Dome Cresta Est

L'itinerario

difficoltà: AD-   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Est
quota partenza (m): 2100
quota vetta (m): 1680
dislivello complessivo (m): 1700

copertura rete mobile
dato non disponibile

ultima revisione: 19/04/09

punti appoggio: campo base a 2100 m

note tecniche:
Grandiosa salita da un campo base che occorre porre, giungendo con un areo Twin Otter noleggiato dall'Islanda.
Questa zona è frequentata da 2/3 spedizioni ogni anno.
E' ricchissima di vette vergini.
La roccia è pessima, per cui occorre stare sulle vie di ghiaccio e neve. Le precipitazioni sono frequenti ed abbondanti. Temperature trovate a maggio tra i - 15 di giorno ed i - 30 di notte, in media -20/25. Moltissimi crepacci e valanghe, sia di neve fresca che di seracchi, data la grande glaciazione della zona.
Tenere conto che l'ossigeno disponibile a questa quota, pur abbastanza modesta, data la vicinanza al polo è corrispondente circa ad una quota di 4500/5000 metri. Tenere conto della lunghezza in orizzontale degli spostamenti. il tempo medio per la salita e discesa è attorno alle 12/15 ore.
descrizione:

descrizione itinerario:
L'Itinerario è più complesso del vicino Gunnbiornfjel. questa salita è la più bella tra quelle fatte in Groenlandia. occorre porre un campo avanzato a circa 8 ore di marcia dal campo base basso. di qui si sale in ghiacciaio senza nome verso un colle che non si vede.
Anche il Dome non si vede, in quanto è nascosto a sinistra. prima di giungere al colle svoltare a sinistra (S) procedendo per una cengia crepacciata e sovrastata da una serie di seracchi abbastanza minacciosi. Si raggiunge un colle, dal quale si volge decisamente a destra (E) in direzione della cresta del Dome che sembra a portata di mano.
Non è così. si superano due piccole vette, poi si deve scendere ad un colle più basso tra enormi crepacci. Di qui scegliere a seconda delle condizioni. La cresta Esta comincia qui più o meno, ma è ben difesa da crepacci e seracchi. Noi siamo saliti verso destra, sulla faccia Nord per qualche centinaio di metri. Delicato in ghiaccio duro con molti crepacci. poi siamo tornati a sinistra verso la cresta. qui c'era un grande accumulo di neve fresca, fino alla coscia, che minacciava di venire giù.
Raggiunta la cresta, anzichè trovarla, come ci aspettavamo, in neve dura, era tutta di neve fresca al ginocchio. Molto duro fare la traccia, fino alla vetta, che dista dal colle basso "una vita" (penso un chilometro) Primi salitori italiani: Paolo Gardino e Luisa Sanna, che è anche la seconda donna in assoluto ad avere salito le tre cime più alte dell'artico