flavius


Chi sono

Tre cose solamente: spazio, tempo e solitudine.

Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: primaverile
neve (parte inferiore gita) :: umida
quota neve m :: 2700
Portage di 1h e 30 minuti per noi ciaspolatori (non conviene cercare di seguire i traversi a mezzacosta con tracce di sci lungo le lingue di neve del versante nord della Sforzellina: molto più comoda la traccia estiva ciaspole alla mano). Le ciaspole si mettono sotto la cascata (ancora per poco, dato che il ponte di neve usato all'andata al ritorno era così sottile che ho preferito guadare sui massi). Da lì buon rigelo fino in cima. Data l'esposizione ovest, ho fato tutta la salita fino alla selletta all'ombra e con un bel freschino (meno male di questi tempi!). In vetta sole e temperature estive. Moltissimi scialpinisti in vetta. Il primo scaglione, partito evidentemente in contemporanea dal Berni, mi ha raggiunto a metà ghiacciaio, ma ancora mentre scendevo (dopo 1h di sosta in vetta) c'erano decine e decine di persone che salivano. Affollamento al deposito sci (tanto che, facendo sobbalzare qualcuno di spavento, ho dovuto andare un po' a bordo cornice - mancavano comunque ancora 30-40cm - per raggiungere le mie ciaspole!).
Finalmente riesco ad anticipare le nuvole. Dormito a Santa Caterina in Hotel vicino alla strada del passo. Partenza nel cuore delle notte, colazione in auto e alle 3.36 chiudo il baule dell'auto (ma lo devo riaprire perchè stavo dimenticando le ciaspole). In vetta poco dopo le nove.

La cascata di primo mattino - dove inizia la neve

la parte mediana del ghiacciaio, sopra i seracchi

Ghiacciaio del Dosegù con il Bernina sullo sfondo

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: primaverile
neve (parte inferiore gita) :: umida
note su accesso stradale :: strada del passo aperta (molto lunga!)
quota neve m :: 2100
Il meteo aveva promesso tempo migliore in Svizzera rispetto a Piemonte/VDA (previsione non del tutto esatta). Partenza alle 5 dal passo assieme a decine di skialps. Sbaglio subito la partenza seguendone due diretti altrove. Per fortuna, per prati, si fa presto a recuperare la traccia giusta (anche grazie al mondo che sta salendo). Meteo più che buono, con nubi mattutine in rapido dissolvimento e cielo completamente sereno fino alle 9, quando lentamente ma inesorabilmente i cumuli di calore iniziano ad ornare le vette di quest'angolo di Svizzera. Rigelo buono oltre i 2300m grazie alla nottata serena. Bel panorama sulla dorsale e poi sulla vetta (dove gli inevitabili cumuli di questa caldissima primavera/estate non hanno mai oscurato il sereno nè impedito la visuale). Il tratto alpinistico è totalmente privo di neve (avrei fatto meglio a togliere i ramponi, ma temevo qualche pezzo di misto nella parte alta). Tecnicamente non banale (specie il caminetto verticale circa a metà) e decisamente esposto (soprattutto a nord), non dà problemi se affrontato assicurati (portarsi il kit ferrata). Nonostante il caldo della giornata, la qualità della neve è rimasta oltre le aspettative: moquette primaverile oltre i 2400, poi bagnata in basso (dove inizia a lasciare posto ai prati).
Gita decisa all'ultimo momento venerdì sera dopo aver constatato che la strada del Furkapass non era aperta fino al Belvedere come erroneamente indicato da Googlemaps, ma chiusa con sbarra poco dopo Oberwald! Tutto da rifare per me che avevo fatto più di 5 ore di viaggio con in testa il Dammastock. Scovata per caso questa gita di ripiego (ma sono impazzito per trovare alloggio all'ultimo minuto). Per fortuna avevo in macchina il set da ferrata.
Con il senno di poi (verifica meteo ex-post qui su gulliver), la giornata avrebbe meritato una gitona a quote ben più alte in Piemonte/VDA.

Partenza dal Klausenpass

Il piccolo pianoro su cui termina la prima parte della gita

Salita lungo la ripida dorsale

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Un po' più di nuvole rispetto alle previsioni. Decido allora di seguire il percorso più "interno" alle Pale (709) che taglia l'altipiano e, per offrire vedute mozzafiato sulle incombenti cime, non necessita di cielo limpido. Da attraversare un piccolo nevaio per giungere all'attacco della ferrata del Porton (qualche metro ben tracciato, non serve attrezzatura particolare, fare comunque attenzione). Bagnate le roccette per giungere al primo infisso. Nessun problema lungo la ferrata (fatta 6 anni fa, al mio primo anno da ferratista, mi era sembrata molto più difficile, forse la nuova attrezzatura l'ha semplificata). Ci sono comunque a mio parere troppi gradini e troppi pochi fittoni (nel senso che la distanza fra gli ancoraggi in qualche punto potrebbe essere più ravvicinata per ridurre il fattore di caduta in caso di evento sfortunato). Comunque i gradini, se da un lato tolgono il piacere di usare gli abbondanti appigli naturali di questa stupenda roccia, dall'altro rendono davvero a prova di errore il percorso. Ottimo invece il rifacimento della ferrata della vecchia, con cavo nuovo, spesso e teso con tanto di coni in gomma. Peccato sia davvero estremamente breve. In compenso è lungo (e bellissimo) il ritorno, durante il quale il cielo ha fatto in tempo a rasserenarsi completamente.
Il meteo mi avrebbe spinto verso le alpi occidentali, ma ora che non si dipende più dalle quantità di neve, ho voluto approfittare per tornare in Dolomiti.

Bivio sentieri 707/709 mezz'ora dopo il Rifugio Pedrotti: si vedono sullo sfondo Cimon della Pala, Vezzana e gran parte della catena Settentrionale

Il ghiacciaio della Fradusta dal Passo Pradidali Basso

In vista del Rifugio Pradidali

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Dopo la chiusura della primavera sul Bianco, apro l'estate con le Pale.
Partiti poco prima delle 6 dal Bar del Col. Piacevole l'avvicinamento sul sentiero, non troppo scomoda la seconda metà per ripida traccia. Attaccato la via poco prima delle 8. Fuori allenamento per un anno, ho fatto stare la mia sempre paziente guida 6 ore e mezza in parete. Meteo splendido per quasi tutta la mattinata, con i primi annuvolamenti (previsti) verso mezzogiorno. Roccia sempre bella come in tutte le Pale di San Martino.
I tiri immediatamente dopo il pulpito a metà percorso sono a mio avviso eccezionali, per qualità della roccia (salda e ricca di appigli), il panorama strepitoso (sulla valle di Siror e su tutta la parte occidentale della Catena delle Pale) e l'esposizione emozionante (si è proprio sopra il sentierino della mattina, ma diverse centinaia di metri sopra!).
Una media di cinque stelle, fra la sesta stella che meriterebbe la placca (ripida ma appigliatissima) sopra il pulpito e gli ultimissimi tiri, con qualche punto men saldo.
Date le minacce di temporale, all'uscita abbiamo lasciato da parte la vetta (già visitata in altre occasioni) e abbiamo subito preso la ferrata Gusella per il passo di Ball. Dopo 5 minuti di debole grandinata, è tornato tutto asciutto. Giornata nel complesso bella anche dal punto di vista meteo.
La vera difficoltà della via risiede nella sua lunghezza (e, in parte, anche nell'orientamento, se non si ha, come me, la fortuna di essere accompagnati da una guida della zona). Tecnicamente non è mai troppo ostica e comunque la qualità della roccia permette di cavarsela in ogni occasione.
Confrontata con il Gran Pilastro, l'altro lunga classicissima sempre di Langes, a me è sembrata meno dura (anche senza contare il ritorno incomparabilmente più semplice e breve, anche se comunque fuori da quegli standard di "comodità" cui si stanno abituando gli arrampicatori contemporanei....).

All'attacco, con le Pale baciate dalla luce del primo mattino

roccia subito bella

uno dei primo camini

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Partiti dalla sbarra poco dopo La Visaille alle 10.30 di sabato mattina, con tanta gente a passeggio e tantissimo caldo attorno. Provvidenziale sosta al Bar Combal prima di iniziare l'interminabile salita del ghiaccaio del Miage, ormai ricoperto di sassi fino a quota 2300 circa. Poi facile nevaio con qualche piccolo crepaccio da aggirare per giungere all'attacco del sentiero per il rifugio. Percorso in parte attrezzato (qualche catena, qualche scaletta, qualche canapone). Incontrata una coppia che scendeva dopo aver tentato la Bionassay (e rinunciato a causa del vento). Giunti al rifugio alle 15.30. Più di una decina di persone presenti, quasi equamente divise fra Aiguille de Bionassay e Monte Bianco. All'indomani partenza alle 00.30. Superato con attenzione il breve ma esposto traverso (a tratti in neve, a tratti sentiero) che dal rifugio porta sul ghiacciaio (i francesi prima di noi non si erano messi i ramponi ed hanno creato la coda). Poi ottima traccia lungo il tormentato ghiacciaio del Dome, con solo due punti in cui è servita la picozza (per superare, credo, la terminale ed un piccolo seracco poco prima della cresta). Brava la mia guida che, senza esitazioni, ha disegnato un percorso molto lineare in mezzo ai crepacci, nonostante si vedesse così poco che, personalmente, non distinguevo le luci delle frontali dei due amici che ci precedevano da quella delle stelle.
Fortunatamente ben tracciata anche l'esile cresta di Bionassay che porta poco sotto il Dome de Gouter (grazie al buio non ho risentito dell'esposizione). Gran processione di luci frontali all'incrocio con la normale francese. Avvistate, invece, le prime luci dell'aurora ormai nei pressi della Capanna Vallot. Era da quando ho visto il reality sul Monte Bianco che aspettavo quel momento.
Poche difficoltà ma tanta fatica lungo l'interminabile cresta delle Bosses (per chi si ricorda l'ultima puntata con i due concorrenti che andavano in vetta, mi sono sentito più simile all'affaticato giornalista che al pimpante Zambrotta). In cima alle 7.00 con qualche foschia nelle valli e sereno sul resto del globo. Vento gelido nonostante la giornata caldissima.
Non avendo, a differenza del reality, a disposizione l'elicottero per la discesa, optiamo per usare almeno le funivie!
Imbocchiamo quindi veloci la via dei Trois Mont Blanc, ma, passata l'adrenalina, poco prima del Col de la Brenva, inizia a girarmi la testa per la fatica passata e la quota presente.
A stento riesco a risalire il traverso sotto il Mont Maudit fino al colle omonimo, dove la guida, dato il mio stato, decide di calarmi (c'è ancora un po' di ghiaccio in alto) fino a dove la neve inizia ad essere morbida e tracciata.
Un po' di dubbi su dove superare la terminale che si sta aprendo a metà del ripido pendio e poi veloci nel traverso verso destra sotto i seracchi incombenti.
Seconda risalita alla spalla del Tacul ancora più faticosa, e da lì discesa sempre più facile tecnicamente ma sempre più difficile mentalmente pensando alla controsalita per l'Aiguille du Midi.

Chi ha concepito la stazione lassù senza nessun ausilio (leggasi: ascensore nella roccia o simili) per raggiungerla dal col du Midi (sapendo che quei 250m sarebbero spettati a tutte le cordate di ritorno dal Bianco) deve essere discendente del marchese De Sade!

Nonostante tutto, poco dopo l'una del pomeriggio siamo sulla gondola che ci porta a Punta Helbronner. Da lì in funivia a Courmayeur, dove recuperiamo la mia auto con cui torniamo a La Visaille. Veloce pranzo verso le 16.00 alla Zerotta e saluti.

Questa gita è un risultato da ascrivere al reality "Monte Bianco". Senza averne visto l'ultima puntata, non mi sarebbe mai venuto in mente di salire il Bianco dalla Val Veny, ma il desiderio di emulazione fa miracoli. L'inverno di lunghe salite ciaspolatorie mi ha preparato fisicamente alla salita, ma mi ha pure fatto disimparare a scendere (ci ho messo 5 ore quasi come fossi stato in salita).

Grazie alla guida che mi ha sopportato, ai gestori del Gonella che hanno fornito un trattamento di prima classe, e agli ideatori del Reality che mi hanno dato l'ispirazione. E poi c'è chi dice che è stato un flop!

Unica pecca: la salita completamente al buio dal rifugio non mi ha fatto vedere nulla di più di quanto visto in TV (dove erano partiti direttamente dalla cresta). Peccato anche per le difficoltà in discesa che non mi hanno dato il tempo per fare tutte le foto che i paesaggi glaciali meriterebbero.


Partenza dalla sbarra poco dopo La Visaille

la salita dopo il Bar Combal

sul ghiacciaio del Miage

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Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: molto bagnata
neve (parte inferiore gita) :: molto bagnata
note su accesso stradale :: Nessu problema fino a Thumel
quota neve m :: 2600
Siamo agli sgoccioli. Metà del dislivello in portage. Meno male che le ciaspole sono leggere. Comodo il sentiero che fa guadagnare quota velocemente (solo qualche lingua di neve qua e là). Prati verdi sotto il casotto dei Guardiaparco. La neve continua inizia praticamente dal vallone della Vaudaletta (2580m secondo il gps). Con qualche astuzia uno scialpinista potrebbe scendere fino a 2300 (ma forse non più già da domani). Discreto rigelo che ha permesso di raggiungere il colle Lenyir senza troppa fatica. Dopo la neve manca dal lato Valsavarenche, per cui è obbligatorio seguire la traccia estiva. Traverso esposto fino ad un terazzino e da lì qualche tornante con ramponi ai piedi su ripido pendio. Poi la neve si esaurisce e tocca camminare sulle roccette per il canalino che porta al plateau. Obbligatorio rimettere le ciaspole da lì in cima (neve ormai sfondosa). Panorama immenso. Incontrato un collega ciaspolatore che scendeva dalla vetta. E visto due camosci (uno al colle, l'altro sotto la cascata). Chiusa la stagione ciaspolatoria con un liberatorio bagno nel torrente poco sotto la cascata e una purificatoria immersione di ciaspole e ramponi nell'acqua cristallina!
Gita da intenditori. Ormai forse più estiva che invernale. Abbastanza fresco alla mattina e molto caldo al pomeriggio. Bello comunque poter vedere dietro di me, quasi in un solo scorcio, tante belle gite di questa stagione (Grande Aiguille Rousse, Truc Blanc, Gran Vaudala, Punta Calabre, Gollien) e della precedente (Cima del Carro, Entrelor, Punta Galisia) e davanti a me la catena del Bianco, obiettivo dell'imminente estate.

Alba sul sentiero nel bosco

Prime lingue di neve sotto la cascata (quota 2400-2500)

Inizio del vallone della Vaudaletta (e della neve continua) a quota 2580m

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
neve (parte inferiore gita) :: primaverile
note su accesso stradale :: nessun problema fino alla diga. Ignorando le transenne abbattute dal vento qualcuno ha parcheggiato qualche tornante sop
quota neve m :: 2300
Vento forte alla partenza. Tutto sereno con nuvola Fantozziana sopra il pian della Ballotta. Scelto quindi di salire dal colle col paletto. Neve dalla casa del guardiano. Una spolverata di fresca su fondo duro. Freddo quasi invernale. Dopo il Col d'Oin 5 - 10 cm di fresca. Ghiacciaio in condizioni stupende. Crepacci ben chiusi e seraccata ben aggirabile. Solo gli ultimi metri sotto il colle fra piccola e grande aiguille rousse con crosta ventata. Cresta ben innevata e facile. Ultime nuvole francesi dissolto arrivando in cima. Giornatona. Discesa senza problemi fino al passo della vacca. Non tracciato il ripido pendio per scendere al pian della Ballotta (in neve fresca). Neve vecchia e dura invece sul canalino sopra il rifugio.
Gita grandiosa. Giornata commovente quasi invernale per il fresco e la neve. Grazie alla nuova gestione della Casa del Re di Ceresole Reale che mi ha atteso e consigliato.

Nuvola fantozziana propria sopra il Pian della Ballotta (si noti comunque il buon innevamento del piccolo Colluret dopo il rifigio)

Pendii verso la sella con il paletto

Il vallone dopo la sella con il paletto

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Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: umida
neve (parte inferiore gita) :: molto bagnata
note su accesso stradale :: nessun problema. Parcheggio a lato strada del passo del S. Gottardo.
quota neve m :: 2100
Ingannato dal meteo svizzero ottimista. Partenza alle 5.00 dal Passo con caldo, qualche nuvola (ad Andermatt era limpido) e nessun rigelo. Già attraversando la piana ho capito che sarebbe stata una sofferenza ciaspolatoria. Sorpassato da decine di scialpinisti lombardi in trasferta. Neve da una stella (inconsistente, bagnatissima e potenzialmente pericolosa) fino al passo della Valletta. Dopo, 2-3 stelle (discesa e traverso agevoli). Neve bagnata ma con un minimo di consistenza dal Passo Lucendro alla Vetta. Qualche squarcio di sole immezzo a tanti gas atmosferici. Potevo sicuramente scegliere una meta migliore. Sceso evitando il ripido e potenzialmente pericoloso traverso sotto le roccette e la risalita al Passo della Valletta. Ho infatti optato per scendere direttamente all'Alpe Lucendro e circumnavigare il lago Lucendro per la strada estiva che giunge alla diga. Nella valle di discesa bell'ambiente. Quasi sereno nel pomeriggio (meteo veramente da schiaffi!)
Non serviva l'alzataccia: la neve è forse stata più bella al pomeriggio che alla mattina. Meteo contrario alle previsioni: nuvoloso al mattino (no rigelo) e miglioramento parziale fino al primo pomeriggio. Ringrazio la coppia di Lombardi incontrati in cima che mi hanno indicato il modo per fare l'anello qui descritto.

Il primo canale

In vista del Colle della Valletta

Discesa dal Passo della Valletta al pianoro sottostante

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: visto valanghe a pera esistenti
neve (parte superiore gita) :: primaverile
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
note su accesso stradale :: sbarra aperta a Hochmark. Ignorando il divieto si arriva con l'auto per al forestale fino alla Issalm (quota 1950)
quota neve m :: 2000
Alle 5.00 al parcheggio di Hochmark (quota 1509). Vengo superato da un'auto di locali che, oltrepassando il ponte sul torrente Wildlahnerbach (sbarra aperta) sale lungo la forestale per la Issalm. Va bene non fare i soliti italiani, ma nemmeno i soliti fessi. Quindi li seguo. Si parte quindi da quota 1950 (un'ora e mezzo, forse due, risparmiate!). Pochi minuti di portage e la neve, sulla sinistra orografica, diviene continua già dal pianoro inferiore. Fa molto meno caldo di quanto temuto dalle previsioni. Risalito il primo canale su resti di valanga congelati, giungo in breve al pianoro della Wetterkreuz (quota 2500) su crosta portante. La neve non è tanta, ma è sufficiente per le ciaspole. Decido di seguire la processione austriaca per l'Olperer. Neve tipicamente primaverile per tutto il ghiacciaio pensile. Crepacci apparentemente chiusi (ma è comunque meglio stare per sicurezza tutti a sinistra a fianco della Wildlahnergrat). Seracchi incombenti che per oggi non staccano nulla (ma si vede un blocco di ghiaccio caduto da non troppo tempo). Nessun problema fino alla Wildlahnerscharte (eccetto l'irritazione per l'ambiente rovinato dallo sci estivo e dai sui skilift). Da lì via e vai di scialpinisti per la cresta nord in condizioni eccellenti (si sale fino a oltre 3300m per il pendio innevato, poi il tratto in roccia pare abbastanza pulito). Fermato alla selletta sulla cresta di quota 3.343 in quanto da solo e sprovvisto di corda. In discesa la neve ha retto fino a 3000m anche nel primo pomeriggio. Dai 3000 in giù sempre più bagnata. Più comodo a scendere che a salire il canale nella "Valle della slavina selvaggia" (resti di valanga ammorbiditi molto scomodi di mattina). Giù a Hochmark qualcuno aveva richiuso la sbarra, ma senza lucchetto!

Ero partito per fare il Grosser Kaserer, ma, vedendo la Hollenscharte non tracciata, con salti di roccia scoperti per mancanza di neve e con impennata finale circondata da scariche di valanga, ho deciso di cambiare itinerario, piegare a destra, e seguire la traccia, in ottime condizioni, sull'Olpererferner.
Arrivato alla Wildlahnerscharte, credevo, salendo la vetta di destra, di finire comunque su uno dei Kaserer da salire a piedi in breve (si vedeva benissimo la croce di vetta con tante persone che andavano e venivano). Tanto buone erano le condizioni, che non mi sono accorto che stavo invece facendo l'Olperer (lo pensavo molto più difficile). Messe le ciaspole nello zaino (avevo paura che qualche bimbo ski-munito me le soffiasse per dispetto se lasciate alla forcella), sono salito con ramponi e picozza fino ad un punto in cui fosse comodo nasconderle fra le roccette. Poi sono tornato sulla neve (ancora dura a mezzogiorno!) risalendo fino a dove qualcuno si stavano calando in doppia dalle vetta. Seguendo le tracce di chi scendeva a piedi, ho raggiunto il filo di cresta. Solo allora, vedendo i famosi maniglioni in ferro, ho realizzato di essere sulla famigerata cresta nord dell'Olperer (dove, come scrive Iacopelli, non si può stare con le mani in tasca, figuriamoci con le ciaspole in mano!). Se non avesso visto che tutti gli austriaci (che di solito salgono temerariamente in libera) erano legati, avrei anche magari incautamente proseguito (da lì non pareva più difficile di un I/II grado). Attimo di agitazione (oddio, che ci faccio qua?). Poi mi calmo e mi godo il panorama spaziale fino a oltre Innsbruck a nord e sullo Zillertal a sud. Finalmente vedo il retro delle vette di confine tante volte visitate nelle mie estati in Valle Aurina.
Faccio il punto sulla mia scelta. Le previsioni mi suggerivano questa zona (sole pieno da mattina a sera, a diffenza di altre zone dove il primo pomeriggio era già dubbio). E d'altronde, questo era l'ultimo w/e utile per ciaspolarvi (siamo già al limite).
A posteriori, forse, mi conveniva scegliere una zona con più neve (tipo Furkapass), ma, dovendo essere a casa in serata per vedere almeno le qualifiche di Montecarlo ed essere pronto l'indomani per la "domenica bestiale" di cui parlava Autosprint, va bene anche questo compromesso. Io amo l'Austria. Farò in tempo in Giugno a fare le classiche del ghiacciaio del Rodano.
Oggi non ho raggiunto nessuna vetta, ma almeno ho percorso un itinerario grandioso ad un passo dal vero alpinismo.
Piuttosto che fare il Grosser Kaserer in condizioni mediocri (senza godermi gli immensi spazi della Hollenscharte), ho preferito un "quasi Olperer".
Per oggi ha vinto la montagna.

Inizio della neve poco dopo la Issalm

Il canale a destra dell'anfiteatro che permette di passare la prima balza rocciosa. Resti di una slavina selvaggia nel greto dell'omonimo torrente.

Il sole arriva a Schmirn, ma la Wildlahnertal è ancora all'ombra!

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: visto valanghe a pera esistenti
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
note su accesso stradale :: Nessun problema fino alla diga - parcheggio a pagamento (2,50/giorno)
quota neve m :: 2200
Partenza alle 5.35 dal Prarayer. Portage di un'oretta per sentiero comodo nel bosco.
La neve inizia poco dopo l'alpeggio Valcournera, a quota 2200 circa.
Ottimo rigelo grazie alla notte serena. Ambiente invernale per tutto il falsopiano, che diventa maestoso una volta risalito il canale (in condizioni ottime: si sale e scente con le ciaspole senza problemi) che dà accesso al ghiacciaio di Chavacour. Gita facile fino poco sotto l'omonimo colle, dove si deve piegare a sinistra risalendo e attraversando una serie di canalini e vallette che, passando sotto il pendio (potenzialmente pericoloso) che scende dall'anticima, conducono alla spalla sotto quest'ultima. Da qui (non sono neanche le 10.00) vedo che il gruppetto di scialpinisti svizzero, partito poco dopo di me dal Prarayer, ha deciso di fermarsi al colle appena prima di raggiungermi. "Che fregatura!" penso. Temo per un attimo la fatica di dover tracciare la parte sommitale, ma, per fortuna, dei 10-20cm di fresca di cui parlava il bollettino, non sembra fino ad ora rimasto granchè e le ciaspole non stanno sprofondando neanche di 1cm.
Il problema è piuttosto l'orientamento (nonostante 3 diverse tracce gps scaricate dalla rete). So che si debbono compiere un paio di traversi ripidi verso sinistra, ma, poichè il manto di neve ricopre uniformemente ogni cosa, non ho idea di dove passare esattamente. La cima è ancora lontana circa 1km in linea d'aria. Da qui (poco sotto i 3100m) non si vede ancora ed anche la Punta Tzan (che potrebbe servire da orientamento) è nascosta alla vista.
Rispetto a poco fa lo scenario è cambiato e il paesaggio si è fatto molto più "aereo". Non so esattamente cosa aspettarmi.
Sono sopra una conchetta glaciale circondata ad anfiteatro dal pendio che scende dell'anticima, dalla cresta spartiacque e da un muretto di neve sopra il quale è immaginabile un pianoro sommitale. E' evidente che è là che devo arrivare, ma non so se si gira prima o dopo l'anticima (chissà poi perchè hanno nominato questa punta come anticima della Tsan data la sua lontananza dalla omonima Dome). Tenendo le ciaspole (la neve recente potrebbe nasconodere dei buchi) e seguendo il gps, scelgo dapprima di salire verso l'anticima, ma a metà pendio mi accorgo che sto sbagliando (chi ha postato quella la traccia - qui su gulliver alla pagina della Dome de Tsa - traversata Prarayer-Torgnon - ha terminato la gita sull'anticima!). Allora seleziono un'altra delle tracce precaricate, metto le ciaspole nello zaino e attraverso poco sotto la cresta fino a trovarmi sotto il muretto di neve. Mi do dell'imbecille perchè, se l'avessi capito prima avrei potuto arrivare qui tre quarti d'ora prima, con le ciaspole ai piedi e metà fatica. Il "muretto" che ho sopra sembra davvero ripido (ma con neve che sembra sicura) e non vi sono evidentemente alternative. A destra ci sono delle roccette ripide. A sinistra, prima di altre roccette, un pendio più facile che termina però con un'impennata di neve dall'apparenza sospetta (sembra una cornice o qualcosa che, dal colore "bagnato", potrebbe colare). Probabilmente, se non ci fosse la neve dell'ultima precipidazione, si potrebbe intuire proprio lì, vicino alle roccette che affiorano a sinistra (dove mi indica il gps), quel percorso esposto ma non difficile di cui parlano le relazioni. Ho già perso un'ora e non posso tentennare oltre. Mi armo di picozza e risalgo la paretina nel punto in cui è totalmente innevata da cima a fondo. La neve non è più gelata, ma è comunque molto dura, e per creare le tracce che mi serviranno a scendere senza paura faccio una fatica bestiale. La consistenza (nonostante siano ormai le 11 passate) è tale che anche la picozza va spinta a forza! Sono minuti di interminabile fatica per superare poche decine di metri di dislivello. Da metà in poi la pendenza si accentua ancora andando oltre i 45 gradi (forse in qualche passo è anche 50) e contemporaneamente aumenta anche la durezza della neve. Mi sposto leggermente a destra alla ricerca di maggiore "penetrabilità", passando accanto alle roccette. Per un attimo penso anche di rinunciare. Per fortuna almeno l'esposizione non è terribile (meglio non provare comunque a rotolare giù con le ciaspole attaccate allo zaino!) e mi faccio coraggio. Penso che la fatica di adesso sarà la comodità della discesa. Mi dico che se in pochi passi non spiana torno indietro. Proprio in quel momento la pendenza si abbatte e con un paio di rapidi passi aiutati dalla becca della picca sono fuori. Ora vedo di fronte a me Punta Tzan e, in discreta lontananza, la calotta sommitale della Dome. Sono sfinito. Penso fra me che se ci dovessero essere altre difficoltà sarei costretto a rinunciare. Per fortuna è quasi subito evidente che si possono rimettere le ciaspole. Ho la traccia giusta sul gps, ma non serve nemmeno. Sorprendentemente, il percorso da qui diventa improvvisamente dolce ed intuitivo. E' ormai mezzogiorno e la neve inizia a cedere. Proseguo lentissimo cercando di riprendere calma fisica e psicologica. Salita lenta ma tranquilla fino alla punta centrale (la Dome della Tzan ne ha tre poco lontane l'una dall'altra) contrassegnata da un paletto che vedo solo dopo un po' che sono in cima (è nascosto dalla neve). Sono le 13. Sto molto attento, nello scattare le foto di vetta, a non sporgermi troppo, dato che il versante sulla Valtournenche è veramente a picco. Cerco di mangiare, bere e riposare. Alle 14 inizio la discesa, preoccupato per il passaggio ripido, ma confortato dal pensiero che con la neve un po' meno dura e le tracce ben fatte non sarà cosa terribile. Arrivato al punto chiave, prima di impegnarlo controllo che lì vicino non ci sia eventualmente un passaggio più facile non visto in salita. Non è così. Avevo visto bene all'andata. Una specie di cornice "chiude" quello che presumo sia il passaggio "normale". Così scendo per la "mia" via, che in discesa mi impegna non più di 5 minuti. Ora mi sento davvero tranquillo. Serena e spedita discesa per il ghiacciaio e il canalino, dove giungo alle 16.00. Da qui due ore per attraversare l'infinito pianoro dove la neve ha mollato e 1h per scendere al rifugio (dove, per inciso, si viene trattati da principi). Doccia, cena, e ritorno all'auto.

L'oretta di portage dal rifugio (che si somma a quella del giorno prima per raggiungere il rifugio stesso) potrebbe a rigore togliere una stella, ma, a mio giudizio, l'ambiente grandioso, il panorama superlativo e, soprattutto, le condizioni ideali della neve (e siamo a fine maggio!) compensano ampiamente (soprattutto nel contesto di un anno non certo fra i più nevosi) il sacrificio (peraltro minore per noi ciaspolatori).

P.S.
Ho poi saputo dal gestore che il motivo addotto dagli svizzeri per la loro inopinata ritirata è stato proprio il pendio sotto l'anticima, a loro avviso troppo carico.
Da parte mia, vedendo che il pendio aveva già evidentemente scaricato il giorno prima, che di fresca fino a quel punto ce ne era davvero rimasta poca (aveva già evidentemente trasformato sabato), e che la notevole consisenza della neve in alto faceva temere più il pericolo di caduta che quello di valanga, c'è stata invece diversa valutazione.

Quota 2200: inizio della neve nel vallone di Valcournera

Canale di accesso al ghiacciaio in ottime condizioni

Il ghiacciaio di Chavacour. In fondo a destra, l'omonimo colle.

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Tutte le sue gite

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    Val di Roda (Cima di) via Langes (24/06/17)
    Bianco (Monte) Via Normale Italiana o Via Ratti dal Rifugio Gonella (18/06/17)
    Taou Blanc (Monte) da Thumel per il Vallone della Vaudaletta (10/06/17)
    Grande Aiguille Rousse dalla Diga del Serru per il Col d'Oin, discesa per il Passo della Vacca (07/06/17)
    Lucendro (Pizzo) dal Passo del San Gottardo, anello per il Passo della Valletta e Lago Lucendro (02/06/17)
    Olperer dalla Schmirntal per la Wildlahnertal, l'Olpererferner e la cresta N (27/05/17)
    Tsan o Cian (Dome de) dalla Diga di Place Moulin (21/05/17)
    Collerin (Monte) da Pian della Mussa per il Canale delle Capre (16/05/17)
    Serena (Col) da Mottes (20/11/16)
    Beccher (Cima) da Dondena (19/11/16)
    Belvair (Piz) da Madulain (12/11/16)
    Fana (Croce di) da Fonteil, anello (17/01/16)
    Corquet (Mont) da Les Druges (16/01/16)
    Ferret (Tete de) da La Fouly, anello per la Dotse e la Combe de Fond (01/01/16)
    Maderhorn e Wasmerlicke per il versante Nord (30/12/15)
    Wildstrubel (Mittlerer Gipfel) dal Gemmipass (28/12/15)
    Ecandies (Col des) per il vallone d'Arpette (27/12/15)
    Elwertätsch da Lauchneralp, anello (20/12/15)
    Dreizehntenhorn da Unterbach (19/12/15)
    Telliers (Mont) da Bourg Saint Bernard (13/12/15)
    Angroniettes (Aiguille des) e Pointe de Combette da la Fouly, anello (12/12/15)
    Stotzigen Firsten versante NE (06/12/15)
    Chli Bielenhorn da Realp (05/12/15)