AndreaBornese


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: altro
note su accesso stradale :: Dalla Borgata di Villanova
quota neve m :: 1200
Dopo una notte quasi insonne sono partito tardi. L'obiettivo era arrivare al rifugio Granero, la giornata è stata bellissima, purtroppo in questa conca fa buio presto, e arrivato alle Partia d'Amont sono dovuto tornare indietro.
Da solo, ma ho incontrato una coppia di milanesi molto simpatici, oltre ad un ragazzo di Pinerolo!

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: altro
note su accesso stradale :: Nei pressi di tornante sulla strada per Pian Neiretto.
quota neve m :: 1200
Ieri visto che la giornata marcava male abbiamo scelto questo itinerario non lontano da casa. La scelta è risultata azzeccata, c'è da dire che le ciaspole fino al rifugio non sono servite a nulla, anche se c'era gente che incomprensibilmente le indossava sulla neve ghiacciata, battuta e ri-battuta, vabè...saranno anche utili ma bisogna essere onesti, si cammina meglio senza. Al rifugio, che mi piace sempre tantissimo come struttura, piccola ma accogliente, breve pausa per un caffè e poi ci siamo incamminati per il colle della Roussa. Parecchie tracce lasciate da sci-alpinisti ci hanno aiutato ad individuare i passaggi migliori, e a parte un breve tratto dove anche con le racchette sprofondavi fino alla coscia, si camminava decisamente bene. Il tempo non ha accennato a migliorare neanche per un secondo quindi, giunti al colle della Roussa, abbiamo scelto di non salire alla Curbasiri-Bocciarda. C'era poca visibilità, e il tratto fino alla Curbasiri aveva poca neve e ventata. Per oggi andava bene così!
Con Roberto.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: umida
note su accesso stradale :: Superata Ghigo fermarsi al parcheggio di Giordano, dopo il ponte.
quota neve m :: 1900
Ho voluto "riprendere" questo giro che, incredibile a dirsi visto che la zona l'ho esplorata tutta, non avevo mai fatto. La Conca dei 13 Laghi l'ho sempre fatta in discesa, arrivando dal Passo Cialancia, e comunque mai con la neve. La strada è quella che volendo porta anche al Vallone della Miniera e al Colle Giulian, ma la si abbandona abbastanza infretta seguendo le indicazioni per i 13 Laghi. Le ciaspole sono state necessarie intorno ai 1900 ma solo per un breve tratto, poi le ho tolte e non le ho più rimesse fino a 2200. Molto ripido il sentiero che porta al lago Primo, ne ho viste poche mulattiere con quella pendenza, almeno si guadagna quota in fretta. Sbucato nella conca ho raggiunto il casermone del Lago La Draja, e da qui, scegliendomi la strada a vista, sono giunto al lago Ramella e poi ho imboccato il sentiero (ancora abbastanza individuabile) in mezza costa che porta al Passo Cialancia. Mi sono alleggerito dello zaino e ho iniziato a salire verso la cima, che sinceramente ho mancato per pochi metri, ma ero sfinito e la neve era sfondosa in maniera insopportabile. Per scendere avevo in mente di fare il giro dal Bric Rond, ma quando mi sono reso conto che la strada che porta al Bric Rond mi costringeva a risalire, ho abbandonato l'idea. Sbagliando, ho azzardato un taglio per raggiungere l'itinerario di salita e sono finito su una pietraia piuttosto scoscesa che con la neve mi ha creato non pochi problemi. In alcuni tratti si sprofondava fino all'inguine, e ho dovuto affrontare un paio di balzi talmente alti da dovermi levare lo zaino, buttarlo giù, e saltare a mia volta nella speranza di non finire sommerso dalla neve. CARICHERO' LA TRACCIA GPS VISTO CHE NON C'E', MA SCONSIGLIO DI SEGUIRLA NELLA PARTE DI DISCESA VISTO QUANTO SOPRA. Finito questo difficoltoso imprevisto con il gps sono andato a re-intercettare la traccia di salita. In brevissimo tempo, grazie alla forte pendenza, sono arrivato alla macchina.
Faticoso ma soddisfacente, le camminate in solitudine sono sempre utilissime e sono quelle che ti fanno fare VERA esperienza.


Punta Funset

La Conca dal Passo Cialancia.

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
neve (parte inferiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
note su accesso stradale :: Raggiungere la borgata Indritti e imboccare la carrabile per la cava.
quota neve m :: 1600
Uscita domenicale con bella giornata soleggiata ma molto ventosa, è stata una buona occasione per calpestare un po' di neve. Le ciaspole non sono praticamente servito fino al piccolo edificio dell'acquedotto, ma poi da lì in su sono state a tratti indispensabili. A mio avviso questo primo strato, seppur abbondante, deve assestarsi, ghiacciare e gli deve ri-nevicare sopra per avere le condizioni ideali. Già di prima mattina, anche con le ciaspole si sprofondava davvero troppo infatti i propositi di raggiungere la cima della rocca Bianca si sono infranti contro la fatica ed il forte vento contrario a meno di m 200 di dislivello dalla cima.
Con Salvatore. Visti tre galli forcelli, era la prima volta.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Arrivare a Pragelato, parcheggio sulla piazza del mercato.
Approfittato del giorno di festa per "recuperare una camminata che per un motivo o per l'altro non ero mai riuscito a portare a termine. Itinerario sempre con forte pendenza, un po' meno quando si giunge alle Bergerie Prà Damont, ma poi ricomincia a salire e diventa anche decisamente più gustoso come visuali, si entra nelle "ciapiere", dove abbiamo avvistato pernici bianche e camosci. Ad essere impegnativo da un punto di vista tecnico è solo l'ultimissimo tratto, dove i bastoncini diventano inutili e servono un po' le mani. Dalla cima una vista spettacolare sul Ciabertas, sui laghi dell'Albergian, Bric Rosso e Becco dell'Aquila, sulla Fea Nera, sul Ghinivert e sul Mezzodì, sul Ruetas e sulla Rognosa di Sestriere.
Finalmente mi son "tolto il dente". Con Fabio.

La cima dalle Bergerie Prà Damont.

Il tratto finale. Finalmente il sole.

Uno sguardo alle spalle.

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Ai sanatori di Pra Catinat proseguire fino al forte Serre Maria.
Giornata ventosa. Siamo partiti presto perchè avevamo in programma un pranzo al Lago delle Rane. Il posto non è dei più belli, lo abbiamo scelto per comodità. L'itinerario è impegnativo poichè la pendenza è costante, e ad essere sincero nell'ultimo tratto dal colle alla cima, la "E" va un po' stretta. Grossi incendi sia verso la Val di Susa, a Mompantero, sia verso la Val Chisone, a Bourcet. Candair a Ripetizione sulle nostre teste. Cosa interessante, invece, un mucchio di animali, mai visti prima così tanti tutti insieme. Camosci che eravamo ancora al Forte, una decina di Cinghiali, tutti in fila, in fuga a m. 2.500, e poi una dozzina fra Cervi, Cerve e Cerbiatti. Siamo saliti in cima con il bramito dei maschi in sottofondo.
Bella camminata "d'allenamento" con Fabio.

Françoise Pelouxe ed Orsiera con sullo sfondo il fumo proveniente dalla Val di Susa.

L'incendio verso Mompantero.

Sperone ante-cima.

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Giungere a Chianale e poi proseguire per qualche km fino ad uno sparuto gruppo di case nei pressi di un tornante in dire
Partito prestissimo da Orbassano, poco dopo le 5.30. Sono arrivato che praticamente albeggiava. Partito subito a camminare, freddo abbastanza pungente, in realtà ho superato tutte le Grange che si trovano nel vallone, e poi, invece che progredire sul GTA mi sono spostato a sinistra su una deviazione segnata da degli ometti che se non erro porta al Monte Ruine, ignorando però qualsiasi ulteriore deviazione verso sinistra e proseguendo in mezza costa, costeggiando (fin poi a ricongiungermi) il predetto GTA. In pratica mi sono "smazzato" una buona parte di dislivello in qualche minuto per poi camminare praticamente in piano fino al bivio per Colle di Soustra/Passo Losetta, girando a destra per il secondo. Qui per un breve tratto il pendio si fa più impegnativo, ma comunque privo di rischi, giunto al Passo Losetta ho voltato a sinistra per raggiungere la cima. Pranzato in cima vista la bella giornata. A scendere, ho semplicemente seguito il GTA, poco prima delle Grange Bernard mi sono addentrato nella coltre di fumo che attanagliava il fondo-valle a causa degli incendi che in quei giorni stavano bruciando nei pressi di Casteldelfino. Peccato essersi respirati un po' di "fuméria".
Camminata carina e in solitaria per festeggiare i miei 30'anni compiuti il giorno prima. Visto gruppo di stambecchi (tutti maschi), al sole, nei pressi del Passo di Soustra. Alla fine si può dire che il Losetta sia un grosso "collinone" che però arriva a più di 3.000, ma ti rendi conto di quanto sei alto solo quando giungi al Passo e vedi che il Monviso non è poi tanto più elevato.

Appena partito, uno sguardo indietro, fumo!

Vista sul Vallone di Soustra poco prima delle Grange Bernard, a sx il Ruine a dx il Losetta.

Passo di Soustra.

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Tramite comoda asfaltata raggiungere l'abitato di Eclause e superarlo seguendo le indicazioni per il rif. Levi-Molinari.
Arrivato nei pressi del Rifugio Levi-Molinari che il sole era ancora basso, larici e cembri di un giallo acceso e la luminosità crepuscolare creavano una cornice davvero fiabesca. Celermente raggiunta la Croce del Finanziere e superato il margine del bosco, guadagnando finalmente un pochino in più di visuale. Tramite pascoli sono infine giunto ai Laghi delle Monache (ahimè prosciugati) e dopo una breve pausa iniziata la salita sul pendio opposto, rispetto a quello di provenienza, del vallone. Qui si prende celermente quota e il sentiero man mano si dipana essendo molto "raccolto" in principio, fino a svilupparsi in mezza costa. Giunti su di un pianoro detritico di dimensioni contenute, la traccia è resa molto evidente da degli alti pali in legno. Si giunge così al bivacco Sigot e qui il paesaggio diventa davvero lunare. Il Lago Galambra è ridotto ad un a pozzanghera. All'andata non essendo molto pratico della zona non ho voluto effettuare il "taglio" suggerito qui, e ho proseguito per i passi del Fourneroux anche perchè fino a questi ultimi il sentiero stesso non è sempre evidentissimo e le tracce si sovrappongono, ma se non altro si può tenere come riferimento il casermone che sorge nei pressi del Passo Fourneroux meridionale. Sarà anche più lungo seguire questa strada, ma a livello di visuale non c'è paragone. Si prosegue sulla dorsale avendo sulla sinistra il vallone di Rochemolles e da qui su traccia sempre evidente si raggiunge la punta. Ridisceso per il tragitto di salita, eccezion fatta per il "taglio" evitato all'andata ma che a scendere torna molto utile. Le percorrenze previste dai cartelli sono corrette per il mio passo. 3.05 fino al bivacco Sigot, 0.55 fino alla cima.
Giornata calda, incontrate un paio di coppie sul percorso. Posto fantastico.

Rifugio Levi-Molinari col primo sole.

Monte Niblè.

Bivacco Sigot.

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Dalla SS25, fino all'inizio della breve sterrata fino alla Riposa
La giornata è iniziatacon un buon meteo, anche se con delle lievi velature che smorzavano un po' la luminosità. Ho fatto questa cima per la prima volta. La camminata è impegnativa, soprattutto il tratto dalla croce oltre il Ca' d'Asti in poi, tecnicamente interessante il tratto con le corde fisse. Per il mio metro di paragone davvero troppa gente (pensare che qualcuno mi ha detto che non era neanche così affollato ieri), però la quota che si raggiunge rende la meta irrinunciabile. Per usare le parole di un ragazzo che ho trovato scendendo "è una montagna sacra, ma i posti belli sono altri". In ogni caso saliti in tre ore, scesi in due, appena in tempo per non prendere nebbia.
Con Fabio.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Da Bardonecchia seguire per Grange de la Vallèe Etroite, fino al parcheggio prima della borgata.
Siamo partiti con ritardo da Rivalta, perchè qualcuno è rimasto addormentato, possibile?!?! Ad ogni modo, siamo arrivati su con cielo limpido ed un freddo pungente, sullo sfondo delle Grange si intravedeva la nostra meta imbiancata da una decina di centimetri di neve caduta la notte prima. Il gruppo era abbastanza folto e ciò non ci ha consentito di tenere il passo desiderato. In ogni caso visto che il posto era nuovo per noi, prendersela comoda è servito a guardarsi bene intorno e godersi lo spettacolo dei Serù che sono davvero suggestivi e strani rispetto ai "nostri" paesaggi. La camminata è piacevole, mai troppo impegnativa, anche se il dislivello e lo sviluppo orizzontale è notevole. Arrivati all'altezza del Lac Blanc il cielo era però notevolmente ingrigito. Al colle del Thabor iniziavano a svolazzare fiocchi di neve. Qui il gruppo si è diviso, i meno volenterosi si sono fermati, noi, quelli col passo più deciso abbiamo proseguito, anche perchè la perturbazione è andata via via peggiorando e c'era il rischio di non vedere più il sentiero. In ogni caso siamo giunti in cima con una visibilità praticamente annullata. Un bicchierino di Genepy, uno di Serpillo, foto di rito e poi siamo rapidamente ridiscesi. A 2.500-2.600 la neve era già pioggia. Giunti alla macchina a pomeriggio inoltrato. Abbiamo incontrato dei ragazzi africani che ci hanno chiesto un passaggio a Nevache. Certo! Poi?
Davvero uno dei posti più belli dove sono stato, mi hanno detto che è molto frequentato, di certo non da agosto in poi. Voglio ritornarci.



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