AndreaBornese


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Dalla SS25, fino all'inizio della breve sterrata fino alla Riposa
La giornata è iniziatacon un buon meteo, anche se con delle lievi velature che smorzavano un po' la luminosità. Ho fatto questa cima per la prima volta. La camminata è impegnativa, soprattutto il tratto dalla croce oltre il Ca' d'Asti in poi, tecnicamente interessante il tratto con le corde fisse. Per il mio metro di paragone davvero troppa gente (pensare che qualcuno mi ha detto che non era neanche così affollato ieri), però la quota che si raggiunge rende la meta irrinunciabile. Per usare le parole di un ragazzo che ho trovato scendendo "è una montagna sacra, ma i posti belli sono altri". In ogni caso saliti in tre ore, scesi in due, appena in tempo per non prendere nebbia.
Con Fabio.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Macchina lasciata nell'ampio parcheggio di Pattemouche, poi presa la navetta a Laval, 1,8 km per raggiungerla.
La giornata a livello di meteo è stata "illegale", bellissima, abbastanza limpida e fresca. Siamo partiti dal Rifugio Troncea grazie alla navetta che da qui a pochi giorni andrà in letargo. La camminata è decisamente interessante, dopo un primo tratto nel lariceto esce allo scoperto sviluppandosi ai piedi del Bric di Mezzodì e con di fronte il Bric Ghinivert, dopodichè si addentra nel vallone tra queste due cime e diventando un po' più scoscesa solo alla fine conduce fino al colle del Beth. Il primo dei laghi del Beth era praticamente in secca. Al bivacco, che ci si trova sulla destra scavallando il colle, abbiamo effettuato una breve sosta. Proseguendo sempre verso destra, il sentiero, sempre meno evidente anche se ben marcato da tacche bianco-rosse effettua una ampia manovra di aggiramento salendo in maniera decisa ma costante, fino a giungere ad uno splendido balcone rivolto verso la valle Germanasca, Pellice e Po, con in lontananza l'imponente Mon Viso. Nel dirupo sottostante abbiamo individuato un folto gruppo di stambecchi (in prevalenza maschi) intenti a scaldarsi al sole. Da quì il sentiero piega di 90° a sinistra e con una serie di "rampe" abbastanza esposte sbuca ai piedi della croce di vetta. Dalla cima, rivolgendoci verso il lato da cui si è giunti si può notare ovviamente il bivacco ed i laghi del Beth, vi è una perfetta vista sulle cime di destra del vallone di Massello (Truc Cialabrie, Bric Rosso, Becco dell'Aquila, Fea Nera ed Albergian). Nelle giornate più limpide come questa, bellissima vista sulla Barre d'Ecrins e sul massiccio del Monte Bianco che invece si intravede appena guardando in direzione N. Ridiscesi per l'itinerario di salita fino al Bivacco da lì ci siamo tenuti sul lato opposto del vallone per vedere quello che rimane delle miniere del Beth e poi da qui rapidamente siamo riscesi al Rifugio dove ci aspettava la navetta. 3,30 h a salire circa 2 a scendere pause incluse.
Con me, Fabio, Roberto e Silvia. Incontrato anche un signore che già conoscevo, Alberto, con la moglie che con una andatura decisamente sostenuta ci ha "trainato" a distanza fino al Bivacco.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Giunti a Giordano tenersi a sx al bivio per Ribba e da lì seguire la sterratta per Bout du Col
Partiti alle 6.30 da Rivalta, giornata complessivamente bella, senza le "solite" nebbie che ci perseguitano in Val Germanasca. Abbiamo iniziato a camminare poco dopo le 8.00. Il primo tratto nel bosco è abbastanza faticoso, non partire troppo spediti senò si va subito in affanno. Da qui si raggiunge un pianoro, poi un tratto quasi pianeggiante e poi altro pianoro. Da qui incomincia un tratto a zig-zag e man mano l'ambiente si fa più selvaggio e pietroso, anche se in questo periodo c'è una fioritura che in giro ha pochi eguali. Nel frattempo si è alzato un forte vento proveniente dalla Val Pellice, ancora più forte quando siamo giunti al Passo Frappier. Da lì abbiamo proseguito senza problemi fino alla caserma. L'ultimo tratto fino in cima è quello più impegnativo, anche perchè a questo punto le gambe erano pesantine, fortunatamente dalla caserma alla cima non ci sono più di 30 minuti. Siamo rimasti poco in vetta a causa anche del vento che era davvero fastidioso. Pranzato e ridiscesi dall'itinerario di salita.
Con me, Fabio e Francesco.



Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Giunti a Crissolo seguire le indicazioni per il Pian del Re fino al parcheggio. Impossibile sbagliarsi.
Le previsioni per ieri erano abbastanza incerte. Non a caso in diversi del gruppo solito hanno preferito dare forfait. Partenza alle 5.30 da Rivalta. Cielo ovunque grigio, in particolare verso la val SUsa. Ho pensato che forse il cambio di destinazione fatto all'ultimo secondo (dovevamo andare al Thabor) non fosse stata una cattiva idea. Siamo arrivati al parcheggio del Pian del Re alle 7.00. Siamo partiti in direzione Colle delle Traversette. Fortunatamente niente nebbia, ma dopo una ventina di minuti abbiamo già dovuto indossare le mantelline. Meteo a parte, c'è una fioritura pazzesca, tanto di quel serpillo da sentirne il profumo senza doversi chinare. Con la pioggia si sono fatte vive anche parecchie salamandre, forse una quindicina. La pioggia ci ha mollato quando, in pratica, si riusciva a scorgere la caserma delle Traversette. Arrivati alla caserma dopo una breve pausa abbiamo approcciato il Passo Luisas. Qui ci ha sorpreso un forte vento che però ha avuto l'effetto positivo di portarsi via quello strato grigio che ammorbava la giornata. In realtà non abbiamo raggiunto il colle, ma abbiamo deviato a destra prima per un pendio detritico un po' friabile ma alla portata di chiunque, credo. Siamo arrivati in punta poco prima delle 10.00. Grazie alla tregua del meteo abbiamo fatto un sacco di foto e abbiamo anche avvistato un' aquila. Discesa per itinerario di salita. Nebbia, tanta, e poi giunti al parcheggio pioggia, tanta pure quella. Bel giro.
Con me Roberto.



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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Giunti a Ghigo di Prali proseguire per qualche centinaia di metri fino a Giordano.
La giornata, nonostante le temperature torride in città è stata molto bella grazie anche ad una leggera ventilazione che facendo andare e venire le nuvole ha reso piacevoli i tratti "allo scoperto". La Val Germanasca è uno dei miei posti preferiti, ma se possibile questa camminata ha superato le mie aspettative! Bellissima vista sulla Gran Guglia, sul Queyron e giunti al Passo Brard anche sul Cornour. Partiti da Giordano, abbiamo inavvertitamente preso la deviazione a destra che tramite un piccolo ponticello conduce nel Vallone dell Miniera, invertendo il giro che qui viene proposto, l'itinerario è ricco di cascate, fontane e semplici rigagnoli, che caratterizzano la Val Germanasca e che più nello specifico rendono piacevole questa camminata. Si superano un paio di pianori davvero molto suggestivi, con sullo sfondo la Gran Guglia e la sua campana sempre ben visibili. L'unica difficoltà ce la siamo creata da soli perché sul fondo del Vallone della Miniera, un po' a causa dei nevai ancora presenti, un po' per disattenzione abbiamo perso il sentiero, tenendoci troppo a destra, quando invece dovevamo tenerci completamente a sinistra. Questo ci ha costretti a salire "dritti per dritti" dovendo attraversare e costeggiare 2-3 grossi nevai non simpaticissimi, ma senza correre realmente alcun rischio (talvolta camminando in mezzo ai rododendri anche se erano alti), finché, come la cartina ci aveva già fatto intuire, abbiamo incrociato il GTA che dai 13 Laghi porta al Lago Verde. Da lì senza alcuna difficoltà abbiamo raggiunto il colle Brard, dove abbiamo pranzato, siamo ridiscesi al Colle Giulian e da lì giù per il ripido sentiero che porta a ricollegarsi alla strada che parte da Giordano. Bellissima vista e grandi fioriture, un po' più arido sul lato verso la Val Pellice, prima del Passo Brard.
Con me, Marilena, Fabio, Salvatore, Bruna e Domenico.



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Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Giunti a Ghigo, attraversare il centro cittadino fino alla frazione Indiritti.
Siamo partiti da Indiritti con una giornata che sembrava essere splendida, come consuetudine, non saliamo dal sentiero che porta diretto al lago, bensì dopo i primi metri, ad un bivio, svoltiamo a sinistra per raggiungere la Rocca Bianca. Attenzione perchè nel primo tratto è molto facile perdere il sentiero, in quanto non ci sono tacche nè ometti, ma solo tracce lasciate dagli animali al pascolo che "illudono", in questo periodo erba e felci molto alte non aiutano. Utilizziamo il sentiero per la Rocca Bianca in quanto decisamente più dolce, mentre il "direttissimo" per il lago è più scosceso e difficoltoso, quindi meglio farlo a scendere. Appena in vista della vetta è sbucata la nebbia che da lì in poi non ci saremo più scrollati di dosso. Dopo una breve pausa alla croce siamo ridiscesi al bivio poco sotto la cima (abbiamo faticato a individuarlo, la nebbia era davvero fitta!), che consente di raggiungere il lago in 45 minuti senza in pratica affrontare alcun dislivello, salvo un breve passaggio giunti ai piedi del lago. Scesi, come detto sopra, dal sentiero che collega direttamente il lago all'abitato di Indiritti.
E' stato un discreto allenamento, ma viste le condizioni non abbiamo potuto apprezzare la bellezza dello scenario. Fortuna che ci eravamo già stati, altrimenti la delusione sarebbe stata peggiore.

Eccolaaaaa!


Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Dalla S.S. 25 raggiungere l'abitato di S. Antonio di Ramats. Lasciare l'auto alla chiesa o risalire la sterrata fin dove
Camminata interessante per la vista che si gode dalla Cima dei Quattro Denti, ma ad onor del vero (parere personale) ritengo l'itinerario opprimente finché si rimane sulla strada sterrata, quando si imbocca poi il sentiero da Rigaud ovviamente aumenta la pendenza e la difficoltà, ma rimanendo comunque sotto la fitta vegetazione le sensazioni non cambiano e sembra quasi, per quanta fatica si faccia, di non procedere mai. Quando finalmente si esce dalla boscaglia e si iniziano ad intravedere i Denti tutto cambia in meglio. Dopo un breve pranzo e tante fotografie, vista la giornata splendida che c'era, contrariamente alle previsioni, siamo ridiscesi, non per l'itinerario di salita, ma dal sentiero che conduce alla Cappella Bianca, salvo non arrivare a vederla, in quanto abbiamo abbandonato il sentiero al bivio che riporta sulla sterrata proveniente da Ramats. Poco prima di abbandonare il sentiero e riprendere la sterrata di cui sopra, abbiamo anche avvistato una cerva in mezzo alla vegetazione, ai piedi di una pietraia. Recuperata la macchina siamo rientrati a casa. Ricapitolando le percorrenze: partiti alle 9.30, arrivati in cima alle 12.20, ripartiti alle 14.30, giunti alla macchina intorno alle 16.40. Sconsigliabile fare il giro al contrario in quanto il sentiero che giunge in vetta dalla Cappella Bianca non è meno ripido di quello che giunge dalle Grange Rigaud ma è sicuramente meno evidente, più inerbito, coperto di foglie e costringe a passaggi elementari, ma non divertenti, su piccole pietraie.
Grazie come sempre a Fabio e alla mia compagna Marilena che ogni tanto si "sacrifica" a seguirmi in questa mia passione.



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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Lasciare la S.s. 23 del Sestriere a San Germano Chisone e salire fino a Pramollo, frazione Ruata.
Partiti alle 7.15 da Rivalta, abbiamo lasciato l'auto poco prima del tornante sotto il colle, nei pressi di una cascina con bei cavalli e mucche. Abbiamo imboccato il sentiero intorno alle 8.35. Il primo tratto è realmente elementare ma suggestivo poiché si ha visuale sia verso la Val Germanasca, a destra, sia verso la val Pellice a sinistra. Ad ogni modo la giornata variabile ed umida non ci ha consentito di godere di grandi panorami. Superato il primo tratto, che per altro si prolunga parecchio chilometricamente parlando incontriamo il primo tratto con buona ripidezza in mezzo ad una vegetazione bassa ed arbustiva. Il sentiero è comunque sempre ben marcato e molto evidente. Superato questo tratto ripido e a zig-zag si giunge su un "balcone" da cui si può godere di un'ottima visuale sulle punte Funset e Cialancia. Da qui, il sentiero passa in cresta e poco più avanti in mezza costa ai piedi dell'anti-cima. Raggiunto il punto di incontro con il sentiero proveniente da Lauson, giriamo a destra e in poche falcate raggiungiamo la vetta. Ridiscesi per l'itinerario di salita. Nell'ordine abbiamo beccato: sole, nebbia, sole, nebbione, pioggia, sole ed evitato per poco un temporale. In ogni caso bel giro da farsi in primavera inoltrata.
Grazie a Fabio, compagno inseparabile di uscite.