Ciuleri (Bec d'la) Varie

difficoltà: 6b / 6a obbl
esposizione arrampicata: Tutte
quota base arrampicata (m): 1400
sviluppo arrampicata (m): 180
dislivello avvicinamento (m): 100

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: andrea.bosticco
ultima revisione: 21/07/08

località partenza: Chiandusseglio (Lemie , TO )

punti appoggio: Bar a Lemie

note tecniche:
Dalla SP32 della valle di Viù, raggiungere il paese di Lemie e proseguire fino alla frazione di Chiandusseglio, dove, in corrispondenza del cartello indicatore della località, si svolta a destra imboccando una strada in forte pendenza che, con numerosi tornanti, porta alla frazione di Inversigni.
Si prosegue per la sterrata e, dopo circa 1 km, si raggiunge il primo tornante, in prossimità di una baita diroccata, dove si lascia l’auto (scritta indicatrice).
Proseguire a piedi per il sentiero, a fianco della baita diroccata, verso Nord, che scende verso il rio d’Ovarda. Attraversato il torrente, rimontare il pendio a sinistra del grande masso.
Risalire in pendio erboso stando a sinistra. Al termine del prato si segue verso destra una traccia che attraversa il bosco. Si fuoriesce verso sinistra in un pascolo da attraversare puntando ad un grosso masso verso destra.
Si prosegue ancora a destra passando in mezzo a cumuli di pietre. Si aggira il costone sul versante Est inoltrandosi tra gli alberi fino ad incontrare una traccia pressoché pianeggiante che si segue fino ad un pino con cartello in legno indicante la discesa al torrente. Si scende per tracce di sentiero verso un grande masso da aggirare sulla destra, da cui brevemente si raggiunge il torrente da attraversare in corrispondenza dello sperone roccioso da cui si inizia ad arrampicare.
Tempo complessivo 20 minuti.
Il sentiero è evidente anche se a tratti può risultare malagevole. Sono comunque presenti numerosi bollini e frecce di vernice e targhette in legno.
Il monolite è già visibile e di sicuro effetto dalla strada sterrata.
Sole a partire dalle ore 10. La roccia è una prasinite a cristalli fini molto resistenti. E’ ottima sul versante Sud, mentre a Nord è più fragile data l’esposizione.
Periodo consigliato da aprile fino ad ottobre.
Tutte le vie sono attrezzate a fix da 10mm e catene alle soste. Bastano 10 rinvii e una corda da 60 metri.

descrizione itinerario:
Le vie sul versante Sud - Ovest:

1.Sensazioni.
9 luglio 2000. Mario Aires e Luigi Rocchietti dal basso con protezioni veloci. Successivamente è stata attrezzata interamente a spits calandosi dall’alto.
180 metri, 6a+ max, 6a obbl
L1: si parte per un muretto nerastro provvisto di numerose scaglie. Dopo alcuni metri si traversa leggermente verso sinistra su di una placca liscia, sin contro una protuberanza rocciosa verticale superabile più facilmente sulla destra. È il passo più duro del tiro poiché richiede un po’ di decisione. Si prosegue per roccia più articolata sino alla sosta su spit e chiodo uniti da cordone con maillon.
Si sale a piedi per qualche metro, diritti, per rocce e erba, per raggiungere il salto successivo. L’attacco è situato a sinistra, all’inizio di una placca liscia.
L2: si sale in aderenza sulla placca per alcuni metri, poi si prosegue per gradini sin contro ad una lama da salire in opposizione. Si prosegue verso destra ribaltandosi su di una placca più rugosa giungendo alla grande cengia alla base del monolite vero e proprio. Albero con catena.
L3: si sale per la placca nel suo centro. Al suo termine si supera un tettino su delle buone protuberanze e si prosegue per il muro articolato puntando al diedro di uscita del salto. Si sale il diedro verticale e faticoso su buchi e sporgenze con un buon gioco di piedi in opposizione, ribaltandosi in cima al pilastro su comoda cengia al termine della lunghezza.
Si prosegue a piedi, brevemente, puntando all’intaglio posto a destra della struttura soprastante.
L4: si sale il muretto dietro l’intaglio e, al suo termine, ci si ribalta sulla placca a destra. Si prosegue, con divertente arrampicata, sul filo di spigolo a sinistra, per scaglie e lame. Raggiunta la sommità del salto ci si sposta a sinistra, raggiungendo la sosta su di un comodo ballatoio.
L5: si prosegue diritti al centro della struttura, quasi verticale, seguendo gli appoggi più pronunciati. Roccia molto lavorata a onde e vaschette. L’arrampicata che ne deriva, non è di facile lettura e richiede un buon lavoro di piedi.
Commenti personali: sicuramente la via più abbordabile, più lunga e forse la più piacevole!

2.Paura del vuoto.
12 ottobre 2001. Attrezzata da Mario Aires dall’alto.
85 metri, 6b+ max, 6a obbl
Liberata da Mario Aires e Andrea Bosticco nell’ottobre 2002
E’ la via più a sinistra che parte dalla cengia mediana.
L1: si risale tutto il diedro stando con i piedi in placca. Ci si ribalta sul muro a sinistra e si prosegue diritti per corti muretti sin contro un tettino. Non farsi tentare dalla placca a destra, ma seguire il filo di spigolo sino al suo termine (movimenti di piedi in opposizione non banali). Traversare poi verso destra, sulla sommità della scaglia, raggiungendo la sommità del salto roccioso.
Si risalgono alcuni metri a piedi fin contro il salto successivo. Attraversando verso sinistra, oltrepassando un’ampia spaccatura che incide la parete, si raggiunge l’attacco del secondo tiro.
L2: si attacca un muretto leggermente oltre la verticale, per sporgenze minute, puntando al termine della lama staccata (partenza fisica). Si prosegue tenendo il bordo destro della scaglia sin contro un tettino con fessura di fondo. Ci si ribalta sul muro a destra e si prosegue in leggero traverso seguendo le provvidenziali rughe che adducono ad una lama da salire in opposizione sino all’uscita del tiro, in una zona di rocce più rotte, appena sotto la sosta posta su di un comodo ballatoio, in comune con la via Sensazioni.
L3: è la lunghezza che ha dato il nome alla via. Si traversa la placca liscia verso sinistra sino a raggiungere il filo di spigolo del monolite (passi delicati in aderenza). Afferrato lo spigolo, leggermente strapiombante, lo si risale sin contro il tetto. Un buco alla radice del tetto permette di sbilanciarsi sul muro verso destra, su cui ci si ribalta in opposizione, con difficile ristabilimento di piedi. Si prosegue tenendo sempre il filo di spigolo, con arrampicata estremamente aerea e fisica poiché leggermente oltre la verticale, raggiungendo la sommità della guglia. Un corto traverso a destra permette di raggiungere la catena di sosta. Lunghezza splendida e molto fotogenica.
Commenti personali: nella seconda parte è veramente spettacolare ed entusiasmante!

3.Saperci fare.
Ottobre 2001. Attrezzata da Mario Aires e Andrea Bosticco dall’alto.
25 metri, 6c max, 6b obbl
Liberata da Omar Berutti e Andrea Bosticco il 27 maggio 2002.
Descrizione: su questa via, o meglio monotiro, si affrontano praticamente tutti i tipi di arrampicata. Si parte per un muro verticale liscio, da superare con abili spostamenti di piedi, fino a raggiungere il bordo della scaglia dove si abbatte. Si traversa verso sinistra, su placca, sin contro un corto strapiombo, lo si supera su grosse prese e si prosegue verticalmente per delle lame si contro lo spigolo sinistro. Da qui parte il vero viaggio. In opposizione su di una lametta per la mano sinistra, ci si sbilancia su di un minuto spuntone posto più in basso per la destra, in spaccata. Una bella trazione monobraccio puntando ad una reglette abbastanza in alto (probabile lancio per i più corti), unita al coraggio di buttar su un piede in placca, saranno la mossa vincente per raggiungere la catena.
Commenti personali: una via intensa che non priva del divertimento anche se non si possiede il grado. I movimenti sono di grande soddisfazione!

4.Atreju.
27 maggio 2002. Omar Berutti e Andrea Bosticco dal basso.
90 metri, 6b max, 6a+ obbl
L’attacco della via si raggiunge traversando verso destra tutta la cengia mediana. Al termine, si scende un paio di metri per roccette, all’inizio dello spigolo.
L1: segue fedelmente il filo di spigolo per gradoni, scaglie e lame con arrampicata divertente fatta di allunghi e ampi movimenti per i piedi, fino al termine del risalto roccioso.
L2: si cammina verso destra per una cengia, sin contro il risalto successivo, caratterizzato da una forcella. Si attacca per un corto muretto dietro ad uno spuntone di roccia (primi metri in comune con la via Sensazioni). Ribaltandosi in placca,non proseguire diritti, ma attraversare verso destra fino in centro alla struttura solcata da un’ampia spaccatura. Si risale facilmente per gradini, fino al muretto finale che adduce alla comoda sosta su di una cengia.
L3: si attacca per il muro verticale a destra della sosta con alcuni movimenti fisici per le dita su tacche nette. Superato il muretto, si prosegue facilmente per gradoni sin contro uno strapiombino, sul filo di spigolo del monolite. Ci si alza bene con i piedi stando con le mani basse, per poter afferrare il filo di spigolo il più in alto possibile. Sbilanciandosi verso sinistra si raggiungono delle sporgenze arrotondate che permettono di ristabilizzarsi con i piedi. Con un po’ di decisione si raggiungono delle tacche nette su cui ci si alza per alcuni metri fino a raggiungere la sommità della guglia al congiungimento delle altre vie.
Commenti personali: le prime due lunghezze risentono dell’esposizione maggiore delle vie a fianco. In compenso, l’ultima, offre una buona dose di adrenalina sul filo di spigolo. Passaggi da osare!

Le vie sul versante Nord:
5.Turris eburnea.
26 luglio 2002. Attrezzata da Andrea Bosticco dall’alto.
50 metri, 7a+ max, 6b obbl
Liberata da Omar Berutti e Andrea Bosticco il 6 ottobre 2002.
Questa via percorre centralmente tutta la parete rivolta a Nord del monolite, solcata da una fessura. Si raggiunge contornando l’ultimo salto della struttura verso sinistra. Dalla base del secondo tiro della via Paura del vuoto, si prosegue ancora a sinistra, seguendo la cengia erbosa, fino al centro della parete. Data l’esposizione, la via rimane sempre in ombra. Ne risulta una arrampicata su roccia, a tratti, ricoperta da un sottile strato di lichene che può rendere la pietra scivolosa in caso di forte umidità. Inoltre può fare abbastanza freddo.
L1: si attacca per una pancia liscia con allunghi su minuscole scaglie. Spostandosi progressivamente verso destra si raggiunge una zona più articolata fino ad una nicchia (buon punto di riposo). Si esce dalla nicchia verso sinistra seguendo la lama staccata (tirare con moderazione e scaricare bene sui piedi in spaccata). Continuare verticalmente per la fessura in opposizione fino ad un tettino ben ammanigliato. L’uscita su placca liscia richiede decisione e una giusta coordinazione mani-piedi. Ancora qualche metro su tacche e buchetti per raggiungere la sosta sospesa a centro parete. Lunghezza di difficile interpretazione e sostenuta.
L2: si prosegue verticalmente per la fessura, con splendida arrampicata in opposizione. A pochi metri dalla cima si abbandona la fessura per spostarsi a sinistra sul muro compatto, inciso da alcune tacche nette. Seguendole si perviene alla sosta appena sotto la cuspide del monolite, su comodo ballatoio. La lunghezza è meno impegnativa della precedente, più intuitiva, ma comunque fisica poiché oltre la verticale.
Commenti personali: una via molto interessante, soprattutto per la lettura dei passaggi. La chiodatura lascia provare in totale sicurezza. Di gran soddisfazione se fatta tutta in libera. Dispiace per l’esposizione a Nord, che non regala molta luce al versante. Mi è capitato più volte di trovare dei ghiri nella fessura del secondo tiro!!! Una vera sorpresa!

6.Il segreto degli unicorni.
6 ottobre 2002 Omar Berutti e Andrea Bosticco.
Il primo tiro è stato chiodato dal basso, il secondo dall’alto.
45 metri, 7b max, 6b obbl
E’ la via che percorre lo spigolo sinistro della parete rivolta a Nord. Per il tipo di roccia e l’arrampicata, valgono le stesse considerazioni della via precedente.
L1: si attacca sullo sperone che delimita il fianco sinistro della parete, sfruttando l’opposizione di una spaccatura. Raggiunta una spalletta, si prosegue per il filo di spigolo superando dei bombamenti con difficili ristabilimenti di piedi, giungendo in sosta su di una piattaforma riparata da un tetto.
L2: dalla sosta ci si ribalta sulla parete a sinistra, leggermente strapiombante, in una zona di roccia a scaglie. Si salgono alcuni metri delicati, ricercando la giusta sequenza per raggiungere una lastra, su cui ci si ribalta con movimento difficile. Dalla lastra si prosegue per liste orizzontali per alcuni metri, fino a raggiungere la placca finale, da superare con la giusta opposizione di mani sul filo di spigolo e piedi spalmati in aderenza.
Commenti personali: la meno bella delle vie del Bec, vuoi per la qualità della roccia, vuoi per l’alta difficoltà. E’ una bella bastonata, soprattutto il secondo tiro, molto continuo e di non facile lettura, ma la chiodatura lascia provare in piena sicurezza. Ovvio che per chi se la può permettere in libera…