melian


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
10 rinvii più che sufficienti; primo tiro chiodato decisamente più corto degli altri.
Non umido, un po' di terriccio soprattutto in zona piccolo castagno in crescita sulla parete.
Bella e non banale la placca di L2, L3 più semplice poi ci si avvia in tranquillità al sentiero di discesa.
Arrivata all'ultima sosta, in comune con "Raggio di sole", non ricordandomi bene dove dovessi andare ho proseguito e sostato su un robusto castagno.
Il sentiero di discesa comincia a essere ben evidente ed è indicato da ometti: si va a sinistra all'uscita della via e poi la traccia piega verso destra arrivando a una specie di slargo. Il castagno che chiude il canyon si raggiunge in leggera discesa, verso sinistra (faccia a valle)
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Ancora neve presente sul tratto finale della cresta. Il terreno appena scoperto è ovviamente fangoso (e scivoloso), con l'erba secca (e altrettanto scivolosa...).
In più ci sono i rododendri a invadere la traccia, che diventa di suo labile in diversi punti. Niente di estremo, ma in alcuni punti si passa sul pendio esposto e magari chi soffre di vertigini non gradisce.
Fino alla bocchetta, nessun problema: segnaletica presente e sentiero sempre evidente. Occorre fare un minimo di attenzione solo nei due punti nei quali si incrocia una poderale: il sentiero non riprende esattamente dall'altra parte, ma è necessario spostarsi una ventina di metri.
Diversi escursionisti sul percorso. Ci ha fatto piacere scambiare due battute con il proprietario di una baita, impegnato nella manutenzione del pascolo in vista del carico dell'alpeggio.

la seconda metà della cresta
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: tratto finale molto stretto, possibilità di parcheggio minime
Tentativo arenatosi circa 200 m sotto la vetta. C'era più neve di quanto pensassi sul crinale (praticamente continua da circa 1800 m) e la nuvolosità bassa che a tratti riduceva la visibilità a una decina di metri non ha aiutato nella decisione di proseguire.
Rifatto qualche ometto caduto.
Descrizione dell'itinerario ottima! Solo alla partenza, alla fine del muretto a secco che si costeggia, non bisogna andare verso sinistra (l'invitante traccia porta ad un alpeggio) ma guardare verso l'alto, c'è un segno rosso su un masso.
Con Max: ci riproviamo in autunno!
Nessun altro sul percorso (tonti noi a sbagliare stagione...)

Il punto della cresta dove ho rinunciato
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Neve ormai completamente sparita dal sentiero, che è sempre ben segnato.
Nessun problema nell'attraversamento dei due ruscelletti, uno dei quali anche attrezzato con una corda.
Ci sono state segnalate vipere da un escursionista incontrato durante la salita.
Peccato per le nuvole basse che hanno chiuso l'altrimenti splendido panorama.
Rifugio chiuso.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Ci siamo fermati alla fine 5° tiro, oltre le colate d'acqua erano troppo diffuse per consentirci di salire con tranquillità.
Con corde da 60 m, abbiamo unito le calate di L1-L2 e L3-L4.
Il sentierino per portarsi all'attacco di L3 ha il cavo in realtà solo per un paio di metri, poi si traversa su un mix di roccia umida e "palta", poco rassicurante con le scarpette. Possibile rinviarsi a una pianta a circa metà, volendo.
Murettino di partenza di L3 molto ben appigliato e ottimamente protetto. Altro passetto interessante su L4, un saltino che interrompe la placca.
Sembrava impossibile, ma recuperando le corde alla partenza del terzo tiro, se ne è incastrata una...è finita infilata fra la roccia e un residuo di cemento di lavori di consolidamento a sostegno di blocchi instabili.

Come già detto da tutti, spittatura plaisir: si scala e ci si rilassa.
Certo, fosse stata anche asciutta...
Sparuto gruppetto della Giovane Montagna di Milano.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Sul primo tiro, la variante di destra è più asciutta mentre la via originale ha qualche spit a mollo.
Secondo tiro percorribile senza troppa fatica per evitare l'acqua...poi abbiamo desistito: il terzo tiro era un ruscello, impraticabile.
Una sola calata con corde da 60 è stata sufficiente per tornare alla base.
Ben chiodata, ma non ravvicinata.
In questo periodo è già al sole dalla tarda mattinata.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Breve ma interessante via, con la maggior parte degli ancoraggi che sfruttano le clessidre presenti. La presenza dei cordini verdi facilita anche l'individuazione del percorso.
Il traverso di L2 non è particolarmente difficile ma non banale, richiede un po' di "studio".
Sul terrazzino di sosta di L2 c'è un bel sassone appoggiato.
Un po' più fisica la fessura di L3 che poi finisce su una placca.
Grazie a Massimo, che mi ha portato apposta su una via per lui banale per farla tirare a me (ma il terzo tiro l'ho lasciato a lui!)

Occhio: vipere nel bosco di discesa
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Ultimo tratto stretto: parcheggiare prima della bacheca con la cartina
Saliti per la direttissima e scesi per la diretta.
Sentieri ben segnati, di facile individuazione anche per chi, come noi, non conosce affatto la zona.
La deviazione per la direttissima è ben indicata; qui si sale spesso per tracce, è evidentemente meno battuta del sentiero principale ma segni rossi e ometti ne consentono la percorrenza.
Mi pare che i segni si vedano solo in salita e in diversi tratti l'erba è piuttosto scivolosa: il consiglio, per chi non la conosce, è di farla in salita e con terreno asciutto. Qualche passaggio su roccette, facile facile.
La cima offre un panorama strepitoso.
I simpatici genovesi incontrati in cima ci hanno suggerito mille possibilità di discesa...ma noi avevamo purtroppo poco tempo.
Con Max.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Condizioni al limite.
Il pendio che porta al passo degli Italiani presenta un buon tratto ghiacciato, abbastanza ripido. Noi, con una sola vite da ghiaccio, abbiamo deciso di approfittare di una lingua di neve ben prima e di tentare lo scavalcamento seguendo la cresta di roccette...mobili. Incontrati un paio di cordini di ancoraggio lasciati da chi aveva fatto le doppie da lì. Al di sopra del tratto in ghiaccio abbiamo visto uno spit.
Probabilmente non abbiamo fatto il passo classico, ma abbiamo trovato un passaggio sull'estrema destra, esposto. Scesi facilmente sul ghiacciaio abbiamo poi proseguito, stando più alti possibile fino a incontrare una traccia. Raggiunta la cresta est siamo saliti per gli ultimi 250 metri seguendo il percorso attrezzato con delle fisse.
Al ritorno, siamo stati alti sul ghiacciaio e abbiamo aggirato le propaggini del Corno Bianco e siamo rientrati al passo Brizio seguendo vaghe tracce.
Pochi crepacci ma molta acqua: oltre a un vero e proprio torrentello, in molti punti si attraversano pozze coperte da un sottile strato di ghiaccio che, ovviamente, si sfonda.
Un paio di scariche sotto il Corno Bianco
Il paesaggio è incredibile: la vastità del Pian di Neve impressiona. Purtroppo il ghiacciaio soffre, si vede.
Grazie a Max che si è sobbarcato la terza salita all'Adamello per accompagnarmi...senza di lui sarebbe rimasto un altro sogno nel cassetto!
Grazie al solitario intrepido comasco che ha collaborato, molto, nella ricerca del passaggio con la nostra e l'altra cordata avventuratasi sul passo.
Qualche perplessità sulla gestione del Garibaldi.

Corno Bianco, tornando al Passo Brizio

Pian di Neve con tracce di laghetti

Ruscello
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Seguire il sentiero per il colle Bortolon (nessun cartello): noi siamo arrivati sotto un primo roccione e da lì attraversato a dx per tracce di animali e pietraia (altri 45' circa dallo Zamboni).
Primo spit difficile da vedere: a sinistra della palina che segna l'attacco, c'è una fessura intasata di erba e terra che porta a una specie di terrazzini. Poresguendo idealmente lungo la verticale della fessura, qualche metro sopra, si intravede lo spit, su una grossa chiazza di lichene.
Primi 3 tiri (secondo e terzo in particolare) e placca dell'ultimo belli. Il quinto è un trasferimento in conserva su placca.
Soste su due spit collegati da cordoni/fettucce (qualcuno un po' cotto) e maillon di calata per i primi 3 tiri. Sosta del quarto su due spit da collegare; sosta alla base del sesto su uno spit con cordone.
Via un po' lichenata ma su roccia buona. Solo sul primo tiro si trovano un po' di detriti ai quali prestare attenzione, soprattutto perchè la corda li manda tutti a valle...
Usata un'intera da 70 m.
Presenti nevai residui ma nessun bisogno di attraversali per salire o scendere.
Nota seggiovia: apre alle 9.00, non alle 8.30 come indicato sul sito; 14 euro A/R, 12 per gli over 60 o i soci CAI che mostrano la tessera.
La via è purtroppo corta, ma è spittata ottimamente, proteggendo benissimo i passaggi più impegnativi (direi non oltre il 5b). Volendo friend micro per la fessura del secondo tiro.
L'ambiente è spettacolare, al cospetto dell'intera parete est del Rosa...si scala e ci si gode l'ambiente.
Ringraziamo la gestrice dello Zamboni che ha indicato sentiero e attacco: saremmo ancora lì a vagare senza le sue preziose info!
Con Max che mi ha lasciato L2 e L4: grazie!
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Tutte le sue gite

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    San Martino (Monte) Attraverso il Passato (02/04/18)
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    Coudrey (Monte) Doctor Jimmy (15/05/11)
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