maboro


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Quasi nulla da aggiungere quanto scritto su questa salita.
Mi permetto di dare qualche informazione che io non ho facilmente trovato, e che potrebbe essere utile.
A Tasch conviene parcheggiare nei parcheggi privati (cmq guardare i costi del parcheggio pubblico sul web).
Arrivati a Zermatt per andare alla funivia o si fanno 15 min a piedi o si prende il bus linea verde (fortunatamente gratis), che però ha 2 passaggi all'ora.
Vietatissimo campeggiare lungo il sentiero per la Hornlihutte( ma, visti i prezzi e i confort offerti, la dovrebbero chiamare Hilton hutte): abbiamo visto la rifugista scendere x andare a richiamare all'ordine due che sembrava stessero preparandosi al bivacco.
Permane la regola della colazione alle 4 e apertura porte del rifugio alle 420 (e comunque si esce solo dietro le guide di Zermatt)
Grazie alla destrezza di Mauro siamo riusciti a salire i primi canaponi molto rapidamente, in poco meno di 2 ore alla Solvay (primo "cancello" per capire come va il ritmo della cordata), alle 8.10 eravamo sorridenti sulla vetta italiana. Discesi in 4 ore.

Il caldo anomalo di questi giorni lascia il segno anche qui: saliti e scesi indossando maglia termica e pile, con alle mani i guanti leggeri con mezzedita. Usato i ramponi ma lasciato le picozze alla Hornli, visto la scarsissima neve.
Consigliato un rinvio con moschettoni a ghiera a base larga per facilitare le manovre sui fittoni.

Qualche foto: -ice.it/onice/onice_view_report.php?type=4&id=6659

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Partiti dal Rif Guide del Cervino alle 3.15, eravamo al bivacco Rossi-Volante (accesso dal sentiero normale) alle 5.40 e sul RocciaNera alle 615.
Da qui abbiamo fatto la traversata integrale, arrivati alle 11,30 sul Centrale e alle 12 sull'Occidentale (contare circa 2 ore per passare tutto l'Orientale+Gemello, e il restante per il centrale).
Dalle 6,30 e fino al ritorno al pianoro sotto al Breithornpass ci hanno fatto compagnia il vento, le nuvole e un pò di nebbia, Sebbene la visibilità non sia stata mai compromessa, praticamente non abbiamo mai visto a più di 50 metri (e quindi nemmeno percepito molto dell’esposizione in alcuni passi).
Tra il Centrale e l'Occidentale abbiamo camminato con un vento teso che consentiva di stare in piedi quasi al limite dell'equilibrio.

Atterrati dalla calata alla fine dell’orientale c’è un breve tratto di ghiaccio quasi affiorante e gradinato, per il resto abbiamo incontrato sempre neve compatta e portante, oltre a qualche lametta di vergalss dovuta, più che altro, al vento gelido sul lato nord.

Come conseguenza, però, la roccia di cresta è pulitissima, a tal punto che il Centrale l’abbiamo scalato integralmente senza ramponi (tolto i ramponi alla base del primo risalto roccioso, quando finisce la sella nevosa, e rimessi sull'ultima torre rocciosa prima di scendere sulla cresta nevosa e raggiungere la vetta del Centrale).

Con le condizioni meteo incontrate ieri, alle volte abbiamo fatto fatica a trovare la linea di salita, ma comunque essendoci un certo numero di cordate, e di guide, non abbiamo mai avuto grossi problemi di orientamento. La spettacolare compattezza della roccia fa da segnavia...cercare il bianco: sui passaggi obbligati la roccia da rossa è diventata grigia/bianca per le ramponate.

L’unico momento in cui siamo stati rallentati è stato sul tiro di IV+ perché Alessandro dopo aver rinviato la protezione con cordini si è infilato nel diedro con splendida fessura a sinistra (con passo singolo sprotetto molto più duro del passo di IV+, sconsigliato), invece di tirare dritto e prendere la sosta che è in cima al torrione (quindi: si rinvia il friend incastrato, poi lo spit sopra, poi i cordini e quindi la sosta la si trova sulla punta del pilastro, scalando su splendide lame e stando al centro del torrione).

Le soste "ufficiali" per le due calate (Gemello e Orientale) sono costituite da spit, sull’Orientale addirittura con catena di collegamento. In entrambi i casi si incontrano sulla cresta delle soste alte (riconoscibili perché sono fatte con dei cordini e molto comode) ma è meglio scendere pochi metri sulle roccette sottostanti (la prima la si prende aggirando un salto sulla destra, la seconda sulla sinistra) per trovare quelle vere ed evitare di tirarsi dietro sassi.

Un chiarimento sulla lunghezza delle corde (che nelle relazioni è sempre un pò varia), cioè vanno comunque fatte 2 calate in entrambe i casi: è utile portarsi la corda da 60 per l'ultima calata, visto che la neve è molto bassa e così si evita di disarrampicare su roccia e in modo precario, e in generale è comodo per avere agio nel recupero della corda (che potrebbe tendere ad incastrarsi). Definire queste doppie esposte è un po’ esagerato, visto quello che si supera scalando.

Sul Centrale, escludendo il tratto di 4° grado, abbiamo incontrato solo 3 chiodi in tutto il percorso (uno alla fine della sella nevosa-partenza del pilastro, uno sulla fessura e uno con cordino prima dell'ultimo torrione), la conserva protetta si fa molto agevolmente, ma almeno un paio di frend medio piccoli conviene sempre averli.

Qualche bel buco in apertura sul percorso Breithornpass - Roccianera.

Il Guide del Cervino è un rifugio per sciatori (caldo, si mangia bene), confortevole ma a cui mancano alcune piccole cose per renderlo un rifugio alpinistico (tra cui un decoroso deposito scarponi e materiale).D’altro canto è il punto più comodo per la partenza e il rientro, consigliato.

Con Alessandro e Andrea


penultima calata-la ns visibilità

vedi tu che vento.....
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Respinti dal maltempo nel lontano 2012,lunedì l’abbiamo salita interamente.
Nel complesso bella ma lunghissima gita, dove già la salita all'Aosta regala stupendi ambienti. La perturbazione degli scorsi giorni, ha depositato anche qui tanta neve (20-30cm sul nevaio sommitale, 5-10 cm lungo la cresta che abbiamo trovato incrostata a nord e nei punti dove il vento non ha pulito).
Le condizioni non ottimali e temperature decisamente sotto la media sono stati gli elementi principali che hanno caratterizzato questa salita. Partiti alle 4 dal rifugio Aosta dopo circa mezz'ora abbiamo attaccato il ghiacciaio trovandolo fin da subito abbastanza innevato. I buchi più grossi si vedono ma tutto il resto è chiuso e invisibile o (quasi sempre) intuibile.
Buona progressione su neve portante, su traccia battuta da due cordate francesi e una italiana che ieri hanno provato la via ma che il maltempo ha fermato alle catene, quindi dalle catene abbiamo tracciato tutta la salita.
Visto che tutta la cresta era innevata abbiamo dovuto percorrerla interamente coi ramponi ai piedi. In queste condizioni le difficoltà cambiano e si deve procedere con un po' di cautela, abbondando nelle protezioni. Tra l’altro la neve nascondeva i segni dei passaggi precedenti (oltre a qualche insidia), e in un paio di punti abbiamo perso la via di salita classica (in salita il traverso del gendarme l’abbiamo fatto circa 5 metri sotto alla linea dove ci sono 3 chiodi).
Il pendio che conduce verso la vetta è ben innevato con alternanza di neve fresca crostosa/farinosa e neve dura, ma mai ghiaccio.
La sezione di roccia attrezzata con i fittoni ad U in salita l’abbiamo trovata coperta da verglass e neve, condizioni che sono cambiate nel pomeriggio visto che stava già sciogliendosi.
Crestina finale decisamente delicata e abbondantemente innevata.
Discesa dalla via di salita. Consigliatissimo sfruttare tutti gli ancoraggi per fare le doppie nella parte sommitale.
Attenzione che col caldo del pomeriggio abbiamo visto che la neve del ghiacciaio diventa sfondosa e i ponti cedono facilmente.
Probabilmente le cordate che hanno salito la cima il giorno dopo hanno trovato condizioni più favorevoli.
Qualche osservazione:
1)Pur avendo salito diverse creste lungo le alpi, a noi è parsa un’escursione particolarmente impegnativa. Contare 6 ore per la salita e altrettante per la discesa. Se si è in 3 (come noi ieri, aggiungere un po’ di tempo in più).Ci è parsa più dura di quanto dato sulle relazioni, ma questo sicuramente a causa della mancanza di tracce e alle condizioni complessive della montagna (morale: partiti alle 4 am dal rifugio, vetta alle 11, rientro al rifugio alle 18 e alle macchine alle 2115).
Tra l'altro ci saremmo aspettati più materiale sulla cresta Tiefmatten, e invece abbiamo trovato 5-6 cordini oltre a 3 chiodi sul traverso del gendarme.

2)Dal lago di Place Moulin fino al rifugio Prarayer c’è una bella strada carrozzabile(divieto di transito). Consigliatissimo l’uso delle MTB per risparmiarsi almeno un’ora di cammino (su 4 e passa di avvicinamento).

3)Su diversi siti e relazioni si parla di 3 diverse possibilità di discesa dalla cima. In realtà l’unica percorribile è a ritroso dalla cresta. La via normale è abbandonata perché pericolosissima (scariche continue di sassi e crepacci). La soluzione con 6/7 calate è ormai obsoleta (anche se alla fine della Tiefmatten si vede ancora brillare una catena di calata e c’è un bel ometto): le soste depositano su uno zoccolo che, causa ritiro del ghiacciaio, è 100m sopra il ghiaccio stesso. L’unico modo per scendere ulteriormente è l’elicottero. Non abbiamo trovato notizie sul fatto che abbiano integrato queste calate.Inutile quindi portarsi le mezzecorde da 50m e l’attrezzatura relativa per doppie .

4)Il cellulare prende al parcheggio della diga. Poi sempre offline (tutti gli operatori). Si riaggancia il segnale solo da metà della Tiefmatten (diciamo da dopo il gran gendarme) e fino in vetta (dalla vetta funziona in roaming con Svizzera).

5) Vista anche la scarsa frequentazione (e quindi anche le evidenti difficoltà per tener aperto un posto così remoto), vale la pena spendere qualche soldo in più per la mezza pensione invece che portarsi gavette e fornelli. Il rifugista sarà più contento e anche i futuri escursionisti (che troveranno un rifugio sempre aperto e funzionante).
Tra l’altro ora lo gestisce un ragazzo davvero bravo, disponibile e gentile (dovrebbe fare dei corsi a tanti rifugisti francesi…), animato da una gran forza di volontà (sale a metà giugno e resta ininterrottamente per più di 100 giorni al rifugio fino a fine settembre, spesso da solo…..).

Gita fatta con Alessandro e Andrea.

Un grazie al rifugista dell'Aosta


La cresta al mattino

nevaio sommitale al mattino

catene al ritorno perfettamente pulite

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Con le condizioni di altissima pressione e bel tempo di questi giorni non abbiamo incontrato nessun problema di vento/freddo.
Via tutta super tracciata dal Goutier alla vetta. Si vedono alcuni buchi e crepacci, ancora molto chiusi.

Coluoir del Goutier misto neve e sassi. Di notte siamo passati senza problemi, il giorno del rientro l'abbiamo attraversato di corsa coi ramponi ai piedi (per evitare di scivolare).

Sperone roccioso completamente pulito dalla neve.

Cresta delle Bosses affilata, soprattutto la seconda. Al momento non ci si riesce ad incrociare, rischiando di perdere tempo.


Partiti alle 2, alle 3.45 al Goutier. alle 8.20 in vetta.
Scendendo senza correre, siamo arrivati al trenino alle 1530.

Alcuni suggerimenti:
Cena alle 1815 o alle 1915 (sono stati decisamente puntuali), anche se quella sera il rifugio era mezzo vuoto (consiglio 1° turno).
Colazione alle 1.30 (devo dire giusta, prima sarebbe anche inutile).

Fortunatamente non eravamo in molti sullo sperone. Aver davanti una giuda (consigliato) ci ha aiutato a salire rapidamente al Goutier (1h45minuti), perché il sentiero non è indicato da ometti e di notte i rari bolli rossi sono poco visibili (anche in discesa alla luce, in un paio di punti, abbiamo perso qualche minuto ad orientarci).
Consiglio di portarsi dei guanti da ferrata per il tratto finale coi cavi, se si vogliono prendere in mano. Alcuni fili sono rotti e se si fa scorrere la mano è facilissimo tagliarsi, senza vedere nulla (sabato 17 giugno faceva talmente caldo alle 2 di notte, che siamo saliti senza guanti).

Il rifugio Tete Rousse non fornisce l'acqua nei bagni (servizi igienici con biodigestore) e per lavarti hai tre opzioni: la sciogli (avendo portato il fornellino da casa) o la compri (in bottiglia da 1,5l vengono 6€) o non ti lavi.

Per chi vuole far da se, c'è una sala adibita all'uso fornelletti e si può cenare sui tavolati del rifugio.

Per il trenino, appena arrivati, andare in cassa a fare la prenotazione del posto, anche se si ha già il biglietto pagato. Ti danno un talloncino (gratuitamente). Anche se il treno è mezzo vuoto (non se ne capisce la ragione)

Al rifugio il cellulare prende abbastanza bene, stando fuori sul terrazzo.


il coluori del Goutier (a sx). Si nota la tracci ascendente

Le bosses

dettaglio del couloir

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Parcheggiare dopo il ponticello, che si riattraversa. Appena sopra la strada parte un’ottima traccia che conduce alla base in circa 20 minuti.
Una vera via, nonostante il breve avvicinamento, in ambiente aperto e solare.
Roccia con, generalmente, un buon grip e solida.
In 9 tiri si trovano tutti gli stili di arrampicata: camino, fessura, spigolo, diedro, placca, muro a tacche/svasi/piatti.
Via consigliata ma si deve arrampicare senza pensieri sul 6a (almeno) perché non regala nulla (gradi strettini).
Chiodatura essenziale, spit dove servono ma qualcuno in più su L2, L3 e L7 non avrebbe fatto schifo (che sono i tiri chiave).

L1 Seguire gli spit che salgono dritti e un pò a destra. Gli spit di sinistra sono della via accanto
L2 nel camino ci sono dei di passaggi con appoggio liscio per i piedi e, per una questione psicologica, potrebbe servire integrare con un friend del 2 bd.
L3 partenza in diedro, traverso su roccia gialla iper lavorata, che diventa griglia polverosa e poi compatta. Tiro impegnativo.
L7 c’è un canapone che avvicina un po’ due spit su un passaggio con un ristabilimento delicato, ma resta un tiro molto fisico.
L8 boulder in partenza, poi al 3° spit un ristabilimento delicato, poi più facile.
L9 boulder in partenza con prese obbligate. Poi scalata su calcare ultra lavorato che ripaga delle fatiche affrontate.
Soste da collegare, ma sempre ottime e comode su terrazzini o cenge erbose/boscose che interrompono un po' la via, ma sono provvidenziali per rifiatare un po'.
Scalata dalle 12 alle 16, sebbene la giornata fosse un pò calda una leggera brezza ha mitigato la calura.

Dalla cima seguire gli ometti di pietra che conducono verso nord e poi verso sinistra (faccia a monte). Si scende per un po' fino ad incontrare una cengia dove si trova un ometto ad indicare la calata in doppia proprio sotto l’ometto.
Da lì si arriva a terra con corde da 60mt con 3 calate (l’ultima attraversa un tetto impressionante). Poi si percorre verso dx(faccia a monte)il paretone-falesia che riporta all'attacco della via e al sentiero di discesa.



L2 -camino

L3 traverso

L3 fine traverso e inizio sezione verticale

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bel itinerario, utile per prendere confidenza con questo stile di scalata.
A maggio il sole arriva alle 11, sulle placche in alto il caldo risultava già intenso alle 13.
La parete asciuga velocemente, a meno dei primi due tiri dove la vegetazione è più fitta.

Prime due lunghezze in placca erbosa di riscaldamento, indispensabile per abituarsi a una scalata molto particolare...

Il 5° tiro è un diedro aperto di 6a (forse un passo di 6a +) abbastanza liscio, con chiodatura, rispetto al resto della via, distanziata e passi non proprio intuitivi. Appena si parte dalla sosta, salire i quarzi per montonare su un terrazzino, e quindi piegare a destra. Sopra il terrazzino c’è uno spit che non è della via. Traversando a destra, invece, si raggiunge la base del diedro.
Superato il diedro, per arrivare in sosta, seguire la lama sotto al cespuglio verso sinistra e rimontare sul terrazzino.

Il 6° tiro ha i primi metri di 6a con un passaggio sbilanciante ma su ottimi rovesci e buone prese per i piedi. Tra il 2° e il 3° spit si deve un po’ spingere sui piedi. Noi abbiamo seguito la lama verso sinistra fino a sotto il cespuglio, e poi siamo usciti in placca.

Il 6b è un tiro di pura aderenza su placca. Il traverso basso è molto delicato, e sempre con mano spalmata, come i piedi. Poi, quando si inizia a risalire lungo la vena di quarzo, scopri che il duro è proprio qui: inutile cercare, le uniche prese sono proprio queste concrezioni bianche. Non banale, ma chiodatura ottima.
Noi non abbiamo visto la sosta del 6b, prestare attenzione.
Sicuramente sul 4c si scala serenamente, e anche fare sosta su uno spit solo non è risultato un problema.

Dall'ultimo anello della via salire lungo la roccia verso sinistra per 6-7 metri, e lì si trova la catena su cui calarsi.

Discesa: calarsi su "Curri ca chiovi", noi non abbiamo fatto nessun concatenamento delle calate, pur avendo la corda da 60. Soffiava un forte vento e visto che ci si cala a tratti tra folta vegetazione, abbiamo preferito evitare qualche spiacevole incastro. Anche perché non si capiva quali concatenare.

L’avvicinamento è in un bosco “amazzonico” tra rovi, felci e erba alta. Un grazie a chi ha fatto qualche ometto integrativo, visto che i bolli (rossi, a volte a gruppi di 3, a volte righe gialle/rosse) in alcuni casi sono completamente sbiaditi e non è assolutamente intuitivo capire dove si passa.

Per raggiungere la partenza, una volta davanti alla scritta di "Curri ca chiovi" , spostarsi verso il basso per altri 5 minuti, seguendo una traccia accennata che percorre la base della placconata.

Probabilmente, con la crescita della vegetazione, da fine maggio percorrere il sentiero diventa molto faticoso.
1 ora-1ora e 10 di avvicinamento, dovuto soprattutto alla caccia della traccia giusta (300 m dislivello).

Molto ben fatta la relazione sulla guida di Versante Sud.
Partecipanti: Matteo e Alessandro


Partenza del terzo tiro

La placca finale del 6° tiro (il secondo 6a)

il tiro di 6b

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Via facile in cui l'avvicinamento è l'elemento più complesso. In particolare perché, a causa della chiusura per frana dell'orientale Sarda, da Dorgali l'unico modo è arrivare a piedi dalla strada che arriva dal ponte Sa Barva. Lungo e impegnativo (2ore e 30 min per l'attacco).
Ns. valutaizone dei gradi
L1: 5b, 50m
L2: 5b, 50m (5a, solo 1passo per raggiungere l'ultimo spit)
L3: 5c, 45m
L4: 5b, 35m
L5: 5c+ (6a se si sta tutto in placca), 55m
L6: 5a, 50m
L7: 4a, 50m

Per la discesa: salendo dritti si incontra una traccia con ometti che traversa verso sinistra (faccia a monte). Ad un certo punto il sentiero scavalca un costolone e iniziano dei segni rossi. Giunti a una evidente sella, scendere a sinistra per la ripida codula. 30 min per gli zaini
Via in ambiente stupendo. Splendido il panorama ma bellissimo anche il bosco da discendere.


secondo tiro con la placca di 5b

il bellissimo 5° tiro

panorama durante tutta la scalata
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
via bella, che sale una pare abbastanza maestosa.
Chiodatura lungo e obbligata sui tiri chiave.
Ci vuole il 6a obbligato e con un buon margine "psicologico" perché i chiodi sono sempre sotto o molto sopra il passo chiave

L1 brevi pareti poi a sinistra
L2 semplice placca , poi uscita a destra in camino
L3 sperone ammanigliato di 6a, fisico ma molto bello
L4 bella placca facile
L5 6a+ placca continua e psicologica
L6 traverso su cengia verso sinistra 3 spit (obbligatorio procedere in conserva anche con corde da 60m)

L7 6a tiro su placca fantastica e cannellure. Chiodatura severa
L8 prima parte su roccia rotta, poi due spit chiave sul muro. Passaggio obbligato, almeno 6a+/6b
L9 partenza su cannellure, poi salita per placca rotta. Non andare allo spit luccicante in piena parete ma puntare a destra in un evidente colatoio.sosta sul lato opposto del colatoio, sotto un pilastro rosso.
L10 sperone rotto ma piacevole
L11 continua sullo sperone, per poi salire sul muro giallo strapiombante in alto (spit evidenti). Attenzione che la corda ha un tiraggio molto forte, consigliato alternare corde.
Uscire a sinistra in alto a piedi.
Soste comode
DISCESA:
sulla via sono attrezzate calate, ma con rischio di tirarsi dietro dei sassi.Viste le altre relazioni, forse non conviene andare a cercare le soste dirette ma ridiscendere seguendo la linea della via

In vetta abbiamo cercato le doppie indicate nelle relazioni del Cambon, ma non abbiamo trovato nulla.
Sembrerebbe che si deve andare al secondo intaglio e da qui scendere disarrampicando fino ai cordoni, ma a noi non è sembrata un'opzione percorribile (il canale dava l'impressione di scaricare nel vuoto e inoltre c'erano degli ometti che indicavano di proseguire a ovest).

Abbiamo quindi seguito i rari ometti per la discesa a piedi verso nord sperando di incontrare il GR. Ad un certo punto però li abbiamo persi (forse nascosti nei nevai).
Da qui una lunga avventura per trovare una via di uscita verso il lago sottostante.Solo per fortuna abbiamo trovato un punto di debolezza che ci ha fatto raggiungere il lago, ma dopo 1h e 30 di periplo. Non banale. Forse conviene stare alti, aggirare la Tetecolombe e puntare al fondo del vallone (meglio verificare su una cartina).
Eravamo in 7, tra le varie cordate in discesa, e tutti non ci abbiamo capito granché.
ATTTENZIONE!!
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
al Rifugio Alpino c'è una bella fontana a cui attingere l'acqua.
Tempo della gita 12 ore circa.
Partenza dal parcheggio alle 8.15
Attacco via ore 10.40
Vetta ore 15.50.
Discesa per la normale 1h45' fino alla Testa del Misello, poi altri 30'.
Dal rifugio al parcheggio 50'.

La nostra valutazione:
via discontinua ma molto piacevole sia per qualità della roccia che per difficoltà per i primi 11 tiri (plaisir).
L3: ha un passo di 6a ben chiodato (visto L13 e L14, questo non è 6b)
L4: passo duro di 6a+/6b, anche qui ben chiodato (visto L13 e L14, questo non è 6b)
L11: placca delicata. Il 4° spit è raggiungibile stando larghi a dx o a sx, salita dritta non è facile
L13: da qui la parete diventa verticale e le difficoltà diventano più omogenee. Tiro di 6b continuo per oltre metà della lunghezza con chiodatura lunga, anche sui passi più decisi.
L14: primi 4 spit sul 6b con uscita dal 3° al 4° di decisione su prese non comode. Anche qui passaggi non azzerabili.

Suggerito lasciare zaini al Rifugio( se si lasciano alla base, si deve poi risalire dal sentiero per andarli a recuperare)
Sole arrivato alle 1330.
La discesa dalla normale viene fatta tutta al sole, e su un versante abbastanza caldo, necessaria acqua.
La via non ha bisogno di descrizioni particolari, occorre solo stare attenti a qualche masso che dondola,a un pò di sassolini che il primo di cordata può smuovere , e ricordarsi di ignorare la sosta appena dopo il secondo 6b del quarto tiro e proseguire x la S4 (forte tiraggio,consigliato rinviaggio alternato).
Via un pò discontinua, soste comode. Chiodatura tutta nuova a spit.
L13 e L14 su parete verticale con gradi più sostenuti rispetto a quanto dichiarato.

Itinerario non molto frequentato, probabilmente per la lunghezza dell'escursione.

Giunti in cresta o ci si cala in doppia oppure (consigliato) andare a sinistra (est) per pochi metri fino a incrociare la normale che scende a sinistra. Non farsi trarre in inganno dai segni bianchi e rossi che traversano il versante: alla primissima selletta si scende attraversando un cespuglio di rododendri (freccia e segnavia a "L" bianco/rosso).
La via di discesa è ottimamente segnalata ma occorre stare attenti perché parecchio ripida e ci sono 3 sezioni in cui disarrampicare (III° grado ). Prestare sempre attenzione ai segnali.Ci sono un paio di punti con deviazioni accennate che posono trarre in inganno, ma vista la frequenza dei bolli lo si capisce subito).
Possibilità di fare qualche doppia da 10m, oltre alla presenza di tre tratti con cavo d'acciaio che facilitano la progressione.

Giunti al colletto di Misello si torna facilmente al rifugio e all'auto.