Pilastro della Tofana di Rozes (2820m) Via Paolo VI°

difficoltà: 7b+ / 6a+ obbl
esposizione arrampicata: Sud
quota base arrampicata (m): 2250
sviluppo arrampicata (m): 600
dislivello avvicinamento (m): 100

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: pardes_18
ultima revisione: 05/09/08

località partenza: Cortina d'Ampezzo (Cortina d'Ampezzo , BL )

punti appoggio: Rifugio Dibona

bibliografia: Rabanser Ivo, Vie e vicende in Dolomiti, Versante Sud, Milano 2005

note tecniche:
Salita di notevole impegno a prescindere dallo stile scelto o concesso. Sia la libera che l’artificiale sono di tutto rispetto, con un particolare riguardo per la prima.
Gode certo di un comodo avvicinamento e di un rientro, dalla cima, agevole. Anche l’esposizione soccorre. Ma oltre questi benefici fattori serve molta decisione e resistenza per misurarsi con l’opera e la maestria degli “Scoiattoli”. Non ci sono possibilità di calate attrezzate, le uniche due vie di fuga sono alla prima cengia e successivamente a tre tiri dalla cima. In alcuni punti l’attrezzatura sembra essere stata avvicendata con chiodi nuovi ma infissi con il medesimo stile, ovvero molti di questi sono al centro di cunei in legno che colmano fori naturali ed altri sono messi a “panino” sempre per offrire maggiore tenuta nei larghi pertugi naturali. Le soste sono affidabili ma non di più, almeno una su chiodi a pressione, mai sono a spit, ne questi compaiono altrimenti. La roccia nel complesso è buona, molto bella in alcuni tratti, e purtroppo rotta e friabile in due tiri.

Materiale:
Oltre alla N.D.A. almeno 20 rinvii ed un set di cordini ed anelli per allungare i moschettonagi, qualche dado e camma di dimensioni medie, se si vuole martello e qualche chiodo a lama. Una o due staffe con fifi di "recupero" per evitare A0 sistematico che potrebbe risultare molto faticoso.

descrizione itinerario:
Avvicinamento:
Dal piazzale del rifugio Dibona varie possibilità mirando al primo spigolo e poi verso il pilastro di Rozes.

Attacco:
È di facile individuazione, infatti una volta oltrepassato il primo spigolo si alzano gli occhi sino a scorgere una “finestra” bianca a circa venti metri da terra. In prossimità di uno scudo triangolare reperire in alto un cordino annerito dal tempo.

L1 Il primo tiro può essere salito sia dalla destra che dalla sinistra dello scudo iniziale, pochi chiodi in entrambe le opzioni. L’originale dovrebbe essere correre a sinistra dello scudo, la soluzione di destra forse appartiene alla recente via slovena “Mai arrendersi”, V, V+ e IV, 35 m;
L2 Ancora tre tiri sullo parte basale nera. Dalla sosta su esile cengia a destra per lama di fessura, V+,V, 25m;
L3 Da placche leggermente adagiate verso destra fino a salire su di un pilastrino molto esposto dove si sosta, IV, V-, 35 m;
L4 Puntare alla cengia erbosa che lascia già intravedere le quinte gialle della parte superiore, piccolo diedro d’uscita e poi verso destra sino alla sosta con un solo chiodo da integrare con dado o piccolo “friend”, IV+, 45 m:
L5 Inizia il viaggio nella sezione giallo ocra della parete, dopo la lama che parte direttamente dalla cengia che si risolve in un diedrino bianco la via serpeggia tra i primi tetti, uscire a destra dell’ultimo di questi su placca, molto bella e solida, fino alla sosta, VI+, A0 (VII), 40 m;
L6 Dalla sosta dopo un primo tratto incerto si trova ottima roccia con chiodatura più ravvicinata, A0 (VI +/VII-), VI-, 25 m;
Nel tiro di corda che viene (e nel successivo) risulta ostico anche l’artificiale, non solo per l’aspetto poco rassicurante dei chiodi che si muovono e si torgono intorno alle loro zeppe in legno, ma anche per il recupero della staffa che rimane spesso molto in basso. Si intuisce che al tempo dell’apertura il primo di cordata procedesse abbandonando scalini che poi il secondo avrebbe recuperato.
L7Violento tetto, schiena quasi orizzontale, con il successivo ristabilimento in placca molto duro, tiro breve ma cruciale, decisivo per chi volesse mettere in riga la “libera” A1 (IX/7b+), V+, 15 m;
L8 Verso un successivo tetto, meno difficile ma sempre impegnativo, con andamento diagonale a sinistra, ci si riposa e sosta su buona cengia, VI, A1 (VIII+), A0 (VII), 40 m;
L9 Inizia purtroppo la sezione friabile della salita, prendere un primo diedro che si abbandona sulla destra prima che ritorni fessura, di qui in traverso verso una nicchia a destra, VI, A0 (VII-), 40m;
L10 Sempre per zone malsicure rasentando alcuni tetti sul loro bordo destro, un chiodo di fattura recente è fuoriuscito dal suo alloggio in legno in profondo buco, anche gli altri tendono ad imitarlo, non caricare per tempi prolungati, A1 (VIII-), VI+, A1 (VII), 20m;
L11 L’altro tiro con la gradazione più alta, in libera raggiunge il 7b+. Strapiombante ed aereo, in cui le prese più buone, con i bordi friabili, sembrano sparire per la strenua continuità, si procede quasi in verticale, VI+, A1 (IX), 20m;
L12 Ecco il famoso “tetto degli occhiali” che probabilmente prende il nome da due chiodi accoppiati che sembrano formare, con i loro anelli, la montatura di un paio di occhiali. Uscire con molta attenzione dalla sosta per la distanza delle protezioni e la roccia incerta, una volta superato il tetto si apre un muro con chiodatura più ravvicinata ma sempre da trattare con discrezione, VI+, A1 (VIII+), 25m;
L13 Si traversa sotto un tetto e poi si sale fino ad una nicchia, V, VI, VI+, 45m;
L14 Si inizia a scorgere la parte finale della via e la vetta, si procede per risalti sino ad un pulpito staccato, III, IV+, 45m ( dal pulpito si apre una possibilità di uscire andandosi a ricongiungere, traversando verso sinistra, con l’ultimo tratto della limitrofa via Costantini – Apollonio)
L15 La roccia torna al giallo e le difficoltà si rialzano, tenersi a destra costeggiando un pilastro sino ad una nicchia, VI, A1 (VII), 35 m;
L16 Puntare ad un camino infido dal quale si esce con difficoltà verso destra, VI+, 30m;
L17 Muro giallo delicato seguito da placca molto lavorata, da qui al meglio sino alla fine delle difficoltà ed al ripiano terminale, A1 (VIII), V+ 50m.

Discesa: Scendere per traccia verso sinistra, molti ometti (alcuni enigmatici), fino al pendio ghiaioso che si segue su esposta cengia fino a trovare un piccolo ed incerto ponte in legno della lontana guerra, da qui più agevole fino al largo sentiero che costeggia vecchi ruderi e rottami per poi puntare ripido in direzione est verso i prati.