AndreaBornese


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: sentito assestamenti
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) umida
neve (parte inferiore gita) :: crosta non portante
quota neve m :: 1500
Anche se non segue nessun itinerario preciso, è molto facile orientarsi anche per chi ci viene la prima volta. Sono presenti parecchie tracce di salita. A parte brevi pianori, l'itinerario parte bello ripido già nel tratto in mezzo al bosco, si esce completamente dal bosco intorno ai 1.200, più o meno dove transita la mulattiera (non individuabile con neve) che collega la Rocca Bianca al Lago di Envie. Da qui per ampi pendii e alcuni tratti di traverso, senza particolari possibilità di errore si giunge alla cima, contraddistinta da un risalto roccioso. Ci sono un paio di altri risalti simili man mano che si sale, che possono ingannare chi non conoscesse il luogo. Consiglio: evitate di raggiungerli, risparmiandovi inutili sforzi. La cima che inizialmente sembra difficile da raggiungere con le ciaspole ai piedi, è in realtà comodamente aggirabile sulla sinistra senza cambio di attrezzi. Bella giornata almeno al mattino, qualche velatura al pomeriggio. Considerando pause e pausette siamo anche stati celeri a salire (poco meno di 3 ore e mezza).
Oggi con Fabio, Moreno e Arianna.


Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) umida
neve (parte inferiore gita) :: fresca (24-48 h) umida
quota neve m :: 1300
Prima volta che effettuo questa salita. Pare essere uno di quei pochi posti sicuri dopo 3-4 giorni di nevicate intense, infatti era davvero pieno di gente, prevalentemente sci-alpinisti. Inizialmente si imbocca una strada carrabile, che poi viene abbandonata per tagliare fuori alcuni tornanti e si sale per ampi pendii, talvolta anche abbastanza ripidi, finchè usciti dal bosco si iniziano ad intravedere, piegando a destra l'anticima e poi la cima stessa, che si raggiunge dopo un breve traverso in direzione Pintas e poi voltando a sinistra verso una croce che individua la vetta.


Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: crosta non portante
note su accesso stradale :: Salito dal piazzale di Ruà
quota neve m :: 1500
Era già qualche settimana che stavo pensando di fare questo giro. Ieri, viste le defezioni dei compagni abituali e le condizioni di innevamento e rischio valanghe che si preannunciavano ideali, sono partito presto da casa e alle 8.00 ero già sul posto. Non ero a conoscenza che ieri si tenessero delle gare d'auto su ghiaccio al piazzale di Pragelato, le reti a delimitazione della pista impedivano il raggiungimento del ponticello che conduce sull'altra sponda del Chisone. Riprendere la macchina e tornare indietro a Soucheres avrebbe comportato una perdita di tempo. Ho "circumnavigato" la pista, attraversato un deposito di mezzi edili e guadato il Chisone a piedi. Non simpatico come inizio. Sono andato a sincerarmi delle condizioni del ripido sentiero estivo, ma ho poi preferito evitarlo prendendo la strada che conduce in egual modo alle Bergerie Pradamon. Questa variante allunga il percorso, ma fa anche risparmiare energie, se si ha tempo la si può anche scegliere. Nessun tipo di problema a raggiungere le Bergerie, c'è una traccia iper-calpestata. Dalle bergerie in poi il manto innevato è praticamente vergine. Neanche una traccia di sci. Superata l'ultima fascia di bosco che divide dai ripidi pendii che conducono alla cima, ho proseguito cercando di tenermi verso destra rispetto alla vetta, in pratica puntando i Tre Truc, il sentiero estivo passa molto più a sinistra, ma ha pendenze decisamente superiori, mentre stando a destra si può sfruttare un terreno caratterizzato da dei "terrazzamenti" naturali che consentono, una volta presa la linea delle dorsali di essere salita in sicurezza e senza eccessivi sforzi. Sono arrivato all'incirca a quota 2.400, poi nonostante la neve fosse in buone condizioni, il meteo non avesse riservato sorprese e le gambe andassero che era una meraviglia, ho deciso di tornare indietro. Purtroppo i postumi della notte insonne mi hanno un po' condizionato a livello mental, e ho deciso di scendere. Per di più la solitudine quasi assoluta e l'ombra che caratterizza questo vallone non mi hanno dato una mano. Sinceramente è una camminata bella se si giunge in cima o almeno al colletto che precede la cresta che conduce in cima. Se la si fa con le ciaspole e la si abbandona a metà strada perde davvero di significato: non c'è alcuna visuale, è faticosa e buia per gran parte della giornata. Quindi se non avete nelle gambe o nella testa 1500 m di dislivello, non venite qui. Ci sono posti migliori in questa stagione. Personalmente sono dispiaciuto di non essere riuscito a completarla, le condizioni c'erano tutte.
Incontrati solo due scialpinisti e un paio di passeggiatori poco prima di arrivare alla macchina.


Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Strada per Pian Neiretto.
Lo inserisco come escursionismo in quanto a causa del vento e delle temperature basse degli ultimi giorni, per quanto abbiano lasciato un manto nevoso uniforme, lo hanno reso duro come il marmo e grazie ad un paio di buoni ramponi, ho potuto tenere le ciaspole attaccate allo zaino per tutto il giro, anche se i ramponi si sono resi necessari molto presto, forse già a 1.600 m. Il giro in realtà segue per buona parte l'itinerario estivo, tranne dopo il rifugio, dove sono salito ad intuito puntando verso il Robinet, che è la cima visibile più a destra (sinistra orografica). Nella parte bassa, quella nel bosco, l'insidia principale sono state alcune chiazze di neve ghiacciata rischiose per gli scivoloni anche al ritorno, nel primo pomeriggio. Da qui in poi le difficoltà sono praticamente nulle, le tacche sono ben visibili e un minimo di traccia si riesce sempre ad individuare, va solo fatta attenzione a non farsi ingannare dal calpestio di alcuni animali che a volte può fregare. Arrivato al rifugio Balma, breve pausa e poi sono ripartito in direzione Colle del Robinet, per raggiungere alcune prospicienze che mi consentissero di fotografare l'anfiteatro formato da Cima del Lago Sud, Punta Loson e Robinet. Da qui, cosa che d'estate tendenzialmente verrebbe complicato, sono ridisceso con qualche traverso sempre su neve dura, anche se con un piccolo strato che ormai cominciava a sciogliersi. Da qui proseguito "a vista" fino al rifugio e poi fino alla macchina per l'itinerario di salita.
Giornata spettacolare, neanche una nuvola in cielo. Inizialmente in solitudine, poi raggiunto da Ezio, di Coazze, che da buon "custode" del Rif. Balma, mi ha pure preparato una tazza di caffè nel locale invernale. Giornata piacevole!


Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: altro
note su accesso stradale :: Dalla Borgata di Villanova
quota neve m :: 1200
Dopo una notte quasi insonne sono partito tardi. L'obiettivo era arrivare al rifugio Granero, la giornata è stata bellissima, purtroppo in questa conca fa buio presto, e arrivato alle Partia d'Amont sono dovuto tornare indietro.
Da solo, ma ho incontrato una coppia di milanesi molto simpatici, oltre ad un ragazzo di Pinerolo!

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: altro
note su accesso stradale :: Nei pressi di tornante sulla strada per Pian Neiretto.
quota neve m :: 1200
Ieri visto che la giornata marcava male abbiamo scelto questo itinerario non lontano da casa. La scelta è risultata azzeccata, c'è da dire che le ciaspole fino al rifugio non sono servite a nulla, anche se c'era gente che incomprensibilmente le indossava sulla neve ghiacciata, battuta e ri-battuta, vabè...saranno anche utili ma bisogna essere onesti, si cammina meglio senza. Al rifugio, che mi piace sempre tantissimo come struttura, piccola ma accogliente, breve pausa per un caffè e poi ci siamo incamminati per il colle della Roussa. Parecchie tracce lasciate da sci-alpinisti ci hanno aiutato ad individuare i passaggi migliori, e a parte un breve tratto dove anche con le racchette sprofondavi fino alla coscia, si camminava decisamente bene. Il tempo non ha accennato a migliorare neanche per un secondo quindi, giunti al colle della Roussa, abbiamo scelto di non salire alla Curbasiri-Bocciarda. C'era poca visibilità, e il tratto fino alla Curbasiri aveva poca neve e ventata. Per oggi andava bene così!
Con Roberto.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: umida
note su accesso stradale :: Superata Ghigo fermarsi al parcheggio di Giordano, dopo il ponte.
quota neve m :: 1900
Ho voluto "riprendere" questo giro che, incredibile a dirsi visto che la zona l'ho esplorata tutta, non avevo mai fatto. La Conca dei 13 Laghi l'ho sempre fatta in discesa, arrivando dal Passo Cialancia, e comunque mai con la neve. La strada è quella che volendo porta anche al Vallone della Miniera e al Colle Giulian, ma la si abbandona abbastanza infretta seguendo le indicazioni per i 13 Laghi. Le ciaspole sono state necessarie intorno ai 1900 ma solo per un breve tratto, poi le ho tolte e non le ho più rimesse fino a 2200. Molto ripido il sentiero che porta al lago Primo, ne ho viste poche mulattiere con quella pendenza, almeno si guadagna quota in fretta. Sbucato nella conca ho raggiunto il casermone del Lago La Draja, e da qui, scegliendomi la strada a vista, sono giunto al lago Ramella e poi ho imboccato il sentiero (ancora abbastanza individuabile) in mezza costa che porta al Passo Cialancia. Mi sono alleggerito dello zaino e ho iniziato a salire verso la cima, che sinceramente ho mancato per pochi metri, ma ero sfinito e la neve era sfondosa in maniera insopportabile. Per scendere avevo in mente di fare il giro dal Bric Rond, ma quando mi sono reso conto che la strada che porta al Bric Rond mi costringeva a risalire, ho abbandonato l'idea. Sbagliando, ho azzardato un taglio per raggiungere l'itinerario di salita e sono finito su una pietraia piuttosto scoscesa che con la neve mi ha creato non pochi problemi. In alcuni tratti si sprofondava fino all'inguine, e ho dovuto affrontare un paio di balzi talmente alti da dovermi levare lo zaino, buttarlo giù, e saltare a mia volta nella speranza di non finire sommerso dalla neve. CARICHERO' LA TRACCIA GPS VISTO CHE NON C'E', MA SCONSIGLIO DI SEGUIRLA NELLA PARTE DI DISCESA VISTO QUANTO SOPRA. Finito questo difficoltoso imprevisto con il gps sono andato a re-intercettare la traccia di salita. In brevissimo tempo, grazie alla forte pendenza, sono arrivato alla macchina.
Faticoso ma soddisfacente, le camminate in solitudine sono sempre utilissime e sono quelle che ti fanno fare VERA esperienza.


Punta Funset

La Conca dal Passo Cialancia.

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
neve (parte inferiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
note su accesso stradale :: Raggiungere la borgata Indritti e imboccare la carrabile per la cava.
quota neve m :: 1600
Uscita domenicale con bella giornata soleggiata ma molto ventosa, è stata una buona occasione per calpestare un po' di neve. Le ciaspole non sono praticamente servito fino al piccolo edificio dell'acquedotto, ma poi da lì in su sono state a tratti indispensabili. A mio avviso questo primo strato, seppur abbondante, deve assestarsi, ghiacciare e gli deve ri-nevicare sopra per avere le condizioni ideali. Già di prima mattina, anche con le ciaspole si sprofondava davvero troppo infatti i propositi di raggiungere la cima della rocca Bianca si sono infranti contro la fatica ed il forte vento contrario a meno di m 200 di dislivello dalla cima.
Con Salvatore. Visti tre galli forcelli, era la prima volta.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Arrivare a Pragelato, parcheggio sulla piazza del mercato.
Approfittato del giorno di festa per "recuperare una camminata che per un motivo o per l'altro non ero mai riuscito a portare a termine. Itinerario sempre con forte pendenza, un po' meno quando si giunge alle Bergerie Prà Damont, ma poi ricomincia a salire e diventa anche decisamente più gustoso come visuali, si entra nelle "ciapiere", dove abbiamo avvistato pernici bianche e camosci. Ad essere impegnativo da un punto di vista tecnico è solo l'ultimissimo tratto, dove i bastoncini diventano inutili e servono un po' le mani. Dalla cima una vista spettacolare sul Ciabertas, sui laghi dell'Albergian, Bric Rosso e Becco dell'Aquila, sulla Fea Nera, sul Ghinivert e sul Mezzodì, sul Ruetas e sulla Rognosa di Sestriere.
Finalmente mi son "tolto il dente". Con Fabio.

La cima dalle Bergerie Prà Damont.

Il tratto finale. Finalmente il sole.

Uno sguardo alle spalle.

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Ai sanatori di Pra Catinat proseguire fino al forte Serre Maria.
Giornata ventosa. Siamo partiti presto perchè avevamo in programma un pranzo al Lago delle Rane. Il posto non è dei più belli, lo abbiamo scelto per comodità. L'itinerario è impegnativo poichè la pendenza è costante, e ad essere sincero nell'ultimo tratto dal colle alla cima, la "E" va un po' stretta. Grossi incendi sia verso la Val di Susa, a Mompantero, sia verso la Val Chisone, a Bourcet. Candair a Ripetizione sulle nostre teste. Cosa interessante, invece, un mucchio di animali, mai visti prima così tanti tutti insieme. Camosci che eravamo ancora al Forte, una decina di Cinghiali, tutti in fila, in fuga a m. 2.500, e poi una dozzina fra Cervi, Cerve e Cerbiatti. Siamo saliti in cima con il bramito dei maschi in sottofondo.
Bella camminata "d'allenamento" con Fabio.

Françoise Pelouxe ed Orsiera con sullo sfondo il fumo proveniente dalla Val di Susa.

L'incendio verso Mompantero.

Sperone ante-cima.

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