Feluma (Punta) da Plante'

Comodo sentiero sino al pianoro sotto le morene. Noi siamo saliti dal colletto a sinistra e traversando in leggera salita verso la dorsale; l'abbiamo raggiunta comodamente nella parte alta un po' prima di quel che rimane del ghiacciaio di Louetta salendo tra massi gradinati e tetrriccio reperendo la traccina che porta in vetta. Discesa sugli sfasciumi della dorsale sino al filo della morena sulla sinistra che abbiamo raggiunto passando senza problemi tra qualche grosso masso per scendere facilmente sino al pianoro; questa potrebbe essere considerata anche come alternativa di salita, valutando le condizioni, anche se un po' più ripida e su terreno a tratti più instabile e scivoloso di quello percorso all'andata (alla base della morena ho messo un grosso ometto). Nelle attuali condizioni e col percorso da noi effettuato non abbiamo mai avuto bisogno di appoggiare le mani per salire e per questo ad oggi ritengo che la valutazione generale delle difficoltà non sia solo alpinistica ma "EE/F".
Giornata dal meteo spaziale con panorami stupendi a 360°. Bello e redditizio il sentiero dopo la poderale dove, all'inizio e sul percorso, abbiamo rimesso a posto gli ometti. Allego traccia.
Con la moglie Stefania ed il sempre presente Vipi5547 che non smetterebbe mai di salire.

Più info e foto su climbandtrek.it

verso la dorsale
grandi massi e terriccio
gradini rocciosi sopra il ghiacciaietto
ultimi metri
vetta
gruppo del monte bianco
a sinistra la becca di tos e a destra la louetta
a sinistra la salita al colletto e a destra la discesa dalla morena

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I bivi chiave dell'itinerario sono essenzialmente due: il primo è quello con ometto e lettera emme di pietre che conduce al pianoro quotato 2850 m, il secondo è l'imbocco del canalone che discende nel vallone di Plontaz. La salita alla cima non presenta difficoltà rilevanti per quanto riguarda l'orientamento, si può salire un po' dove si vuole: io ho preso subito a destra per pietraia dal pianoro, percorrendo poi una facile cengia in vista della punta. Così facendo occorre però superare un erto nevaio lungo una ventina di metri che, nelle condizioni attuali, è troppo ampio da aggirare e sono pertanto necessari i ramponi. Se si sale più a destra invece è pulito. Al ritorno, l'incrocio con il sentiero n.6 in salita da Mondanges può creare confusione in quanto da lì a poco la freccia gialla del segnavia diventa misteriosamente un bollo bianco-rosso e la traccia comincia ad inerpicarsi nel bosco; il tratto in salita comunque si esaurisce a breve ed il segnavia ritorna giallo.
Gita perfetta sotto tutti i punti di vista. Partito presto per scongiurare i temporali previsti nel pomeriggio, alle 9 sono arrivato in cima con cielo sereno e temperatura ideale. Dopo una lunga sosta, poco prima di ripartire, ho avuto l'emozionante incontro con il gipeto: decollato appena sotto la vetta, ha iniziato a disegnare ampi cerchi sopra di me fino a stabilizzarsi a non più di tre metri di distanza dalla mia testa con le zampe tese. Pensando istintivamente che avesse puntato il cane, ho iniziato a fare un po' di rumore ed a muovere in aria i bastoncini per costringerlo ad andarsene. Ha così ripreso lentamente quota ricominciando a girare, per poi allontanarsi in direzione della Grande Rousse. Visti anche tre cervi all'Alpe Verconey di sotto e tante marmotte. Incontrato un unico gruppone di quindici escursionisti sul sentiero balcone in direzione contraria alla mia e due persone a Verconey di sopra, per il resto nessun'altra traccia di umani nella zona.
Con Zeus, indomito sulla pietraia ed imperterrito alla vista dell'avvoltoio predatore. Un doveroso ringraziamento a Brunello 56, erba olina e diecimilapiedi per le minuziose relazioni che hanno reso sicuramente tutto più facile!


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A Planté si può lasciare l'auto sulla piazzetta della chiesa o in un piccolo spiazzo dopo il successivo tornante (1o 2 posti max). Dalla piazza, ci si inoltra fra le case voltando a dx, si attraversa la strada asfaltata e si imbocca il sentiero n. 5 (erba alta e staccionate da riparare), che poi è sempre visibile sino a Verconey superiore. Qui giunti si imbocca la poderale (n. 4) sino ad un bivio di sterrate a q. 2130 circa, dove si abbandona il n. 4, che prosegue a dx, e si sale a sx sino ai ruderi delle fortificazioni di Maison Forte. La stradina compie poi due tornanti (non indicati sulla cartina dell'Escursionista n. 3) per dirigersi verso l'Alpe di Maison Forte (che non si vede) e verso la Becca dei Quattro Denti, la si lascia nei pressi dell'attraversamento del secondo rio (vedere relazione di diecimilapiedi). Quando il sentiero termina a q. 2850, noi abbiamo scelto di proseguire a sx compiendo un semicerchio da sx a dx e superando una serie di dossi e avvallamenti, prima di erba poi di pietrame, per portarci in posizione dominante rispetto alla conca glaciale alla base della Feluma. Da qui, valutate le attuali condizioni di innevamento, abbiamo scelto di puntare alla dorsale NW della Feluma obliquando verso dx (direzione SW). Abbiamo così superato un paio di nevai (sembrano più ripidi di come sono in realtà) alternati a sfasciume fine generalmente agevole, oltre ad un paio di ostacoli rocciosi che ci han richiesto una facile arrampicata (trovato anche un ometto poco sotto la dorsale). Abbiamo raggiunto la dorsale nei pressi di un piccolo pianoro in cui è visibile a terra un paletto del Tour del Rutor e dove al momento c'è ancora un piccolo nevaio: come già detto da diecimilapiedi, conviene attraversare il nevaietto in piano trovando così una traccia di sentiero che conduce proprio sotto la crestina finale. Qui occorre superare un muretto nevoso (neve piuttosto dura) poi volgere a sx e si è in punta.
Abbiamo poi optato per il ritorno ad anello seguendo l'imbeccata di Brunello 56: il canalone erboso-detritico che scende nel vallone di Plontaz si trova a ridosso di un evidente affioramento roccioso sulla dorsale e vi si trova ancora un paletto con bandierina del Tour del Rutor, è ripido ma facilmente percorribile. Per prati abbiamo incrociato la poderale a q. 2450 (e rimando ancora una volta alla relazione di diecimilapiedi). Il sentiero n. 4 di rientro in alcuni punti è invaso dalla vegetazione ma sempre presente, un po' di attenzione solo al bivio con il sentiero n. 6, non scendere a sx.
A mio modesto parere, in queste condizioni l'itinerario è al confine tra escursionismo e alpinismo e nulla più. Va da sé che sono richieste capacità di valutazione e di scelta del percorso migliore e abitudine a procedere anche fuori dal sentiero, normale bagaglio dell'escursionista esperto.
Escursione che si svolge in zone poco frequentate in estate e in ambiente selvaggio, personalmente mi è piaciuta moltissimo. Panorami superlativi visto il meteo.
Con Filippo e Gian Mario, compagni di avventura.
Ma con l'insostituibile apporto di ingredienti da parte di Brunello 56: grazie!



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Diecimilacinquecentoquarantuno piedi. Partenza da Plantè (posti auto molto limitati) con 8° e prime ore all'ombra, data l'esposizione. Comodo sentiero fino all'alpeggio Verconeyaz superiore, buona sterrata fino ai ruderi di Maison Fort e oltre; dopo circa dieci minuti dai ruderi, immediatamente prima di un ruscello, prendere il secondo sentiero che si stacca a sinistra (2360 m, ometto e lettera emme disegnata con le pietre...) per portarsi, seguendo i numerosi ometti, ai bei ripiani di quota 2850 circa: ambiente dominato dalla punta Tsa Boc e primi glacionevai. Qui i sentieri terminano e occorre portarsi gradualmente a destra, cercando di seguire la dorsale Nord-Ovest della Feluma su neve e ripidi tratti di rocce e sfasciumi, con saltuaria necessità di usare le mani. Nelle ultime decine di metri non lasciarsi tentare (come noi) di seguire interamente il filo di cresta, perchè a pochi minuti dalla cima occorre scendere in disarrampicata e passare un erto nevaio; è preferibile tenersi più a sinistra (tracciolina) e, superato un nevaio, raggiungere senza problemi la vetta. Panorama mozzafiato. Foto di rito. Discesa seguendo la dorsale verso i Quattro Denti fino ad un colletto (2980 m circa), da dove, volgendo a sinistra, è possibile scendere su ripido terreno detritico ed erboso fino a raggiungere, 500 metri più in basso, la sterrata degli alpeggi di Cotteun: poche centinaia di metri prima di questi, a circa 2350 m,lasciare la sterrata (freccia gialla e sentiero 4) per percorrere il lungo sentiero balcone che, con diversi saliscendi, lungo il versante occidentale della Quattro Denti, riporta alla sterrata dell'andata, 15 minuti a monte dell'alpeggio Verconeyaz superiore e poi all'auto. Ramponi non usati, ma è meglio averli.
Bel percorso ad anello (17,5 km) con dsl di 1650 m, percorribile in circa sette ore e mezzo.
Un grosso grazie a Bruno per la collaborazione, gli ometti e i suggerimenti.
Con la deliziosa compagnia di Monica e Gian Mario.


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E’ un gran gitone. Punto.
E per accentuarne l’aspetto selvaggio e panoramico, abbiamo apportato qualche variante all’itinerario.
Salita. Partenza da Plantè, lungo il n. 5 fino agli Alpeggi di Verconeyaz, quindi sulla poderale sempre in salita fino a quando questa termina nei pressi dei ruderi dell’alpeggio di Maison Forte, alla base della Becca dei Quattro Denti. Risalita lungo il solco torrentizio su percorso libero, per poi scoprire, a metà strada, che c’è un sentiero marcato, comodo e omettato che porta fino al pianoro superiore. Alla partenza questa traccia non si vede (sarebbe bello) ma potrebbe essere quella che si stacca dalla poderale, va via di traverso e si porta su una grossa rupe. Comunque, arrivati al pianoro gli ometti deviano a sinistra verso la Becca di Tos, qui si intravedono il Colle e la Punta Tsaboc, la Feluma è alla loro destra ma ancora un po’ nascosta. Risaliti i facili pendii su massi e detriti, appare la punta. Subito abbiamo puntato diritto alla vetta ma, arrivati ad un ripido glacio-nevaio, senza ramponi abbiamo desistito dall’attraversarlo, l’abbiamo aggirato, siamo arrivati ad un altro pianoro dove vi erano diversi paletti (forse ancora dal Tour du Rutor) e da qui facilmente in vetta. Ricordarsi di non salire in cresta, e se si guarda bene si vede una comoda traccia che porta in vetta.
Discesa. Seguendo la larga dorsale che scende alla Becca dei Quattro Denti, ad un certo punto si trova il largo canalone che scende nel Vallone di Plontaz (quest’anno percorso dal Tour du Rutor extreme, vi sono ancora le bandierine rosse); percorrerlo fino a fondo valle, al torrente si incontra il sentiero per il Col Feluma (segni e ometti) che riporta agli Alpeggi di Cotteun. Qui volevamo prendere il sentiero n. 4 dell’AV2 che riporta a Verconeyaz ma scendendo per sentiero e non per poderale abbiamo mancato il bivio al tornante. Discesa invece su un sentierino ben marcato ed omettato ma senza bolli gialli che a Cotteun si stacca dalla poderale di fronte ad un fabbricato e scende ad incrociare il sentiero n. 7-8-9 lungo il quale si torna a Mondanges (area impianti sportivi) e quindi a Plantè a recuperare l’auto.
Come detto è una gran gita, un po’ faticosa ma mai difficile o pericolosa, utile un po’ di conoscenza preliminare dell’area. Sicuramente entusiasmante la salita da Plantè, visto l’ambiente (o forse perché quel canalone è un po’ un mio sfizio …).
Grande giornata, aria fresca in quota, panorami che non mancano mai, specie dalla vetta (occhio che questa strapiomba su tutti i versanti …). Meteo che - mi è stato suggerito – oggi non era proprio spaziale causa un po’ di foschia.

Un grazie a Teresa e Marco per la compagnia ed aver condiviso questa gita, che però non sapevano di dover fare. E grazie alla moglie per il tagliere-break ad Arvier.
Naturalmente con il sempre-presente Frank, oggi bravissimo sui nevai a bloccarsi sulla traccia e a fermare il transito ….



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note su accesso stradale :: Parcheggino a Plante'
Gita piuttosto lunga ,facile ma non banale ,specialmente sul glacionevato dal colletto dei piani Feluma fino in vetta,dove si trovano alcuni tratti su terreno misto e la cresta finale esposta.
Purtroppo la neve non rigela ,quindi alle 10 si affondava alla caviglia,alle 12 molti tratti al ginocchio.
Conviene partire molto presto.
Tempo di percorrenza: ore 4.30-5,30 secondo il passo e le soste
Gita studiata per recuperare una punta tentata con gli sci ma fallita per stanchezza,questa volta l'allenamento mi ha permesso di superare la prova senza nessun problema , in perfetta solitudine, ho incontrato un solo valligiano col cane che andava a farsi un giro per colli.
Questa cima la dedico al mio migliore amico e compagno di gite Luciano che ha appena superato una difficile operazione ,fortunatamente riuscita ,mi auguro di poterla ripetere con lui al piu presto possibilmente con gli sci.
Forza Luciano....


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Caratteristica itinerario

difficoltà: F :: [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Nord-Ovest
quota partenza (m): 1650
quota vetta (m): 3213
dislivello complessivo (m): 1563

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