Mandrea di Laghel Il solco della pesca

difficoltà: 6c
esposizione arrampicata: Sud-Est
sviluppo arrampicata (m): 300

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: pardes_18
ultima revisione: 24/05/09

località partenza: Laghel (Arco , TN )

punti appoggio: Campeggio ad Arco

bibliografia: D. Filippi, Pareti del Sarca, Versante Sud, Milano 2007

note tecniche:
Via molto belle ed impegnativa. Aperta con distinta etica che la pone ad un livello diverso e superiore delle altre vie di recente apertura. È protetta infatti da piastrine artigianali e da chiodi gialli di fattura non commerciale. Distanziati da essere sicuri ma non banalizzanti la salita. In alcuni tratti occorre integrare con incastri mobili medi e piccoli. Per vincere la sezione centrale del primo tiro occorrono, a chi non possiede il livello della libera, tre passaggi si ganci.

descrizione itinerario:
Attacco: All’immediata sinistra della grotta che segna l’inizio della Mandrea nord. Targa in metallo all’attacco

L1. Difficile tiro su pancia aggettante, delicati i primi passaggi poi dura sezione in libera risolvibile con l’ausilio di un gancio (cliff) da posizionare su buchetti da 6mm. I primi due sono netti, il terzo è un po’ più sfuggente. Ma essendo intervallati da piastrine non lontane si abbatte il rischio senza perdere l’emozione. Si è un usato un gancio Cassin (il secondo della gamma di tre). 6b+, A1;
L2 e L3. Partenza semplice su placca a gocce d’acqua, strapiombo a canne con blocco atletico chiodato distante e ancora sezione in placca delicata con piastrine in A0. Dalla sosta si continua agevolmente per il tiro successivo con corda da sessanta metri allungando le protezioni o sfalsando le corde singole. 6b, A0 e 4c/5a;
L4 . Lama bella in partenza e poi ostico muro ben chiodato, difficile traverso in prossimità della sosta segnato da due chiodi di progressione con notevole braccio di leva, fare attenzione. 6b, 6c/A0.
L5. Bellissimo diedro solcato da grande lama, poco protetto ma non ci se ne duole, 5c;
L6. Dalla comoda sosta duro passaggio in obliquo per vincere la gobba strapiombante, la prima piastrina è un po’ distante ed il vuoto chiama forte, mentre il terzo chiodo infisso mette in leva una notevole porzione di roccia, procedere con cautela, si prosegue per bella placca con movimenti ancora impegnativi. A0, 6c.
L7. Altra lunghezza molto bella e sostenuta. Fessura superficiale protetta a chiodi ma necessita di integrazione in almeno due punti (BD 0,5 e 0,75), uscita su comoda cengia. 6b, 6c;
L8. La conformazione della parete cambia. Un chiodo vecchio con cordone indica la direzione in alto a sinistra. Netto strapiombo con bel bloccaggio su zone dalla tenuta incerta, poi per risalti fino alla sosta su albero con cordone e anello, 6a;
L9. Non conviene doppiare il tiro anche se la vetta sembra vicina. Dopo alcuni risalti si entra in una solidissima placca fessurata protetta a cordoni su clessidre naturali (se un’anonima generosità volesse un giorno sostituirli con nuovi…) e di qui in cima con sosta da attrezzare sull’albero dal quale pende il libro di via. 5a, 5b

Discesa. Si intravede una bellissima e rustica villa di cui si attraversa il giardino per prendere la strada che si segue fino all’attacco del sentiero, pali elettrici e freccia bianco rossa, che riporta all’auto.