegnativa della salita. Attualmente (autunno 2008) questa difficoltà è accentuata dalla totale assenza, su tutti gli itinerari finora aperti nell’ intero Parco dell’ Avic, di protezioni a dimora.

descrizione itinerario:
1a salita: Daniele Caneparo ed Enrico Pessiva il 21 settembre 2008.
Difficoltà: TD inf.
Materiale: una serie di nut ed una di friend, alcuni chiodi a lama ed extrapiatti, cordini per spuntoni.

la parete sud del Monte Ruvi, molto ampia ed articolata, si presenta suddivisa in numerosi salti verticali o quasi verticali, separati da cenge più o meno ampie e da canaloni più o meno profondi. “Minium” si svolge nella porzione più occidentale della parete (quella più prossima al colle Varotta) il cui colore caratteristicamente rossastro dà il nome alla via.
Questo settore di parete è diviso in due salti da un ampio ghiaione. Il salto inferiore rappresenta da solo la gran parte della via, mentre il salto superiore viene superato solo per raggiungere la cresta sommitale e quindi la cima.
Sul salto inferiore si individua, ad un centinaio di metri dalla base, un diedro alto poco meno di una cinquantina di metri, chiuso da un grande tetto e la cui parete sinistra è costituita da un compatto muro rosso.
La via attacca leggermente a destra rispetto alla verticale calata dal diedro.
Con le prime due lunghezze di corda (facilmente aggirabili sulla sinistra per cenge e detriti), ci si porta verso sinistra in direzione del succitato diedro che in seguito si raggiunge e percorre.
La roccia è tendenzialmente ottima, anche se spesso si incontrano blocchi instabili, specie all’ uscita sui cengioni. La presenza di quest’ ultimi rende, tuttavia, l’ insieme della salita piacevolmente poco ingaggiato.

Avvicinamento:
da Völla si segue la carrareccia per Magazzino abbandonandola quasi subito per imboccare, sulla destra, l’ ottimo sentiero che conduce al colle Varotta (indicazioni; segnavia numero 7). Oltre il pian del Fi (verso i 2200m di quota) il sentiero si porta verso destra per raggiungere il filo di cresta di un’ antica morena separata da un ampio canalone dal versante sud del Monte Ruvi. Tale cresta, in alto, muore proprio contro il settore più occidentale di detto versante dove si svolge l’ itinerario qui descritto. Seguire quindi il filo della cresta lungo le tracce di sentiero per il colle Varotta.
Oltre un grande masso, la crestina si esaurisce nei pendii sottostanti la parete sud del Monte Ruvi, ed il sentiero piega decisamente orizzontale verso sinistra mantenendosi una cinquantina di metri più in basso rispetto alla base della stessa.
Non attraversare orizzontalmente, ma, abbandonato il sentiero, proseguire diritto in direzione della parete. Raggiuntala, individuare, sulla sinistra, una sorta di monolito che si appoggia alla parete formando una sorta di diedro-canale alto una cinquantina di metri.
Non percorrerlo, ma portarsi a destra dove la roccia diviene più compatta. All’ estremità destra di una cengia si reperisce un grande blocco che alla base forma una clessidra (ometto e fettuccia; 3 ore circa da Völla).

Itinerario:
con due lunghezze di corda, la prima inizialmente diritta sopra l’ estremità destra della cengia, la seconda obliqua verso sinistra, raggiungere la verticale calata dal diedro sopraccitato (passi di II e III; fin qui si può giungere senza difficoltà anche percorrendo il diedro-canale a destra del monolito appoggiato e le cenge detritiche sovrastanti). Sosta 2 su clessidra sotto un grande masso (fettuccia lasciata).
Superare il diedro nerastro, alto un decina di metri, subito sopra la sosta per il fondo o per il suo spigolo destro (V+) e proseguire più facilmente fino ad uscire su una grande cengia. Sosta 3 (30 m).
Seguire la cengia, che si restringe progressivamente, verso sinistra, fino ad aggirare uno spigolo arrotondato. Oltre questo tornare verso destra sopra la verticale della sosta per gradini (II e III), percorrere un diedro aperto e raggiungere una cengia erbosa con piccolo ginepro. Superare il tetto sopra la cengia (IV+) ed uscire su di una più ampia cengia alla cui estremità destra origina il diedro direttiva della via. Sosta 4 su masso con caratteristica clessidra (45 m).
Raggiungere il fondo del diedro e salirlo (VI+) fin contro il grande tetto che lo chiude. Traversare verso sinistra sulla placca compatta sottostante il tetto (VI-, molto elegante, un chiodo lasciato), aggirare l’ estremità sinistra del tetto e, per larga fessura, raggiungere la sovrastante corta rampa verso destra dove si sosta su una clessidra sottostante due blocchi sovrapposti situati al di sotto di un piccolo tetto. Sosta 5 (35 m).
Percorrere la rampa fino al suo margine destro, superare il tettino ed il diedro sovrastante (IV) uscendo su di un ampio cengione. Percorrerlo verso destra fino ad una sorta di canale che in alto si trasforma in cengione obliquo verso sinistra. Salire il canale, uscirne a destra quando si trasforma in cengia e sostare su di una terrazzo dove un blocco piatto forma una clessidra. Sosta 6 (45 m).
La parete sovrastante si presenta molto articolata: diritto sopra la sosta si individua una sorta di avancorpo rilevato alto una quarantina di metri e delimitato a destra da un canale nerastro ed a sinistra da un diedro-camino ostruito in alto da grossi blocchi incastrati. Raggiungere per cengia obliqua verso sinistra la verticale calata dal predetto camino e sostare. Sosta 7 (30 m).
Spostarsi a sinistra sulla cengia per una decina di metri e per muro ben appigliato salire in obliquo verso destra in direzione di un’ evidente lama (V, elegante), salire la lama (IV) ed obliquare verso destra fino a portarsi sulla cengia al di sopra dell’ avancorpo precitato. Sosta 8 (30 m).
Diritto sopra la sosta salire un diedro-canale nerastro (V), percorrere la cengia successiva in direzione di un diedro scuro che si supera (detriti, III) uscendo (detriti) su di un ulteriore cengia. Sosta 9 su di un blocco appoggiato (45 m).
Superare un corto canale nerastro la cui uscita è ingombra di blocchi (III) e pervenire alla sommità del primo salto della parete. Sosta 10 (20 m).
Da qui si individua il secondo salto formato da uno sperone alla cui sinistra spicca un evidente diedro, alto una cinquantina di metri, la cui faccia sinistra è caratterizzata da una placca poco inclinata di roccia molto liscia. Percorrere dapprima il ghiaione e quindi i successivi salti rocciosi in direzione del succitato diedro (passi di II). Superare il basamento del diedro (blocchi, un passo di III) e sostare in corrispondenza della radice di un’ ampia spaccatura che percorre la liscia placca che costituisce la faccia sinistra del diedro. Sosta 11 su clessidra.
Salire tutto il diedro (dülfer, IV+) ed uscire a sinistra su di una cengia ingombra di blocchi e dominata da un grande tetto. Seguire la cengia verso sinistra pervenendo sulla cresta sommitale alcune centinaia di metri a sinistra dell’ elevazione principale del Monte Ruvi (7 ore circa il tempo impiegato dai primi salitori).

Discesa:
si scende in direzione del colle Varotta tenendosi inizialmente sul versante nord-ovest del Monte Ruvi. Un canale consente di superare agevolmente alcune fasce rocciose, poste alla sinistra di chi scende e che ostacolano la discesa diretta sul colle. Superatele si obliqua progressivamente verso sinistra fino a raggiungere il colle Varotta (30 minuti circa dal termine della via).
Si riafferra qui il sentiero già percorso fino in prossimità della base della parete (dove quindi possono essere lasciati gli zaini) e che in un paio d’ ore riconduce a Völla.