sergio 51


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ottimo
Uscita di ripiego perchè la meteo non era sicura e non mi sono fidato a fare troppi chilometri, infatti a Prarotto piovigginava.
Per fortuna ha smesso subito, ma è uscito un vento freddo molto fastidioso, che ci ha accompagnati fino in cima prima di calmarsi.
Con Ivano e Marina, che ha rinunciato alla Lunella, è scesa da quasi in cima ed è risalita con noi.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ottimo
Percorso molto ripido, con pochissimi tratti coricati, ideale per il potenziamento muscolare, da fare, possibilmente, quando si ha già un po' di fondo e con un minimo di riscaldamento, perchè parte subito deciso.
Per il resto non mi ha entusiasmato: salita pulita e ordinata senza sorprese, mezza in pineta e poi per pascoli e pietraie: si sente che c'è la mano di un geometra (con tutto il rispetto) che, però, ha lavorato anche in Fiat; per ora non bisogna ancora timbrare alla partenza ma chissà ...
Chi ama le gite varie, rilassanti e ariose deve scegliere altro, ma, ripeto, anche queste sono utili; però, se si vuole andare per bricchi fino a 90 anni, conviene farne poche e scendere con le dovute cautele.
Con Marina, Ivano, Piero e Francesco, che ha provveduto anche al rinfresco finale.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ottimo
Bellissima gita in ambiente aperto, arioso e panoramico: dopo un'oretta scarsa di salita nel bel bosco di larici, c'è il tratto di sentiero balcone sulla dorsale di confine, quasi pianeggiante, che regala vedute spettacolari sulla conca di Bardonecchia e sugli Ecrins.
Dopo quello che pensavo essere il col des Acles (in realtà era più avanti), ho lasciato troppo in fretta la mulattiera e mi sono impelagato su pendii di pietre, terraccia, erbetta e altre schifezze e ho fatto tanta fatica inutile per arrivare al Pas des Rousses: bastava andare un po' più avanti per trovare un comodo sentiero.
Discesa per il canalone rosso: è veramente shifosa ma dura poco e permette di accorciare parecchio il ritorno.
Niente acqua sul percorso.
Molte fortificazioni, buncher e reticolati dell'ultima guerra.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: buono
Salita molto ripida per boschi e prati, molto frequentata dai corsaioli, ben segnalata e con ottimo panorama.
Con una breve deviazione abbiamo fatto anche la Marsé: sono circa 30/40 min. A/R, se non si commette l'errore, per accorciare, di scendere "ad minchiam" per i pratoni sottostanti; conviene tornare al sentiero principale.
Mi sembra veramente esagerata la quantità di chiese, cappelle, piloni votivi e croci sparsi attorno e sopra la montagna: è una vera e propria marcatura del territorio da parte dei fondamentalisti cattolici, che potrebbero mettere qualcosa sul proprio terreno e non sempre su quello di tutti.
Con Marina e Pierino
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: buono
Classica gita "del bottiglione" anche se, per fortuna, nessuno l'ha portato. Però, se la compagnia è buona, ogni tanto si può sorvolare sul posto. Fra un paio di anni faremo le grigliate sul lago.
Con Marina, Ivano e Pierino, scesi con me, mentre Monica e Massimo proseguivano per il Roccia e un tour di 5 giorni con zaini paurosi.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
La ferrata è perfettamente agibile anche se un'ordinanza comunale ne vieterebbe l'uso.
Adatta alle giornate calde, essendo molto all'ombra, ha il difetto di essere molto corta: circa mezzora per la ferrata e un'ora e mezza per il giro completo; conviene abbinarla a quella di Foresto, attualmente ancora chiusa.
Divertente e con alcuni passaggi sostenuti: si procede quasi sempre sui gradini di metallo ed è richiesta un minimo di forza nelle braccia.
Con Marina e Pierino, in forma come sempre.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Abbastanza buono, però dicono che è meglio da Frassinetto.
Bel giro ad anello: io l'ho fatto in senso orario, per non dover percorrere in discesa il tratto che non conoscevo, dove, con erba alta non è impossibile perdere il sentiero, non sempre segnalato bene e, sembra, poco trafficato. Le folle oceaniche vanno alla cosiddetta Quinzeina di S. Elisabetta, che è una non- montagna, essendo una spalla della Quinzeina sud ( si potrebbe chiamare Balcone dei Merenderos ): è fornita di croce gigantesca ma non permette di vedere il bianchissimo M. Rosa, che si vede solo dalla Punta nord.
La Punta nord, cioè la vera Quinzeina, non è dove c'è un'altra croce gigante ( non erano tre sul Golgota ?) con altarino da campeggio in pietra, ma 10 minuti più a nord, o ancora più avanti, dove ci sono altri montagnozzi simili; io per sicurezza sono andato fino al secondo, visto che hanno messo delle ottime corde fisse nei pochi tratti esposti.
Riassunto, da sud a nord: Croce di S. Elisabetta, Quinzeina Sud (cocuzzolo poco significativo), Croce della Quinzeina, Quinzeina Nord.

Panorama veramente grandioso sulle Alpi occidentali e sulle valli vicine e verdissime.
Da evitare con nebbia, perchè non ne vale la pena e si rischia di perdersi sul traverso del versante ovest.
Giornata miracolosamente limpida nonostante la temperatura molto alta.

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Pochi Km. sterrati
Anello panoramico in un angolo appartato degli Ecrins, più noto per le cascate. Sui plateaux dei laghi c'è ancora molta neve e bisogna stare attenti al percorso (evitare con nebbia); laghi ancora gelati. Peccato che non si vedano le grosse montagne del parco,
comunque è pur sempre un bel posto nuovo, anche se preferisco la valle di Nevache.
Con Adelina, Gianni, Rita, Bruno e Guido, sempre di ottima compagnia.
Sciabilità :: * / ***** stelle
osservazioni :: provocato fratture al manto
neve (parte superiore gita) :: umida
neve (parte inferiore gita) :: umida
quota neve m :: 2100
attrezzatura :: scialpinistica
Salito coi ramponi sul pendio con affioramenti di erba e pietrame. Neve abbastanza portante fino a metà e poi disastrosa; ultimi 100 m. a secco. Cechin si è portato gli sci sul groppone fino in cima e li ha usati per scendere (in una pausa della nebbia).
Discesa, senza ramponi, più rapida del previsto da metà in giù. In macchina fino a Pian dell'Alpe alle 7.30; attacco pendio alle 8; vetta alle 9,30 e a casa alle 13.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ottimo
Questa non è la solita salita dal piazzale ex-sciistico, che è stato raggiunto solo in discesa, ma può essere definita:
Punta dell'Aquila per il CRESTONE EST/NORD/EST (più o meno).
In salita sono partito circa 2 km più a valle del parcheggio, dove inizia il sentiero 409, indicato anche come "Quota 1000", che si inoltra nel bosco, ben segnalato ma con parecchie discese, fino a raggiungere, dopo un'oretta, il Rio Taonera (1150 m.).
Posto molto selvaggio, buio e isolato, ma il bello deve ancora venire, perchè, non ostante una rustica palina indichi, a destra, M. Aquila, dopo pochi minuti sparisce ogni traccia umana, salvo alcune ossa biancastre (ma, forse, erano di camoscio...) e bisogna procedere a occhio.
Lo scopo della mia trovata era scoprire l'accesso all'evidente canale, nevoso fino a primavera avanzata, che, scendendo di fianco al Cugno dell'Alpet, va a formare il Rio Taonera nel vallone omonimo: il canale è alimentato dalle abbondanti valanghe che scendono dai lati ed è molto visibile, e invitante, dalla pianura o bassa valle.
Adesso la neve è quasi sparita e risalire il fondo del Rio si è rivelata impresa da capre, tra pietroni, pozze, arbusti, ecc.; con tanta neve pressata è possibile che sia salibile (se avete notizie...).
Questo canale, o forra, è delimitato alla sua SX or. da un crestone che, con andamento rettilineo e pendenza non proibitiva, sbuca a 2000 m. poco sotto la chiesetta della Madonna della Pace: anche questo ben visibile da lontano.
Purtroppo non ci sono tracce e bisogna sorbirsi 800/900 m. di dislivello su pietraie, erbaccia ripida, rododendri e altre schifezze. poi si esce sui moderati pendii sotto la chiesetta e si respira.
Se, come oggi, c'è nebbia, ricordarsi di girare a sx e salire ancora un po' di minuti per arrivare ai sentieri soliti, che vanno in punta o scendono al piazzale.
Ricordarsi anche di non avere incidenti, perchè ti trovano che hai già i vermi.
Questi posti sgarrupati e lontani dalle solite rotte, se dosati con parsimonia, mi danno una certa soddisfazione, anche perchè non devo ritornarci il giorno dopo.
Buono il caffè sul piazzale.
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Tutte le sue gite

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    Bosco (Cima del) da Thures (19/02/15)