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Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
L'attraversamento del secondo torrente in questo periodo e con le attuali condizioni climatiche (poche piogge) non è difficoltoso (almeno la mattina), senza doversi togliere scarponi nè bagnarsi. La salita, in generale abbastanza ripida, si fa più difficolosa da circa 2.600 m per l'attraversamento di detriti e sassi. Personalmente ho sbagliato anche tragitto, stando a dx rispetto il sentiero (in discesa invece ho fatto quello corretto). Il tratto attrezzato non è molto lungo (circa 200 m di dislivello) e in qualche punto i cavi fissati sono utili, per le pendenze, la neve e l'esposizione. Il sentiero è comunque molto ben segnalato. Rifugio tenuto molto bene.
Mettere in conto circa 5h per la salita. Non mi sono chiari i sentieri alternativi che passano dall'Alpe Bors, perchè sembrano un po' perdersi nella vegetazione, ma, se si conosce un minino dove dirigersi non credo sia un problema orientarsi. D'altra parte è così ben segnalato e diretto il 206, che non vedo ragioni per passare da quelle vie (se non forse attraversamenti più facili dei torrenti nelle stagioni calde).
Sul tratto attrezzato ho incontrato uno stambecco, spaventatosi solo quando mi sono avvicinato. In discesa incontrato due persone, anche loro solitarie, che stavano salendo.
In discesa, per variare, ho scelto di passare da Barba Ferrero e scendere passando dal Testanera. L'attraversamento del Sesia non è stato un problema (ore 13:00 circa).
Arrivato al Rifugio Pastore col binocolo ho visto un paio di persone che si erano alla capanna (probabilmente per altre interessanti ascensioni l'indomani ...).

Torrente da guadara

Ghiacciaio delle Piode

Inizio tratto attrezzato

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Si dovrebbe parcheggiare a Rassa, ma molti proseguono nonostante il divieto
Salita lunga, ben segnalata (a parte un po' il tratto tra Sorbella e lago Talamone), anche la parte che sale dal lago Talamone (a differenza di quanto riporta la descrizione dell'itinerario). Arrivato in cima la Talamone ho fatto il primo tratto di cresta, ma non so se è l'unica alternativa, forse si può scendere subito a dx sul lato biellese. Poi su rocce ben segnalate si arriva senza grosse difficoltà alla cima di Bo. Nell'ultimo tratto di sono alcuni canaponi, utili solo in caso di fondo bagnato direi.
Ho fatto l'anello passando alla Bocchetta del Croso e passando dall'alpe Toso.
Incontrato alcune persone che salivano dal biellese e ovviamente qualcuno dall'alpe Toso in giù.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Ho effettuato un anello ancora più lungo e vario: salito da Devero alla Punta d'Arbola, sceso al lago del Vannino, risalito alla Scatta Minoia e passato dall'alpe Satta. Giro molto lungo (oltre 32 km), ma che mi ha permesso di godermi tutte le varianti del tracciato: le difficoltà del passo Marani (con un po' di verglass, trovato grazie alla traccia presente sul sito, ma ci sono parecchi bolli gialli ad indicarlo) e delle pietraie (sporcate di innocuo nevischio), la discesa sul ghiacciaio dell'Arbola (molto crepacciato), i bei laghi di Sruer e Vannino ed i bei prati dopo la Scatta Minoia e dell'alpe la Satta (ricchi di marmotte). All'alpe Forno e all'alpe la Satta ho trovato fonti d'acqua. Allego traccia anche la discesa verso il Vannino non segue la normale (ho cercato la zona con meno crepacci).
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Prima parte del percorso in lieve salita e piuttosto lungo. Poco prima dell'Alpe Cuvàa risalgo a destra il ripido pendio erboso e a un certo punto ritrovo una traccia che mi porta alla bocchetta. Poi percorro la cresta, abbastanza lungo con qualche tratto un po' esposto. Al ritorno stavo quasi pensando se provare a fare tutto in cresta senza scendere all'Alpe Cavaione: non so come sia, am non è sicuramente tracciata. Comunque tornato alla Massa del Sajunca, mi distraggo e scendo dalla cresta sud invece che dalla est, tra l'altro con qualche salto roccioso. Me ne accorgo dopo averne percorso un certo tratto, quindi ovviamente non torno indietro, ma scendo per pendii erbosi verso l'Alpe Cuvàa. All'alpe Cavaione prendo il sentiero che risale alla Bassa e quindi per cresta (ben segnata) arrivo fino al pizzo Tracciora, con due-tre passaggi un po' esposti. Devo fare i complimenti alla manutenzione della cresta con rami e radici dei rododendri ben tagliati. Percorrendo la cresta ho notato un sentoiero a mezza costa, ma non ho capito fin dove arriva.
Visto 3 persone che salivano verso la Bassa della Cuvàa, quando stavo rientrando all'Alpe Cuvàa, una persona con cane che saliva da Cervatto alla Bassa del Cavaione e un gruppo al pizzo Tracciora.
Mattino tempo splendido, poi nella trada mattinata e primo pomeriggio si è cperto con nebbie sulle cime, per poi riaprirsi (con un gran caldo).
All'alpe Cavaione ultima (esile) acqua.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Fatto il giro al contrario: dalla val Sorba alla val Gronda. Prima dell'alpe Massucco ho svoltato a dx salendo i ripidi pendii verso l'alpe dell'Artorto (bella e ben tenuta baita). Sono quindi arrivato alla bocchetta dle Prato, guardando con interessa la cresta della Cima dell'Artorto: mi è sembrata interessante e mi sono un po' pentito di non averla fatta. Credo che si possa seguire tutta la cresta prima la est e poi la ovest per poi salire la est del monta Altorre. Comunque salendo alla bocchetta ho pestato la prima neve. Dalla bocchetta ho salito, facendo un taglio a sx la cresta est del monta Altorre per poi scendere la nord (a sx per evitare la neve). Dalla cima ho studiato la cresta del Cimone della Gronda. Quindi ritornato alla bocchetta ho risalito la cresta sud-ovest che con dei passaggi ad ovest e una arrampicata finale conduce alla cima, abbastanza facilmente. Ho quindi percorso la cresta ovest per raggiungere il passo della Gronda, superando un punto critico (al contrario non so se sarei riuscito a superarlo). Arrivato al passo ho fatto un pensierino alla pala della Gronda, ma le nuvole che si stavano abbassando mi hanno fatto desistere dopo i primi passi. Poi non ne ho mai letto niente, quindi ero un po' incerto su cosa avrei trovato. La discesa verso la val Gronda è tutta innevata (come mi aspettavo, uno dei motivi per il quale avevo scelto di fare il giro al contrario). La neve in alcuni punti non tiene e qualche volta sono sprofondato fino alla vita ... Ho quindi cercato dove potevo di evitare la neve facendo anche dei giri più lunghi. Il traverso sopra i laghetti della Gronda è il più brutto: forse è meglio scendere ai laghetti e poi risalire. La salita alla bocchetta è piuttosto ripida, ma essendo esposta a sud è senza neve. Fino al passaggio sopra al lago della Seia (parzialmenet ghiacciato) c'è ancora neve, poi sparisce. Poi si scende tutta la val gronda semplicemente.
Molto bello il giro, con possibili varianti per allungarlo ulteriormente, come anello per il colle di Loo e Maccagno (non li ho fatti perchè ho visto l'alpe del Prato ed il Colle del Loo completamente innevati, meglio farli d'estate ...). Tracciato ben segnalato, tranne forse il tratto alto dell aval Gronda, complice anche la neve. Purtroppo il tratto finale poco dopo Rassetta è su strada asfaltata. Il clima è stato bello fino a metà mattina poi si è coperto per farmi prendere una lavato alla fine...

Alpe dell'Artorto

Monte Altorre

Cimone della Gronda - Le creste percorse

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
neve (parte inferiore gita) :: primaverile
quota neve m :: 2000
Gita lunga, ma semplice poichè il percorso è ottimamente segnalato e tracciato. Forse unica attenzione con nebbia/nuvole nella parte oltre il il piccolo Cervino. Unico crepaccio presente solo leggermente aperto e ben evidente: il passaggio era ultra sicuro. Neve portante sin dall'inizio e poi qualche bel centimetro di fresca in alto. In discesa al pomeriggio da Plateau Rosà iniziava a mollare. Comunque si arriva con la neve fino in fondo.
Vista la chiusura degli impianti decido di effettuare questa salita, partendo poco dopo le 5 e seguendo il Ventina (che mi risulta molto più breve del percorso del Mezzalama), visto che la gita è piuttosto lunga. Poco dopo mi seguono due scialpinisti. All'altezza di Cime Bianche ci raggiungono e superano prima una scialpinista razzo (che non vedo più) e poi altri tre scialpinisti (che poi proseguiranno + o - al mio ritmo). Altri scialpinisti partiti dal rifugio o dalla Svizzera o più tardi. Naturalmente unico con le ciaspole fino al Breithorn (in discesa ho intravisto un paio di persone al rifugio delle guide). Non necessari ramponi oggi. Avevo intenzione di scendere dal percorso del Mezzalama, ma ho temuto che non fosse passato nessuno e fosse troppo lunga e quindi ho preferito scendere dallo stesso persorso. Sceso senza ciaspole (per soffrire meno alle punte dei piedi) sprofondando solo in qualche punto. Ovviamente molto meglio e più divertente da fare con gli sci. E ovviamente da fare con impianti chiusi.

Prime luci sul Cervino

Piccolo Cervino da Plateau Rosa

Salendo alla Gobba di Rollin si vede tutto il percorso segnalato

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Sulla strada per Riale, dove parte il sentiero per la val d'Otro, ormai è vietato l'accesso con le auto prima del tornan
Si incontra la prima neve attorno ai 2.000 m, quota cui ho indossato le ciaspole. All’inizio su residui di valanga vicino ai pendii più ripidi, quindi dura e portante, poi su neve poco portante. Nessuna traccia quindi una certa fatica … In più ho sbagliato passaggio e sono stato troppo a destra. Me ne sono accorto tardi e ho pensato di tornare successivamente sul passaggio standard, ma non ho trovato alcun passaggio favorevole (senza necessità di perdere quota). Quindi ho proseguito dritto salendo prima su neve ripida poi scalando su roccia (friabile), perché ho pensato che fosse più semplice e sicuro, ma non so se ho fatto la scelta giusta. Ho raggiunto dunque la cresta poco prima dell’anticima. Guardandomi indietro effettivamente la salita al passo della Coppa o al canale alla sua destra pareva meno ripido… La cresta sembra infinita per la stanchezza e perché raggiunta una punta, che si crede quella finale, si vede quella successiva … ma in realtà non è tanto lunga. Ho percorso la cresta senza ramponi né ciaspole. Dall’anticima si deve scendere su qualche roccia (e neve) un po’ ripide e poi in qualche punto aiutarsi con le mani. Arrivato ormai tardi sulla cima dopo poco sono sceso e prima dell’anticima sono sceso sul versante di Gressoney, per poi risalire al passo della Civera. Da qui sono sceso in direzione passo Foric, senza raggiungerlo, e poi Pianmisura (la neve finisce poco prima) ed infine Alagna.
Nonostante la partenza molto presto la neve non era molto portante e non essendoci alcuna traccia in salita, ho faticato parecchio. Non ho incontrato nessuno, se non un paio di persone mentre scendevo sul versante di Gressoney ed un'altra al passo della Civera. fa specie vedere il lato di Alagna deserto (anche se si guadagna in magia). Grande soddisfazione perché è dall'anno scorso che pensavo a questa salita. Sconsiglio il percorso che ho seguito per errore (meglio il classico passo della Coppa). La salita ed in generale l'anello è molto lungo.

Cresta finale dall'anticima

Cresta percorsa dalla cima
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: visto valanghe a pera esistenti
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
quota neve m :: 1300
Partito da Canza. Neve presente sin dall'inizio, ma direi che le ciaspole non servono, in quanto molto pestata. Indosso le ciaspole al bivio per il rifugio Miryam, anche perchè seguo il sentiero a destra, meno battuto. Attraverso il lago del Vannino sulla traccia più a sinistra e poi seguo una traccia di sci che però non porta al passo del Busin ma al passo alla sua sx (ha un nome?): non conoscendo la zona e non sapendo cosa mi sarebbe aspettato abbandono la traccia e vado al passo del Busin. Da lì scivolata su forti pendenze per arrivare poi alla diga. Qui commetto un errore fatale: vedo la cresta a sx e penso che sia migliore e più facile. Peccato che non ne vedo la parte finale ... infatti alla fine la cresta diventa affilata ed esposta con dei sali-scendi: rinuncio. Ormai per prendere la via corretta è tardi, anche perchè bisogna quasi tornare alla diga. Al ritorno avendo verificato il passaggio seguo l'altro passo invece del Busin (pendenze inferiori).
Comunque bella gita con notevole sviluppo e paesaggi magici. Pochissima gente in giro e non nel mio percorso. Tracciate le salite al Nefelgiù ed alla Scatta Minoia. Invece non mi sembra ancora tracciata l'Arbola. Per chi scia se si cerca si trovano bei pendii con buona neve. Le cime e le creste invece sono un po' pelate dal vento.

La cresta che non ho percorso ...
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: primaverile
quota neve m :: 900
Neve ghiacciata sulla strada iniziale e fino al ponte della Prabella: fatto senza ciaspole. Dal ponte inizia ad esserci un po' di neve che però dopo pochi metri quasi svanisce: ciaspole indossate e tolte .... La neve aumenta a circa metà salita nel bosco, ma siccome portava bene ed il sentiero era stretto non ho indossato le ciaspole. Solo pochi metri prima dall'alpe Sorbella si devono indossare le ciaspole, in quanto la neve aumenta e non è portante. Traccia sempre presente (di sci) fino alla Bocchetta dei Fornei, anche se prima della salita finale tende a sparire. in questo tratto ho dovuto cercare i passaggi con neve più portante e solo in qualche tratto sono sprofondato un po'. Dalla bocchetta ho deciso di seguire la cresta nord. Scegliendo i giusti passaggi nella salita alla cresta la neve era bella portante, anzi a volte ghiacciata. Sulla cresta in qualche punto la neve teneva in altri si sprofondava, anche tra i buchi tra i massi ... ed era ventata. Arrivato quasi alla fine della cresta non mi sono fidato dell'ultimo passaggio stretto e con neve incerta: sono tornato un poco indietro e sceso per poi risalire sempre sull'ultimo tratto della cresta nord (in pratica ho aggirato, anche troppo ..., il passaggio che non mi piaceva. Dalla cima sono poi sceso dalla cresta est, ma senza persorrerla tutta: a metà sono sceso su pendenza sostenuta e sulla neve più ghiacciata mi sono giarato anche verso monte. Poi ho mi sono ricollegato sulla via classica e sul percorso di ritorno.
Bella cima con un po' di avventura per il percorso scelto. Sempre un po' noioso il percorso fino al ponte della Prabella. Bello invece il percorso nel bosco e dall'alpe Sorbella in poi. Credo che il bosco sia quasi impraticabile per gli scialpinisti, ora per la scarsità di neve, ma in generale per la vegetazione abbondante (che la rende bella per i ciaspolatori). Altra nota un po' negativa è che, almeno in questi orari, nella valle di Rassa si è quasi sempre in ombra: il sole è presente alla alpe Sorbella e all'alpe Campello. Partito alle 7.00 e tornato alle 12.30 non ho visto nessuno se non all'altezza dell'alpe Campello (presenza ristoro ...).


A dx la cresta percorsa quasi tutta
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: visto valanghe a pera esistenti
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
quota neve m :: 1700
:: scialpinistica
Gita fatta con le ciaspole. Partito poco prima delle 7.00 e fatto la lunga e infinita strada battuta fino al rifugio Maria Luisa. Calzato quindi le ciaspole e attraversato la Valrossa e raggiunta la punta sulla via classica. Neve buona e portante. Leggermente fastidiosi alcuni traversi con le ciaspole. In discesa ho deciso per non fare la stessa strada di scendere ad est (coi ramponi) su un canale ripido ma ben stabilizzato. Poi ho aggirato la punta est e sono sceso lungo il passo della punta est. Qui sono stato alto a sx (sotto l'Elgio): il pendio aveva già scaricato parecchio quindi sembrava sicuro. Ho svoltato poi a sx con una mezza idea di salire anche l'Elgio, ma era già tardi e sopratutto la stanchezza si faceva sentire. Ridisceso al Maria Luisa (chiuso) dove ho mangiato qualcosa, per poi ridiscendere a Riale. Questa volta ho fatto parecchi tagli, senza ciaspole (la maggior parte non fattibili con gli sci: serve altra neve ...)
Al mattino incontrato solo una persona con gli sci (un razzo) anche lui verso la punta Valrossa. Poi non ho più visto nessuno fino al pomeriggio (qualcuno saliva verso le 13 ...).
Neve complessivamente buona anche per gli sciatori, un po pelate le cime e qualche pendio credo per il vento.
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