Trento (Punta) da Castello, anello Valloni Giargiatte e dei Duc

difficoltà: EE   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Sud-Ovest
quota partenza (m): 1600
quota vetta/quota massima (m): 2970
dislivello salita totale (m): 1600

copertura rete mobile
vodafone : 20% di copertura
no operato : 0% di copertura

contributors: CarloG Andrea81
ultima revisione: 09/10/17

località partenza: Castello (Pontechianale , CN )

punti appoggio: Bivacco Bertoglio

cartografia: Berutto, Monviso e le sue valli

bibliografia: Berutto, Monviso e le sue valli

accesso:
Si risale la Val Varaita superando Casteldelfino, quindi si prosegue per il Colle dell’Agnello fino alla località Castello, dove si posteggia nei vasti spiazzi a bordo strada nei pressi delle paline segnaletiche dell’inizio dei sentieri (prima dell’abitato).

note tecniche:
Escursione con buon sviluppo in ambiente selvaggio, facile fino al Passo Gallarino, poi gli ultimi 200 m di dislivello si svolgono su ripide chine di detriti e su terrazzi erbosi, che comunque in condizioni asciutte non presentano particolari difficollà (EE).
E’ sconsigliabile la salita del canale sud-ovest in quanto oltre alla ripidezza è molto instabile (EE/F). Molto meglio è salire e scendere dal pendio detritico sud, che nonostante l’apparenza è molto più semplice del previsto.
Il periodo migliore è senza dubbio l’inizio autunno per evitare le classiche nebbie estive della zona. Non si trova acqua lungo il percorso.
L’anello non è obbligatorio e si può ritornare dalla via di salita; se lo si vuol compiere occorre prevedere la risalita al passo Calatà per poi scendere nel vallone dei Duc; è preferibile percorrere l’anello nel senso descritto.

descrizione itinerario:
Da Castello di Pontechianale si segue la mulattiera che subito ripida si inoltra nel lussureggiante vallone di Vallanta; dopo un primo tratto ripido, la mulattiera costeggia per breve tratto pianeggiate il torrente, compie 2 tornanti e prosegue a saliscendi tra cembri e radure.
Ben presto arriviamo ai ruderi della Grange di Rio, dove imbocchiamo a destra, attraversando il torrente su un ponticello, il sentiero U10 diretto al passo di San Chiaffredo ed al Bivacco Bertoglio.
Subito ci troviamo immersi nello splendido bosco dell'Alevè e, nella quiete ombrosa dei cembri, il sentiero ci porta in leggera salita a compiere un lungo tratto verso sud, sbucando in una radura ricca di acque. Alla fine della radura, si torna nel bosco, per salire a stretti tornanti e giungere al pianoro superiore, dove gli alberi iniziano a diradarsi. Si prosegue continuando sul sentiero per il Passo di San Chiaffredo. Il sentiero serpeggia ancora tra le conifere, sempre più rade, uscendo finalmente, intorno ai 2360 m, ai pascoli verdeggianti (Gias Fons) abbracciati dalle pendici della Rocca Jarea a sinistra e dalle Rocce Meano a destra.
Il vallone appare chiuso sul termine da Punta Malta, mentre invece il sentiero, ora più pietroso, al fondo del vallone, piega a sinistra entrando in una gola con bancate rocciose che supera con alcuni tornanti per sbucare nell'alto vallone della Giargiatte presso il lago Bertin, poco sotto il Bivacco Bertoglio (raggiungibile con breve digressione a sinistra). Ormai si vede davanti a noi, ben isolata, la Punta Trento, sullo spartiacque con la valle Po, con le ripide pendici detritiche.
Segue un tratto pianeggiante costellato da ometti di pietre, poi si costeggia un altro laghetto (Lago Lungo) ed eccoci al Passo di San Chiaffredo 2764 m. Qui si abbandona il sentiero per avvicinarsi ai pendii di Punta Trento dove ci sono tre opzioni.
1.salita dal pendio-canalone Sud (scelta consigliata EE)
si prosegue salendo la pietraia puntado a est/nord est, per aggirare la crestina sud ed entrare nel vasto pendio di pietrame rivolto in pieno sud. Lo si sale inizialmente al centro, sfruttando le zone con pietre più grosse, fino a raggiungere un affioramento roccioso circa a metà dello stesso dove inizia a restringersi diventando una sorta di canale. Qui senza particolari difficoltà si sale costeggiando i vari affioramenti di rocce, salendo per terrazzi di erba e ghiaia, mai esposti e molto agevoli, sino a sbucare su un pendio maggiormente erboso ormai a pochi passi dalla cima; raggiunta la cresta a destra del castelletto roccioso sommitale, lo si risale senza difficoltà sino all’ometto di pietre.
2. pendio-canale sud-ovest (molto instabile e franoso, sconsigliato EE/F)
ci si dirige a sinistra, in un valloncello sassoso che conduce, in alto, al Passo di Costarossa e al Colletto Dante. Dopo breve percorso, eccoci ai piedi della parete occidentale dove si risale faticosamente la china di detriti mobili fino ad entrare nel ripido canalino che culmina ad un intaglio poco a sinistra della vetta. Nella parte alta, il canale si stringe notevolmente ma diventa ancora più ripido, prestare attenzione perché ogni pietra grande o piccola si muove (utile casco). Appena possibile conviene spostarsi sulle rocce gradinate del fianco sinistro per agevolare la salita (passaggi di IeII). Infine, eccoci allo stretto intaglio, da cui volgiamo a destra e, seguendo le facili roccette della cresta, si giunge al castelletto sommitale con l’ometto di pietre.
3. crestina sud (EE/F)
si punta direttamente alla crestina sud che separa i due versanti delle opzioni precedenti, la si risale per balze di roccette ed erba, aggirando gli eventuali ostacoli sul lato destro. Ci sono parecchi ometti presenti ad indicare il percorso fino a sbucare in cima.
Ritornati alla base di Punta Trento, si può scegliere se rientrare dal percorso di salita, oppure (consigliabile) proseguire per l’anello risalendo il sentiero, segnavia bianco rossi) che in direzione sud sale abbastanza comodo seppur ripido verso il grosso ometto del Passo Calatà, posto a sinistra di Punta Malta. Raggiuntolo con circa 180 m di dislivello aggiuntivi, si può ancora salire in 10-15’ a destra, per tracce di sentiero, la vicina e panoramica Punta Malta 2995 m.
Dal Passo Calatà seguendo i segnavia si scende molto ripidamente su terreno ghiaioso e ripido nel sottostante vallone dei Duc, per poi attraversare una pietraia di piccole dimensioni. Successivamente si scende sotto le propaggini della imponente Cima delle Lobbi, dove il vallone diventa più dolce ed erboso. Qui su buon sentiero si piega a destra attraversando un bel ripiano erboso, per poi ridiscendere tra erba e roccette nella parte mediana del vallone, occupata da una enorme pietraia. Il sentiero, qui poco scorrevole, si snoda cercando i passaggi migliori tra i massi, per poi entrare gradualmente nel bosco dell’Alevè dapprima tra i larici e poi tra i pini cembri. Qui si torna a camminare su buon sentiero, che rapidamente scende verso il Rifugio e Lago Bagnour 2017 m. Si attraversa il pianoro acquitrinoso passando accanto al rifugio, quindi seguendo il buon sentiero per Castello si rientra nel bosco, toccando successivamente il Rifugio Grongios Martre ed infine si prosegue sulla bella mulattiera terrosa superando alcuni ruderi fino a sbucare sulla strada asfaltata del Colle dell’Agnello, nei pressi del Bar/Rifugio Alevè, a pochi metri dal posteggio all’inizio dei sentieri.

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